«Se vogliono che Jannik Sinner vinca a ogni costo, allora dategli direttamente il trofeo dell’Australian Open e smettetela di farci giocare partite inutili.» Subito dopo la sua amara sconfitta contro Jannik Sinner, il tennista statunitense Ben Shelton non ha nascosto la propria rabbia nell’intervista post-partita. Shelton ha accusato apertamente la direzione arbitrale di aver mostrato segni di parzialità, sostenendo che una serie di decisioni controverse abbia chiaramente condizionato il ritmo dell’incontro e contribuito in modo decisivo alla sua sconfitta. Non solo.
Shelton ha anche rilasciato una dichiarazione scioccante, affermando che il presidente di Tennis Australia, Craig Tiley, potrebbe essere costretto a intervenire, arrivando persino ad annullare il risultato dell’incontro per garantire l’equità della competizione e valutare la possibilità di rigiocare la partita nella settimana successiva. Poco dopo, Craig Tiley è intervenuto ufficialmente con una dichiarazione che ha scosso l’intero mondo del tennis e portato la polemica a un livello ancora più esplosivo…

“Se vogliono che Jannik Sinner vinca a ogni costo”: le durissime accuse di Ben Shelton incendiano l’Australian Open 2026 e scuotono il tennis mondiale
L’Australian Open 2026, uno degli eventi sportivi più prestigiosi e seguiti al mondo, è improvvisamente finito al centro di una tempesta mediatica senza precedenti dopo le dichiarazioni esplosive rilasciate da Ben Shelton. Il giovane tennista statunitense, visibilmente provato e furioso, ha accusato apertamente l’arbitraggio e l’organizzazione del torneo di favoritismi nei confronti di Jannik Sinner, subito dopo la sua sconfitta contro il campione italiano.

Nel corso dell’intervista post-partita, Shelton non ha usato mezzi termini. “Se vogliono che Jannik Sinner vinca a qualsiasi costo, allora consegnategli direttamente il trofeo dell’Australian Open e smettetela di farci giocare partite inutili,” ha dichiarato con tono tagliente. Parole che, nel giro di pochi minuti, hanno fatto il giro del mondo, infiammando i social network e dividendo profondamente tifosi, ex giocatori e addetti ai lavori.
Secondo Shelton, la partita sarebbe stata pesantemente condizionata da una serie di decisioni arbitrali discutibili, sempre a favore di Sinner nei momenti chiave dell’incontro. Il tennista americano ha sottolineato come diversi punti cruciali siano stati assegnati all’italiano in situazioni “al limite”, creando una sensazione di frustrazione e impotenza. “Non sto dicendo che Sinner non meriti rispetto come giocatore,” ha precisato Shelton, “ma quando senti che ogni chiamata dubbia va sempre nella stessa direzione, è impossibile non pensare che qualcosa non funzioni.”
Le accuse non si sono fermate qui. Shelton ha fatto un passo ancora più audace, chiamando in causa direttamente Craig Tiley, presidente di Tennis Australia e figura chiave nell’organizzazione dell’Australian Open. Secondo il tennista americano, la pressione mediatica e le polemiche potrebbero costringere Tiley a prendere una decisione clamorosa: annullare il risultato della partita per garantire equità e trasparenza, arrivando persino a ipotizzare una ripetizione dell’incontro la settimana successiva. Un’ipotesi estrema, mai verificatasi nella storia recente dei tornei del Grande Slam.
Le reazioni del pubblico non si sono fatte attendere. Una parte dei tifosi ha criticato duramente Shelton, accusandolo di essere un “cattivo perdente” incapace di accettare una sconfitta contro un avversario più forte e più maturo. Altri, invece, hanno difeso il suo sfogo, sostenendo che il tennista americano abbia avuto il coraggio di dire ad alta voce ciò che molti pensano ma pochi osano esprimere, soprattutto quando si affrontano le stelle più protette del circuito.
Jannik Sinner, nel frattempo, ha scelto la via del silenzio. L’azzurro non ha rilasciato dichiarazioni immediate, limitandosi a proseguire il proprio programma di allenamenti in vista del turno successivo del torneo. Una scelta che ha contribuito ad aumentare ulteriormente la tensione, alimentando speculazioni e interpretazioni contrastanti. Alcuni osservatori ritengono che il silenzio di Sinner sia un segno di concentrazione e rispetto per il torneo, mentre altri lo interpretano come una strategia per evitare di gettare benzina sul fuoco.
Di fronte al crescente clamore mediatico, Craig Tiley è stato costretto a intervenire con una dichiarazione ufficiale. Il presidente di Tennis Australia ha ribadito che l’Australian Open si fonda su principi di correttezza, imparzialità e integrità sportiva, respingendo con fermezza qualsiasi accusa di favoritismo. Tiley ha affermato che non esiste alcuna prova di comportamenti scorretti da parte degli arbitri e che tutte le decisioni sono state prese nel rispetto delle regole. Allo stesso tempo, ha annunciato che le situazioni contestate verranno comunque analizzate per garantire la massima trasparenza e tutelare la fiducia di giocatori e tifosi.
Nonostante queste rassicurazioni, la polemica continua a infuriare. Programmi televisivi, podcast sportivi e giornali internazionali dedicano ampio spazio alle parole di Shelton, trasformando il suo sfogo in uno dei temi più discussi dell’intera stagione tennistica. Molti ex campioni hanno espresso opinioni contrastanti: c’è chi invita Shelton a maggiore autocontrollo e chi, invece, chiede riforme più profonde nel sistema arbitrale, soprattutto nei tornei più importanti.

L’Australian Open 2026 rischia così di essere ricordato non solo per il livello tecnico elevatissimo e per le prestazioni dei suoi protagonisti, ma anche per una delle controversie più accese degli ultimi anni. Il caso Shelton-Sinner ha riaperto un dibattito antico quanto lo sport stesso: fino a che punto il tennis moderno è davvero immune da pressioni, interessi e favoritismi?
Mentre il torneo prosegue e Jannik Sinner continua la sua corsa verso il titolo, l’ombra delle accuse di Ben Shelton rimane sospesa sull’evento. Indipendentemente da come si concluderà questa edizione dell’Australian Open, una cosa è certa: le parole del tennista americano hanno lasciato un segno profondo e hanno acceso una discussione destinata a durare ben oltre l’ultima palla giocata a Melbourne.