💖 “Non scendo in campo solo per me stessa.” — Jasmine Paolini ha lasciato l’intera sala stampa in silenzio dopo la partita, quando ha annunciato una decisione che nessuno si aspettava. Ha parlato lentamente, abbastanza da far risuonare ogni parola nella stanza: “La pressione del tennis d’élite? Per me non è nulla in confronto a ciò che tante persone affrontano ogni giorno.” Per questo motivo, Paolini ha rivelato di aver preso una decisione profondamente personale — una scelta che ha lasciato i tifosi completamente senza parole.

La sala stampa era ancora piena di rumore e flash quando Jasmine Paolini si è seduta davanti ai microfoni. Aveva appena concluso una partita intensa, ma il suo sguardo non era quello di chi pensa solo al risultato. Ha inspirato profondamente, poi ha pronunciato una frase che ha fatto calare il silenzio: “Non scendo in campo solo per me stessa.” Nessuno si aspettava ciò che sarebbe venuto dopo.

Paolini ha parlato lentamente, scegliendo ogni parola con cura. “La pressione del tennis d’élite? Per me non è nulla in confronto a ciò che tante persone affrontano ogni giorno.” La voce era ferma, ma carica di emozione. Alcuni giornalisti hanno smesso di prendere appunti. Altri si sono guardati tra loro, intuendo che quella non sarebbe stata una conferenza stampa come le altre.

Poi è arrivato l’annuncio.

Jasmine ha rivelato di aver preso una decisione profondamente personale: destinare una parte significativa dei suoi premi stagionali a un progetto di sostegno per famiglie in difficoltà e giovani atleti senza risorse, con particolare attenzione alle bambine che sognano di giocare a tennis ma non possono permetterselo. “Voglio creare opportunità, non solo vittorie,” ha detto.

La stanza è rimasta muta per alcuni secondi.

Secondo una persona presente in prima fila, si poteva sentire persino il ronzio delle telecamere. Un giornalista veterano ha sussurrato: “Non è una mossa di immagine. Questo viene da lontano.” Ed è proprio così. Dietro quella scelta c’è una storia che Paolini ha sempre tenuto lontana dai riflettori.

Un’amica d’infanzia ha raccontato che Jasmine, da ragazza, viaggiava spesso per ore in treno per allenarsi. “Non avevamo grandi mezzi. A volte dividevamo una bottiglia d’acqua dopo l’allenamento,” ha ricordato. “Lei diceva sempre: se un giorno ce la farò, voglio aiutare chi parte da dove sono partita io.”

Quel giorno, evidentemente, è arrivato.

Il vero segreto è emerso solo più tardi, lontano dalle telecamere.

Una fonte vicina al team di Paolini ha rivelato che la tennista sta lavorando da mesi con una piccola fondazione italiana, in collaborazione con assistenti sociali e allenatori locali. L’obiettivo è creare borse sportive, fornire attrezzature gratuite e coprire i costi di viaggio per tornei giovanili. “Jasmine non voleva renderlo pubblico finché tutto non fosse stato pronto,” ha spiegato l’insider.

C’è di più.

Secondo la stessa fonte, Paolini ha anche visitato in forma privata diversi centri comunitari negli ultimi mesi, senza avvisare la stampa. In uno di questi incontri, avrebbe detto a un gruppo di ragazze: “Non importa da dove venite. Importa quanto credete in voi stesse.” Nessuna foto ufficiale. Nessun comunicato. Solo presenza reale.

Una volontaria presente quel giorno ha raccontato: “Era seduta sul pavimento con le bambine, ascoltava le loro storie. Non parlava come una star. Parlava come una sorella maggiore.”

In conferenza stampa, Jasmine ha aggiunto un dettaglio che ha colpito molti: “Quando entro in campo, penso anche a chi sta lavorando dodici ore al giorno, a chi cresce figli da solo, a chi lotta con problemi che non finiscono su Instagram. Il mio stress dura due ore. Il loro dura una vita.”

Quelle parole hanno fatto il giro del circuito.

Un membro dello staff di un’altra giocatrice ha confidato: “Ha messo tutti davanti a uno specchio. Ci lamentiamo per un tie-break perso, mentre fuori c’è gente che combatte battaglie vere.” Diversi colleghi hanno poi contattato privatamente Paolini per complimentarsi e offrirsi di collaborare ai suoi progetti futuri. Ma dietro questa forza c’è anche fragilità.

Una persona del suo entourage ha rivelato che Jasmine ha attraversato un periodo difficile lo scorso anno, segnato da dubbi e stanchezza mentale. “Si chiedeva se tutto questo avesse davvero senso. È lì che ha iniziato a pensare seriamente a come usare la sua piattaforma per qualcosa di più grande.” In quel periodo, Paolini avrebbe confidato a una persona molto vicina: “Se il tennis è solo ranking e trofei, non mi basta.”

Da quel momento, qualcosa è cambiato. Un preparatore atletico ha raccontato che Jasmine è diventata ancora più disciplinata, ma anche più serena. “È come se avesse trovato uno scopo più profondo. Quando perdi una partita ma sai che stai costruendo qualcosa fuori dal campo, il peso è diverso.”

Dopo l’annuncio, i social si sono riempiti di messaggi di sostegno. Molti tifosi hanno scritto che Paolini li ha ispirati più con quelle parole che con qualsiasi vittoria. Una madre ha commentato: “Mia figlia gioca a tennis. Oggi ha trovato un vero modello.” Anche alcune figure storiche del tennis italiano hanno reagito.

Un ex campione ha dichiarato in privato: “Questo è il tipo di leadership che non si insegna. Nasce dall’esperienza.” Un dirigente federale ha aggiunto: “Jasmine sta mostrando che si può essere competitivi e umani allo stesso tempo.”

Ma forse il momento più toccante è avvenuto lontano dalle luci. Secondo un membro del suo staff, quella sera Paolini ha chiamato sua madre. Non per parlare della partita, ma per dire: “Spero di renderti orgogliosa.” La risposta, racconta la fonte, è stata semplice: “Lo sono sempre stata.”

Oggi Jasmine Paolini continua ad allenarsi come sempre. Nessun cambiamento nel programma. Nessun atteggiamento da eroina. Ma chi la conosce bene dice che qualcosa dentro di lei si è allineato. Come ha riassunto un amico stretto: “Ora gioca per vincere, sì. Ma anche per dare senso a ogni colpo.”

E forse è proprio questo che ha lasciato la sala stampa senza parole. Non una decisione clamorosa. Non un gesto teatrale. Ma una scelta silenziosa, radicata nel passato, che guarda al futuro. Perché, come ha detto lei stessa prima di alzarsi dalla sedia: “Il tennis mi ha dato tanto. Ora è il mio turno di restituire.”

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