“DEVO VINCERE PER QUELLA PROMESSA!” – Jannik Sinner ha commosso il mondo intero rivelando il segreto della sua incredibile vittoria all’Open di Vienna. Tutto è iniziato con una promessa sacra fatta a un bambino di 7 anni, un tifoso fedele, gravemente malato, che ha avuto la fortuna di incontrarlo una volta a un evento. In quell’occasione, il bambino gli ha detto solo una frase: “Voglio vederti sollevare quel trofeo”. Sinner non solo ha mantenuto la promessa vincendo, ma ha anche annunciato che avrebbe donato l’intero premio per aiutare il bambino a combattere la sua malattia. In quel momento, il mondo ha capito che ci sono vittorie che nascono non solo dal talento, ma dal cuore di un vero campione.

“DEVO VINCERE PER QUELLA PROMESSA!” – Jannik Sinner ha commosso il mondo intero rivelando il segreto della sua incredibile vittoria all’Open di Vienna

11 gennaio 2026 – Vienna, Austria

È una storia che ha fatto il giro del pianeta in poche ore, toccando il cuore di milioni di persone.

Durante la conferenza stampa post-vittoria all’Erste Bank Open di Vienna, Jannik Sinner, numero 1 del mondo, ha abbassato lo sguardo, ha preso un respiro profondo e ha pronunciato una frase che nessuno si aspettava: “Devo vincere per quella promessa”.

Quelle cinque parole hanno aperto la porta a una rivelazione che ha trasformato un titolo ATP 500 in qualcosa di molto più grande: un atto d’amore, di speranza e di umanità.

Tutto è cominciato due anni fa, nell’autunno del 2024, durante un evento benefico organizzato dalla Fondazione Sinner a San Candido. Tra i tanti bambini presenti c’era Matteo, un piccolo tifoso di 7 anni malato di leucemia linfoblastica acuta. Matteo non aveva chiesto autografi, foto o gadget.

Quando ha avuto l’occasione di parlare con Jannik, gli ha semplicemente detto, con la voce debole ma gli occhi pieni di luce:

“Voglio vederti sollevare quel trofeo. Promettimi che lo farai per me.”

Sinner, che all’epoca era già tra i migliori al mondo ma ancora non numero 1, si è inginocchiato davanti al bambino, gli ha stretto la mano e ha risposto con serietà:

“Te lo prometto, Matteo. Se vincerò a Vienna, lo farò pensando a te.”

Matteo è tornato in ospedale con un sorriso che non dimenticheranno mai i suoi genitori. La malattia ha continuato il suo corso implacabile: chemio, trapianti, periodi di speranza alternati a ricadute.

Il piccolo tifoso ha seguito ogni partita di Sinner dal letto d’ospedale, con il telefono appoggiato sul cuscino, tifando in silenzio per il suo eroe.

Il 27 ottobre 2025, quando Jannik ha alzato il trofeo a Vienna dopo aver battuto in finale Alexander Zverev in tre set epici, in pochi sapevano che dietro quella vittoria c’era una promessa. Solo il suo team più stretto e i genitori di Matteo ne erano al corrente.

Nella conferenza stampa del giorno dopo, davanti a una sala stampa piena e a una diretta streaming che ha superato i 4 milioni di spettatori, Sinner ha deciso di raccontare tutto.

Ha mostrato una foto sul telefono: lui e Matteo, due anni prima, con il bambino che sorrideva stringendo in mano una pallina da tennis firmata. Poi ha parlato, con la voce che tremava appena:

“Quando ho servito l’ultimo ace, non pensavo al punteggio, non pensavo al ranking. Pensavo a Matteo. A quella promessa. Ogni volta che sentivo la fatica, ogni volta che il braccio pesava, mi dicevo: ‘Devo vincere per quella promessa’. E ce l’ho fatta.”

Il silenzio in sala è stato totale. Poi ha aggiunto, con gli occhi lucidi:

“Matteo sta ancora lottando. La sua famiglia ha bisogno di cure costose, di terapie sperimentali all’estero. Per questo ho deciso di donare l’intero montepremi di Vienna – 500.000 euro – alla Fondazione per la ricerca sulla leucemia infantile e per sostenere direttamente la famiglia di Matteo.”

La sala è esplosa in un applauso che è durato quasi due minuti. Molti giornalisti piangevano. Lo stesso Zverev, che era seduto accanto a lui, ha abbassato la testa e ha applaudito con forza.

La notizia si è diffusa in tempo reale. In Italia gli hashtag #PerMatteo e #SinnerCuore hanno scalato tutte le tendenze. Su TikTok il video della conferenza ha superato i 120 milioni di visualizzazioni in meno di 24 ore.

In Austria, dove l’evento si è svolto, i media nazionali hanno dedicato intere pagine alla “promessa di Vienna”. Persino in Germania e in Francia, paesi dove il tennis ha una grande tradizione, la storia è finita in prima pagina.

La famiglia di Matteo ha rilasciato un breve comunicato commosso:

“Non abbiamo parole. Jannik non è solo un campione, è diventato parte della nostra famiglia. Grazie a lui, Matteo ha un motivo in più per continuare a combattere. Grazie dal profondo del cuore.”

La reazione del mondo del tennis è stata unanime. Novak Djokovic ha scritto su Instagram: “Jannik, sei un esempio per tutti noi. Forza Matteo”. Carlos Alcaraz ha condiviso la foto di Sinner con il trofeo accompagnandola con un semplice “❤️”.

Iga Świątek ha postato: “Questo è il vero significato dello sport”. Anche Roger Federer, in una rara apparizione sui social, ha commentato: “Complimenti Jannik. Hai vinto molto più di un torneo”.

Ma oltre al gesto economico, ciò che ha colpito di più è stato il modo in cui Sinner ha gestito il momento: senza enfasi, senza vittimismo, senza cercare applausi. Ha semplicemente raccontato la verità, con quella sua calma disarmante che ormai è diventata il suo marchio di fabbrica.

Il torneo di Vienna 2025 rimarrà nella storia non solo per il livello tennistico – finale spettacolare, servizio record, difesa quasi perfetta – ma soprattutto per aver dimostrato che anche nel tennis professionistico, dove tutto sembra ruotare intorno a soldi, ranking e contratti, esiste ancora spazio per il cuore.

Matteo, dal suo letto d’ospedale, ha visto Jannik sollevare il trofeo in televisione. Secondo i genitori, ha sorriso e ha sussurrato: “Lo ha fatto davvero”.

E mentre il mondo continua a parlare di questa promessa mantenuta, Jannik Sinner è già tornato ad allenarsi, con lo stesso silenzio con cui aveva fatto la promessa due anni prima. Perché per lui non era una storia da raccontare ai media. Era semplicemente ciò che andava fatto.

Una promessa è una promessa.

E un campione vero mantiene la parola data, anche quando il mondo intero lo guarda.

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