L’intero mondo del tennis è rimasto scioccato quando Claudia Bigo, madre di Matteo Berrettini, ha rivelato inaspettatamente le difficili circostanze del figlio

Il mondo del tennis non era preparato a un momento così intimo e doloroso. Quando Claudia Bigo, madre di Matteo Berrettini, ha parlato apertamente delle difficoltà vissute dal figlio dopo una stagione 2025 segnata da delusioni e dalla scelta sofferta di ritirarsi dagli Australian Open 2026, l’impatto emotivo è stato immediato e profondo. Le sue parole, pronunciate durante un’intervista sportiva, hanno superato i confini dell’analisi tecnica per entrare in una dimensione umana che ha toccato tifosi, addetti ai lavori e colleghi di tutto il mondo.

Claudia non è riuscita a trattenere le lacrime mentre raccontava il peso che Matteo sta portando sulle spalle. “Il mio Matteo… si sta distruggendo perché tutto il mondo lo prende in giro. Non ne posso più”, avrebbe detto con la voce spezzata. Non era uno sfogo studiato né una dichiarazione strategica, ma il grido di una madre che osserva il proprio figlio lottare contro aspettative enormi, infortuni ricorrenti e una pressione mediatica che non concede tregua. In pochi minuti, quelle parole sono rimbalzate ovunque, diventando il simbolo di una sofferenza che spesso resta nascosta dietro classifiche e risultati.

La stagione 2025 di Berrettini era stata vissuta come un banco di prova cruciale. Dopo anni di alti e bassi, tra exploit memorabili e stop forzati, le attese erano elevate. Ogni sconfitta è stata amplificata, ogni rinuncia interpretata come un segnale di declino. In questo contesto, la decisione di non presentarsi agli Australian Open 2026 ha assunto un significato che andava oltre il semplice calendario: per molti è sembrata una resa, per altri un atto di protezione. Per Matteo, secondo chi gli è vicino, è stata una scelta necessaria per salvaguardare non solo il corpo, ma anche la mente.
La reazione dei tifosi italiani non si è fatta attendere. A Melbourne, fuori dal Melbourne Park, gruppi di sostenitori hanno organizzato una protesta pacifica, esponendo striscioni con una scritta semplice ma potente: “Berrettini, ti aspettiamo!”. Non era una contestazione, ma un abbraccio collettivo a distanza, un messaggio per ricordargli che il suo valore non si misura solo con i trofei. Le immagini di quei cartelli hanno fatto il giro dei social, mostrando un volto del tifo fatto di empatia e lealtà.
Secondo testimoni, quando Matteo è venuto a conoscenza di quella manifestazione di affetto, l’emozione è stata travolgente. Berrettini sarebbe scoppiato a piangere, sopraffatto da un misto di gratitudine e dolore. Per un atleta abituato a mostrarsi forte, controllato, quasi imperturbabile in campo, quel momento di fragilità ha rappresentato una rottura. Non un segno di debolezza, ma di umanità. E ciò che è seguito ha lasciato il pubblico sorpreso.
Invece di rifugiarsi nel silenzio o limitarsi a un comunicato formale, Matteo avrebbe scelto un gesto inatteso: avvicinarsi idealmente ai suoi tifosi, ringraziandoli pubblicamente con parole semplici e sincere. Nessuna promessa di ritorni immediati o risultati garantiti, solo il riconoscimento di un legame che va oltre il ranking. In un ambiente spesso dominato da performance e numeri, quella reazione è apparsa come un atto di autenticità che ha cambiato la percezione del momento.
L’episodio ha riaperto un dibattito più ampio sulla pressione psicologica nello sport professionistico. Berrettini non è il primo, né sarà l’ultimo, a trovarsi schiacciato tra aspettative nazionali, sponsor, media e il proprio desiderio di tornare competitivo. Le parole di Claudia Bigo hanno reso visibile ciò che molti preferiscono ignorare: dietro ogni atleta c’è una famiglia che vive le vittorie con orgoglio e le sconfitte con dolore moltiplicato.
Nel frattempo, il futuro di Matteo resta avvolto da un’attesa carica di speranza. Nessuna data di rientro è stata fissata, nessuna promessa è stata fatta. Ma il messaggio arrivato dall’Italia fino all’Australia è chiaro: il pubblico non ha voltato le spalle al suo campione. Lo aspetta, senza condizioni, pronto ad accoglierlo quando sarà il momento giusto.
Questa storia, nata da lacrime e fragilità, ha ricordato al mondo del tennis che la forza non consiste solo nel resistere, ma anche nel sapersi fermare. E forse, proprio da questo momento di dolore condiviso, Matteo Berrettini potrà trovare lo spazio necessario per riscrivere il prossimo capitolo della sua carriera, non sotto il peso delle aspettative, ma sostenuto da un affetto che non chiede vittorie immediate, solo verità e rispetto.
Nel frattempo, il futuro di Matteo resta avvolto da un’attesa carica di speranza. Nessuna data di rientro è stata fissata, nessuna promessa è stata fatta. Ma il messaggio arrivato dall’Italia fino all’Australia è chiaro: il pubblico non ha voltato le spalle al suo campione. Lo aspetta, senza condizioni, pronto ad accoglierlo quando sarà il momento giusto.
Questa storia, nata da lacrime e fragilità, ha ricordato al mondo del tennis che la forza non consiste solo nel resistere, ma anche nel sapersi fermare. E forse, proprio da questo momento di dolore condiviso, Matteo Berrettini potrà trovare lo spazio necessario per riscrivere il prossimo capitolo della sua carriera, non sotto il peso delle aspettative, ma sostenuto da un affetto che non chiede vittorie immediate, solo verità e rispetto.