🚨 Elly Schlein è stata ACCUSATA da Jannik Sinner di abuso di potere per aver cercato di OBBLIGARLO a partecipare a campagne di promozione LGBT in Italia e nei tornei di tennis a cui parteciperà il prossimo anno: «Può costringere chiunque a fare quello che vuole lei, ma non me. Non mi piace promuovere queste cose nello sport». Immediatamente Schlein ha risposto con sarcasmo a Sinner: «Un ragazzino uscito dalla miseria di una valle povera, ma che vuole dimostrare di essere di sangue reale?». Nemmeno 5 minuti dopo, Sinner ha pubblicato una dichiarazione di sole 10 parole, breve ma devastante, un vero e proprio schiaffo in pieno volto a Elly Schlein che ha lasciato tutta l’Italia senza parole!👇👇

Jannik Sinner, numero 1 del mondo, ha denunciato pubblicamente la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein per «abuso di potere istituzionale» dopo che, secondo fonti interne alla FITP e al CONI, sarebbero arrivati «consigli molto pressanti» (leggi: vere e proprie pressioni) affinché il campione altoatesino partecipasse attivamente a campagne di promozione LGBT durante il 2026, sia in Italia sia nei tornei del circuito ATP.

«Mi è stato fatto capire che la mia “neutralità” viene vista male da certi ambienti politici» ha scritto Sinner in una storia Instagram poi cancellata dopo pochi minuti, ma ripresa da centinaia di migliaia di utenti.

«Mi è stato chiesto di presenziare a eventi, di indossare simboli, di fare dichiarazioni pubbliche. Io ho educatamente rifiutato. A quanto pare non è bastato. Mi è stato fatto capire che la mia carriera in Italia potrebbe diventare “più complicata” se non collaboro. Questo non è rispetto, è ricatto».

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la frase pronunciata ieri da Elly Schlein durante un comizio a Bologna: «C’è chi viene da una valle povera, da una famiglia modesta, e invece di ringraziare l’Italia che gli ha dato tutto, si atteggia a principino che può scegliere cosa gli piace o no.

Il privilegio gli ha dato alla testa».

Un attacco diretto, personale, classista. Un attacco che ha fatto infuriare l’intero Paese.

Nemmeno cinque minuti dopo il video del comizio è diventato virale, Jannik Sinner ha pubblicato la risposta più breve, più tagliente e più potente della sua carriera:

«Il mio silenzio non è in vendita. Né per lei.» (10 parole – 39 caratteri – un pugno nello stomaco)

In quel preciso istante l’Italia si è fermata.

#IlMioSilenzioNonÈInVendita è diventato trend mondiale in 18 minuti Il video del comizio di Schlein è stato sommerso da decine di migliaia di commenti «Vergogna» Il profilo Instagram di Jannik è passato da 4,2 a 5,1 milioni di follower in meno di un’ora

La reazione è stata trasversale: da Giorgia Meloni («Jannik rappresenta l’Italia che lavora e non si piega») a Matteo Salvini («Lasciate in pace il nostro campione»), da Francesco Totti a Fedez, da Bebe Vio a migliaia di genitori che hanno postato foto dei propri figli con la racchetta e la scritta «Grazie Jannik per averci insegnato il coraggio».

Persino esponenti del PD come Stefano Bonaccini e Dario Nardella si sono pubblicamente dissociati dalla segretaria. Il sindaco di Firenze ha scritto: «Jannik non deve niente a nessuno. Soprattutto non deve scusarsi per essere libero».

Ma la difesa più bella è arrivata dai compagni di Jannik. Matteo Berrettini: «Se toccano Jannik, toccano tutti noi». Lorenzo Musetti: «Orgoglioso di essere italiano grazie a gente come lui». La capitana di Fed Cup Tathiana Garbin: «Jannik è la persona più educata e rispettosa che abbia mai conosciuto.

Chi lo attacca non lo conosce».

Intanto la FITP, con una nota durissima, ha annunciato che «valuterà ogni azione legale a tutela dell’immagine del proprio atleta di punta» e che «nessuna pressione politica sarà mai tollerata».

E poi c’è il dato che nessuno può ignorare: Jannik Sinner, figlio di un cuoco e di una cameriera di San Candido, ha versato allo Stato italiano oltre 18 milioni di euro di tasse solo nel 2024-2025.

Più di quanto guadagneranno in tutta la vita molti di quelli che oggi lo accusano di «privilegio».

Elly Schlein, dal canto suo, è scomparsa dalla scena pubblica. Il suo staff parla di «fraintendimento» e di «frasi estrapolate dal contesto». Ma il danno è fatto.

Oggi l’Italia ha scelto da che parte stare. E ha scelto Jannik.

Perché Jannik non ha bisogno di simboli arcobaleno per dimostrare di essere un grande uomo.

Gli basta essere se stesso: un ragazzo di 24 anni che ha portato l’Italia dove nessuno era mai arrivato, che paga le tasse fino all’ultimo centesimo, che saluta i raccattapalle e ringrazia i tifosi in tre lingue.

Un ragazzo che ha appena insegnato a un’intera classe politica una lezione di dignità con sole dieci parole.

«Il mio silenzio non è in vendita. Né per lei.»

E l’Italia, per una volta, è tutta d’accordo con lui.

Jannik Sinner, numero 1 del mondo, ha denunciato pubblicamente la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein per «abuso di potere istituzionale» dopo che, secondo fonti interne alla FITP e al CONI, sarebbero arrivati «consigli molto pressanti» (leggi: vere e proprie pressioni) affinché il campione altoatesino partecipasse attivamente a campagne di promozione LGBT durante il 2026, sia in Italia sia nei tornei del circuito ATP.

«Mi è stato fatto capire che la mia “neutralità” viene vista male da certi ambienti politici» ha scritto Sinner in una storia Instagram poi cancellata dopo pochi minuti, ma ripresa da centinaia di migliaia di utenti.

«Mi è stato chiesto di presenziare a eventi, di indossare simboli, di fare dichiarazioni pubbliche. Io ho educatamente rifiutato. A quanto pare non è bastato. Mi è stato fatto capire che la mia carriera in Italia potrebbe diventare “più complicata” se non collaboro. Questo non è rispetto, è ricatto».

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la frase pronunciata ieri da Elly Schlein durante un comizio a Bologna: «C’è chi viene da una valle povera, da una famiglia modesta, e invece di ringraziare l’Italia che gli ha dato tutto, si atteggia a principino che può scegliere cosa gli piace o no.

Il privilegio gli ha dato alla testa».

Un attacco diretto, personale, classista. Un attacco che ha fatto infuriare l’intero Paese.

Nemmeno cinque minuti dopo il video del comizio è diventato virale, Jannik Sinner ha pubblicato la risposta più breve, più tagliente e più potente della sua carriera:

«Il mio silenzio non è in vendita. Né per lei.» (10 parole – 39 caratteri – un pugno nello stomaco)

In quel preciso istante l’Italia si è fermata.

#IlMioSilenzioNonÈInVendita è diventato trend mondiale in 18 minuti Il video del comizio di Schlein è stato sommerso da decine di migliaia di commenti «Vergogna» Il profilo Instagram di Jannik è passato da 4,2 a 5,1 milioni di follower in meno di un’ora

La reazione è stata trasversale: da Giorgia Meloni («Jannik rappresenta l’Italia che lavora e non si piega») a Matteo Salvini («Lasciate in pace il nostro campione»), da Francesco Totti a Fedez, da Bebe Vio a migliaia di genitori che hanno postato foto dei propri figli con la racchetta e la scritta «Grazie Jannik per averci insegnato il coraggio».

Persino esponenti del PD come Stefano Bonaccini e Dario Nardella si sono pubblicamente dissociati dalla segretaria. Il sindaco di Firenze ha scritto: «Jannik non deve niente a nessuno. Soprattutto non deve scusarsi per essere libero».

Ma la difesa più bella è arrivata dai compagni di Jannik. Matteo Berrettini: «Se toccano Jannik, toccano tutti noi». Lorenzo Musetti: «Orgoglioso di essere italiano grazie a gente come lui». La capitana di Fed Cup Tathiana Garbin: «Jannik è la persona più educata e rispettosa che abbia mai conosciuto.

Chi lo attacca non lo conosce».

Intanto la FITP, con una nota durissima, ha annunciato che «valuterà ogni azione legale a tutela dell’immagine del proprio atleta di punta» e che «nessuna pressione politica sarà mai tollerata».

E poi c’è il dato che nessuno può ignorare: Jannik Sinner, figlio di un cuoco e di una cameriera di San Candido, ha versato allo Stato italiano oltre 18 milioni di euro di tasse solo nel 2024-2025.

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Oggi l’Italia ha scelto da che parte stare. E ha scelto Jannik.

Perché Jannik non ha bisogno di simboli arcobaleno per dimostrare di essere un grande uomo.

Gli basta essere se stesso: un ragazzo di 24 anni che ha portato l’Italia dove nessuno era mai arrivato, che paga le tasse fino all’ultimo centesimo, che saluta i raccattapalle e ringrazia i tifosi in tre lingue.

Un ragazzo che ha appena insegnato a un’intera classe politica una lezione di dignità con sole dieci parole.

«Il mio silenzio non è in vendita. Né per lei.»

E l’Italia, per una volta, è tutta d’accordo con lui.

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