Alla vigilia della partita di oggi, Lorenzo Musetti appare diverso, più concentrato e consapevole. Non è solo una questione di forma fisica o di fiducia, ma di atteggiamento mentale, costruito giorno dopo giorno lontano dai riflettori.
Durante una recente sessione di allenamento a porte chiuse, è emerso un dettaglio che racconta molto della fase che sta attraversando il tennista italiano, un dettaglio che il suo allenatore Simone Tartarini ha deciso di condividere.
Secondo Tartarini, non è stato lo staff a chiedere di alzare l’intensità del lavoro, ma lo stesso Musetti, che ha voluto affrontare situazioni di gioco volutamente sfavorevoli, come se ogni punto fosse una sfida da ricostruire.
La scelta non nasce da insicurezza, bensì da una lucida autocritica. La vittoria precedente, pur positiva nel risultato, aveva lasciato intravedere momenti di discontinuità che Musetti non ha voluto ignorare.
In allenamento, il giovane azzurro ha chiesto di partire spesso in svantaggio nel punteggio, di allenare la pazienza, la gestione della frustrazione e la capacità di rimanere lucido quando il piano iniziale non funziona.

Per Tartarini, questo approccio rappresenta un passaggio chiave nella maturazione di Musetti, un segnale che va oltre il semplice talento e tocca una dimensione più profonda del mestiere del tennista.
Non si tratta più solo di colpi spettacolari o di ispirazione improvvisa, ma della volontà di costruire punti, partite e tornei con una solidità che resista anche nei momenti più scomodi.
L’allenatore ha sottolineato come Musetti si sia allenato con la stessa serietà di chi deve reagire a una sconfitta, non con la leggerezza di chi arriva da una vittoria che potrebbe illudere.
Questa mentalità, secondo lo staff, è ciò che distingue i giocatori in crescita da quelli destinati a rimanere intrappolati nella propria incostanza, nonostante le qualità tecniche evidenti.
In campo, Musetti ha lavorato su schemi ripetitivi, scambi prolungati e scelte obbligate, rinunciando volutamente alla ricerca del colpo risolutivo immediato.
L’obiettivo non era brillare, ma soffrire, resistere, trovare soluzioni quando l’avversario prende il controllo del ritmo, una situazione che nel tennis moderno si presenta sempre più spesso.
Tartarini ha osservato con attenzione le reazioni del suo allievo, notando una maggiore calma nei momenti di errore e una capacità crescente di ripartire senza gesti di nervosismo.
Questo atteggiamento è stato considerato dallo staff come il vero successo della settimana, più significativo di qualsiasi risultato ottenuto in partita.

Musetti, dal canto suo, sembra aver interiorizzato l’idea che ogni vittoria incompleta nasconda lezioni preziose, e che ignorarle possa costare caro nei match successivi.
La preparazione per la partita di oggi, quindi, non è stata orientata a celebrare ciò che ha funzionato, ma a mettere sotto pressione ciò che ancora vacilla.
Allenarsi come se si fosse appena perso è diventato una sorta di mantra, un modo per mantenere alta la fame e impedire alla soddisfazione di trasformarsi in compiacimento.
Secondo Tartarini, questo tipo di mentalità non si insegna facilmente, ma nasce quando un giocatore inizia a guardarsi con onestà, senza cercare alibi o scorciatoie.
Il lavoro a porte chiuse ha permesso a Musetti di concentrarsi senza distrazioni, lontano da aspettative esterne e commenti, creando uno spazio di crescita autentica.
In quelle sessioni, ogni errore veniva analizzato non con rabbia, ma con curiosità, come un indizio utile per comprendere meglio i propri limiti attuali.
La partita di oggi rappresenta quindi non solo una nuova prova competitiva, ma anche un banco di verifica per questo approccio più rigoroso e maturo.
Lo staff è consapevole che i progressi non sono sempre immediatamente visibili nel punteggio, ma si riflettono nella qualità delle decisioni prese nei momenti chiave.
Per Musetti, affrontare situazioni sfavorevoli in allenamento significa ridurre l’impatto emotivo quando esse si presentano davvero in partita.
Questo tipo di preparazione rafforza la resilienza, una qualità indispensabile per competere ad alto livello in tornei sempre più lunghi ed esigenti.
Tartarini ha ribadito che ciò che lo rende più orgoglioso non è la vittoria recente, ma l’atteggiamento mostrato subito dopo, quando nessuno obbligava Musetti a spingersi oltre.

È in questi momenti, lontani dalle luci e dalle telecamere, che si costruisce la continuità, spesso più determinante del talento puro.
La scelta di non adagiarsi sul risultato positivo dimostra una crescente consapevolezza del proprio percorso e delle responsabilità che comporta.
La scelta di non adagiarsi sul risultato positivo dimostra una crescente consapevolezza del proprio percorso e delle responsabilità che comporta.
Musetti sembra aver compreso che ogni partita è un processo, non un evento isolato, e che la preparazione mentale conta quanto quella tecnica.
In vista dell’incontro odierno, questa disciplina aggiuntiva potrebbe fare la differenza nei passaggi più delicati del match.
Anche se il risultato resta imprevedibile, l’approccio con cui Musetti arriva in campo racconta una storia di maturazione silenziosa ma concreta.
Allenarsi come se si fosse appena perso, pur avendo vinto, è forse il segnale più chiaro che il giovane italiano sta imparando cosa significa davvero competere ai massimi livelli.