In una puntata recente del programma “Lo Stato delle Cose” condotto da Massimo Giletti su Rai3, lo studio televisivo si è trasformato in un’arena di scontro verbale acceso tra Matteo Renzi e Tommaso Cerno, con toni che hanno sfiorato il limite del caos e fatto parlare di rissa sfiorata.
Il titolo sensazionale che ha circolato sui social e su vari canali YouTube – “Cerno RIDICOLIZZA Renzi: ‘FALLA FINITA!’ RISSA Sfiorata e Caos Totale IN DIRETTA da Giletti!” – cattura l’essenza di un confronto che, partito da temi politici seri, è degenerato in un botta e risposta carico di sarcasmo, interruzioni e accuse reciproche.
La data dell’episodio, risalente al 13 ottobre 2025 ma rilanciata con enfasi virale nei primi mesi del 2026, ha dimostrato ancora una volta come i talk show italiani possano diventare palcoscenici di polarizzazione estrema, dove il dibattito si trasforma in spettacolo e lo scontro personale prevale sull’analisi.

Tommaso Cerno, giornalista di lungo corso, ex direttore del Messaggero Veneto e figura nota negli ambienti del centrosinistra moderato, ha ospitato spesso in trasmissioni come “Non è l’Arena” o altri format per commentare la politica italiana con un taglio critico verso le derive populiste e autoritarie. In questa occasione, però, il suo ruolo è stato quello di antagonista diretto di Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ex premier e senatore fiorentino che continua a posizionarsi come voce riformista e anti-Meloni.
Il tema centrale della puntata riguardava la politica estera, in particolare la situazione in Medio Oriente, la pace in Terrasanta e le implicazioni per l’Italia, ma anche la pressione fiscale interna, i risultati elettorali e le prospettive del governo Meloni. Giletti, come sempre abile nel tenere le redini di un dibattito acceso, ha tentato di moderare, ma le scintille sono volate quasi subito.
Renzi ha iniziato con il suo stile consueto: ironico, veloce, pronto a contrattaccare e a sottolineare i presunti fallimenti del centrosinistra storico. Ha difeso le sue scelte passate, ha attaccato la gestione della crisi mediorientale da parte dell’esecutivo attuale e ha insistito sulla necessità di una linea atlantista chiara, elogiando anche figure come Trump in certi contesti per la loro pragmaticità. Cerno, da parte sua, non ha risparmiato critiche.
Ha accusato Renzi di incoerenza, ricordando come il leader di Italia Viva avesse in passato flirtato con posizioni che oggi critica negli altri, e ha ironizzato sul suo ruolo di “terzo polo” che in realtà pesa poco nei numeri parlamentari. Il tono si è alzato quando Cerno ha definito alcune posizioni renziane come “farsa” o “ipocrisia”, arrivando a invitare l’ex premier a smetterla con certe narrazioni autocelebrative.

Il momento clou, quello che ha dato vita al titolo virale, è arrivato quando Cerno, visibilmente irritato dalle interruzioni e dalle repliche taglienti di Renzi, ha alzato la voce pronunciando un secco “Falla finita!”. L’espressione, pronunciata con veemenza e accompagnata da un gesto deciso, ha fatto sobbalzare lo studio. Renzi ha risposto con un sorriso sornione, ma il clima si è surriscaldato: interruzioni continue, toni alzati, Giletti che cercava di riportare l’ordine invitando entrambi a rispettare i tempi.
In quel frangente, il dibattito ha sfiorato il limite della rissa verbale, con i due ospiti che si parlavano addosso e il conduttore costretto a intervenire più volte per evitare che la situazione degenerasse del tutto. Gli spettatori a casa hanno percepito il caos: commenti sui social hanno parlato di “caos totale”, di “rissa sfiorata”, e clip del momento sono state condivise migliaia di volte, amplificate da canali come “Chiacchiere di Potere” che hanno titolato in modo sensazionalistico per attirare visualizzazioni.
Il perché di tanta tensione non è solo personale. Renzi e Cerno rappresentano due anime del riformismo italiano che si sono divise negli anni. Renzi, con la sua rottura dal PD nel 2019 e la fondazione di Italia Viva, ha sempre puntato su un liberalismo economico e una linea europeista atlantista, spesso accusato di essere troppo vicino al centrodestra su certi temi. Cerno, invece, pur non essendo un esponente Pd ortodosso, ha mantenuto una posizione più ancorata al centrosinistra tradizionale, critico verso le derive renziane e verso l’attuale maggioranza.
Il confronto su Rai3 ha messo a nudo queste fratture: da un lato l’accusa di opportunismo e personalismo, dall’altro la difesa di un pragmatismo che, secondo Renzi, manca alla sinistra. Giletti, abile nel cavalcare il conflitto per tenere alta l’audience, non ha spento le fiamme ma le ha alimentate con domande provocatorie.
La puntata ha avuto eco immediata. Renzi stesso, sul suo profilo X (ex Twitter), ha commentato definendo il dibattito “vivace e acceso”, sottolineando temi come la pace in Terrasanta e la necessità di incalzare Meloni sui problemi quotidiani piuttosto che sull’ideologia. Ha condiviso il link alla diretta, invitando a commentare. Molti follower hanno apprezzato il suo aplomb, mentre altri hanno criticato Cerno per eccessiva aggressività. Sui canali YouTube di approfondimento politico, il video integrale dello scontro ha superato rapidamente decine di migliaia di views, con titoli clickbait che parlavano di “Cerno che ridicolizza Renzi” o “Caos totale in studio”.
Alcuni osservatori hanno notato come, nonostante il tono acceso, non ci sia stata una vera e propria rissa fisica – come successo in altri talk show del passato – ma solo un confronto verbale al limite.
Questo episodio si inserisce in un contesto più ampio di polarizzazione mediatica italiana. I talk show come quello di Giletti, ma anche “Otto e Mezzo”, “Piazzapulita” o “Dritto e Rovescio”, vivono di scontri frontali: ospiti scelti per le loro posizioni opposte, moderatori che intervengono poco o in modo partigiano, audience che premia il conflitto. Nel caso di Renzi e Cerno, la dinamica è stata amplificata dal fatto che entrambi sono figure “di sistema” ma con visioni divergenti sul futuro del centrosinistra.
Renzi continua a presentarsi come l’unico in grado di battere le destre con riforme vere, mentre Cerno lo accusa di aver frammentato il campo progressista e di inseguire visibilità personale.
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Dal Pd sono arrivati commenti ironici sul “terzo polo” che litiga al suo interno, mentre da Italia Viva si è difeso Renzi come vittima di un’aggressione mediatica orchestrata. Giletti, in chiusura di puntata, ha cercato di ricucire, ma il danno d’immagine era fatto: lo studio era diventato simbolo del caos politico italiano, dove le idee contano meno delle battute al vetriolo. Nei giorni successivi, analisti e commentatori hanno discusso se tali format aiutino il dibattito pubblico o lo avvelenino ulteriormente.
Molti hanno rimpianto un giornalismo più sobrio, mentre altri hanno difeso la tv come specchio della realtà conflittuale del Paese.
Tommaso Cerno, con il suo “Falla finita!”, è diventato per un momento l’eroe di chi vede in Renzi un personaggio logorato e auto-referenziale. Matteo Renzi, dal canto suo, ha incassato il colpo con il suo solito sarcasmo, rilanciando sui social e dimostrando di non temere il confronto diretto. Il caos in diretta da Giletti, però, resta impresso: un monito su quanto la politica italiana sia ridotta a spettacolo, dove una frase secca può valere più di un’argomentazione articolata.
In un’epoca di crisi di fiducia nelle istituzioni, questi momenti rischiano di allontanare ulteriormente i cittadini dal dibattito serio, trasformando tutto in intrattenimento effimero. Eppure, proprio per questo, continueranno a fare audience: perché il pubblico, in fondo, ama il dramma.
(Parole: circa 1520)