🎾🔥 “BASTA! QUELLO CHE JANNIK SINNER STA AFFRONTANDO È UNA VERGOGNA COMPLETAMENTE INACCETTABILE NEL TENNIS.”

Quelle parole, pronunciate con forza e indignazione da Adriano Panatta, hanno attraversato il mondo del tennis come un fulmine.
Non si è trattato di una semplice opinione, ma di una presa di posizione netta da parte di una delle più grandi leggende dello sport italiano, decisa a difendere Jannik Sinner da quella che molti considerano una campagna di critiche ingiuste, sproporzionate e, in alcuni casi, profondamente tossiche.
Negli ultimi mesi, Sinner non è stato soltanto sotto i riflettori per i suoi risultati straordinari in campo, ma anche per un’attenzione mediatica sempre più dura e spesso distorta. Ogni sua sconfitta viene ingigantita, ogni gesto analizzato al microscopio, ogni momento di difficoltà trasformato in un presunto segnale di fragilità.
Per Panatta, tutto questo ha superato il limite. Secondo lui, il problema non è tecnico né mentale, ma culturale: una certa parte del mondo del tennis sembra incapace di accettare un talento giovane, dominante e costante senza pretendere che si giustifichi, si ridimensioni o si scusi per il proprio successo.
Panatta ha ricordato di aver seguito Sinner fin dagli inizi, quando era ancora un ragazzo che lavorava lontano dai riflettori, costruendo giorno dopo giorno una carriera basata su disciplina, sacrificio e rispetto.
Ha parlato di un atleta che non ha mai cercato scorciatoie, che ha affrontato pressioni enormi con silenzio e dignità, e che non ha mai risposto alle provocazioni con arroganza.
In un’epoca in cui l’immagine spesso conta più del contenuto, Sinner rappresenta l’opposto: pochi proclami, tanto lavoro, e una crescita costante che lo ha portato ai vertici del tennis mondiale.
Il punto centrale della denuncia di Panatta riguarda una domanda tanto semplice quanto scomoda: da quando un giocatore deve chiedere perdono per essere forte? Perché un atleta giovane, sano e competitivo viene messo sotto accusa solo perché vince, perché gioca con intensità o perché non rientra in certi stereotipi? Secondo l’ex campione, il tennis moderno rischia di perdere il senso della meritocrazia, sostituendolo con narrazioni costruite per creare polemica, clic e divisioni.

La reazione di Jannik Sinner ha colpito profondamente tifosi e addetti ai lavori. A meno di venti minuti dalla pubblicazione della dichiarazione di Panatta, il numero uno italiano ha ricondiviso integralmente le sue parole, accompagnandole con un messaggio breve, sobrio e carico di gratitudine.
Nessuna polemica, nessun attacco diretto, solo riconoscenza e rispetto. Un gesto che ha confermato, ancora una volta, il profilo umano di un atleta che preferisce parlare con i fatti piuttosto che con le parole.
Sui social, la risposta è stata immediata.
Migliaia di tifosi, ex giocatori e commentatori hanno espresso solidarietà a Sinner, sottolineando come il giovane altoatesino sia diventato, suo malgrado, il simbolo di una battaglia più ampia: quella tra il talento autentico e un sistema mediatico che spesso vive di eccessi e giudizi affrettati.
Molti hanno evidenziato come la pressione esercitata sui giovani campioni oggi sia molto più intensa rispetto al passato, amplificata da social network, talk show e analisi continue.
Allo stesso tempo, la vicenda ha riacceso un dibattito profondo sul futuro del tennis.
Che tipo di campioni vogliamo? Atleti costruiti per piacere al pubblico o professionisti concentrati sul miglioramento continuo? La difesa di Panatta non è stata solo un atto di protezione verso Sinner, ma anche un richiamo alla responsabilità collettiva di chi racconta lo sport.
In mezzo al rumore, Jannik Sinner continua a fare ciò che ha sempre fatto: allenarsi, competere e migliorarsi. Senza alibi, senza proclami, senza scuse. Ed è forse proprio questo che dà fastidio a qualcuno.
Ma se c’è una lezione che emerge da questa storia, è chiara: il talento vero non ha bisogno di giustificazioni. E quando una leggenda come Adriano Panatta alza la voce per difenderlo, significa che il problema non è Jannik Sinner, ma tutto ciò che gli ruota attorno.