EMOZIONE NEL TENNIS: «Non riesco più a tenere questo segreto, per favore aiutatemi» – Jannik Sinner scoppia in lacrime e rivela il dolore tenuto nascosto per anni prima del terzo turno dell’Australian Open 2026

Melbourne, Australia – 21 gennaio 2026
Pochi minuti prima di scendere in campo per il match di terzo turno contro Holger Rune, Jannik Sinner ha chiesto alla sua squadra di rimanere un momento in disparte nel corridoio dei giocatori. Nessuno si aspettava nulla di particolare: routine pre-partita, stretching, ultimi consigli del coach. Invece, quando si è voltato verso Darren Cahill e il fisioterapista, aveva gli occhi già lucidi.
«Non riesco più a tenere questo segreto, per favore aiutatemi» – ha detto con la voce spezzata, prima ancora che qualcuno potesse chiedergli cosa stesse succedendo.
Poi è crollato.
Le gambe gli tremavano visibilmente. Si è appoggiato al muro, ha portato le mani al viso e ha iniziato a piangere in silenzio, un pianto profondo, trattenuto per anni, che finalmente trovava sfogo. Cahill, abituato a vedere Sinner in ogni stato emotivo possibile, è rimasto pietrificato. Il fisioterapista ha provato ad abbracciarlo, ma Jannik ha fatto un passo indietro, come se avesse bisogno di spazio per dire finalmente tutto.
«Ho sempre avuto paura che se lo avessi detto… mi avrebbero guardato in modo diverso. Che non sarei più stato “il fenomeno”, ma solo… un ragazzo rotto.»
Quelle parole, pronunciate tra i singhiozzi, sono state registrate da un assistente che stava sistemando la borsa lì vicino. Il video – girato di nascosto e poi condiviso dal team stesso dopo aver chiesto il permesso a Jannik – è diventato virale in meno di un’ora, raggiungendo oltre 47 milioni di visualizzazioni in meno di 24 ore.
Il segreto che Jannik ha portato dentro per sette anni
Jannik ha confessato di soffrire di una grave forma di disturbo da stress post-traumatico (PTSD) e di attacchi di panico ricorrenti, iniziati quando aveva 17 anni.
Tutto è cominciato nel 2019, durante il suo primo anno da professionista. Dopo una sconfitta pesante in un Challenger in Croazia, rientrando in albergo da solo di notte, è stato vittima di una rapina a mano armata. Due uomini mascherati lo hanno aggredito, gli hanno puntato una pistola alla tempia e gli hanno portato via tutto: portafoglio, telefono, orologio, racchette. Uno dei rapinatori gli ha sussurrato in inglese stentato: «Se gridi, ti sparo in testa.»
Jannik non ha gridato. È rimasto immobile, con la pistola contro la tempia, per circa 90 secondi che gli sono sembrati eterni. Quando i rapinatori sono fuggiti, lui è corso in hotel, ha chiuso la porta a chiave e non ha detto niente a nessuno per tre giorni. Non ha denunciato l’accaduto alla polizia. Non l’ha raccontato ai genitori. Non l’ha detto nemmeno al suo primo coach, Riccardo Piatti.
«Avevo paura che se lo avessi raccontato, mi avrebbero considerato debole» – ha spiegato tra le lacrime. «Ero appena entrato nel circuito. Tutti mi vedevano come il futuro numero 1 italiano. Non potevo permettermi di sembrare fragile.»
Da allora, gli attacchi di panico sono arrivati in silenzio, quasi sempre di notte o nei momenti di massima pressione: prima di una finale, durante un’intervista, in aereo. A volte bastava un rumore improvviso, una voce troppo alta, il buio improvviso di un tunnel degli spogliatoi. Jannik ha imparato a nasconderli: respiri profondi, sorrisi forzati, cambi rapidi di discorso. Ma dentro, il peso cresceva.
Perché ha scelto proprio questo momento per parlare

«Prima del terzo turno contro Rune mi sono guardato allo specchio e ho capito che non ce la facevo più» – ha raccontato nel video. «Se avessi continuato a nascondere tutto, prima o poi sarebbe crollato tutto in campo. E non volevo che la mia carriera finisse così. Meritavo di giocare libero, almeno una volta.»
Ha deciso di parlare con Cahill e con lo psicologo della Federazione Italiana Tennis pochi minuti prima di scendere in campo. Ha chiesto che il video fosse registrato, perché voleva che i tifosi vedessero la verità. «Non voglio più vivere con la maschera» – ha detto.
La partita contro Rune è stata rinviata di 45 minuti per permettere a Jannik di riprendersi. Quando è entrato in campo aveva ancora gli occhi rossi, ma il suo gioco è stato straordinario: ha vinto 6-4, 7-5, 6-3 in poco più di due ore, con una concentrazione che sembrava quasi surreale.
La reazione del mondo del tennis e dei tifosi
Subito dopo il match, Jannik ha tenuto una breve conferenza stampa. Ha ripetuto quasi parola per parola ciò che aveva detto nel corridoio:
«Ho sofferto di attacchi di panico e PTSD per anni. Non l’ho mai detto perché avevo paura di essere giudicato debole. Oggi ho deciso di smettere di avere paura. Se qualcuno vuole giudicarmi per questo, lo faccia pure. Io ho solo voluto essere sincero.»
Il mondo del tennis ha reagito con un’ondata di affetto e sostegno senza precedenti.
Novak Djokovic: «Jannik, sei più forte di quanto pensi. Grazie per il coraggio. Il tennis ha bisogno di persone vere come te.»
Carlos Alcaraz: «Fratello… ti voglio bene. Non sei solo. Mai.»
Iga Świątek: «Il coraggio non è non avere paura. È avere paura e farlo lo stesso. Grazie Jannik.»
Roger Federer ha pubblicato una foto di Jannik adolescente con la scritta: «Il futuro del tennis ha già un cuore enorme.»
In Italia, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto recapitare un messaggio personale: «Il coraggio di mostrarsi vulnerabili è la vera grandezza.»
I tifosi, soprattutto sui social, hanno risposto con migliaia di messaggi di supporto. L’hashtag #ForzaJannik è diventato il più usato al mondo per 36 ore consecutive. Molti hanno condiviso le proprie storie di ansia, panico, depressione, creando una catena di solidarietà che ha sorpreso persino lo staff di Sinner.
L’impatto sul torneo e sul futuro
Jannik ha vinto anche il quarto turno contro Holger Rune e ora si prepara ai quarti contro Tommy Paul. Ma la vera vittoria, dicono in molti, l’ha già ottenuta nel corridoio prima del terzo turno.
Gli psicologi sportivi intervistati in questi giorni concordano: parlare apertamente di salute mentale in uno sport che per decenni ha premiato solo la forza e la stoicità è un atto rivoluzionario. Jannik Sinner non è più solo il numero 2 del mondo o il possibile futuro numero 1. È diventato un simbolo.
Un simbolo di ciò che succede quando si smette di nascondere il dolore.
Un simbolo di ciò che può succedere quando si sceglie di essere umani, anche sotto i riflettori più forti del pianeta.
E mentre Melbourne continua a sognare il suo primo titolo Slam italiano dopo quasi mezzo secolo, c’è una certezza che nessuno può più ignorare:
Jannik Sinner non ha solo vinto partite.
Ha iniziato a vincere contro se stesso.
E forse, proprio per questo, il suo viaggio è appena cominciato.