“È inutile in campo. Tutta l’Italia dovrebbe vergognarsi di avere una giocatrice come lei nella sua storia…” Emmanuel Macron ha inaspettatamente attaccato e insultato Jasmine Paolini poco prima dell’Open del Qatar del 2026, scatenando il caos nel backstage con fischi e applausi. È stata una rissa senza precedenti nella storia dello sport e della politica. Emmanuel non si è fermato qui: ha ulteriormente riscaldato l’atmosfera criticando e insultando il pubblico italiano, definendolo “gente ignorante” sotto il regime di Giorgia Meloni. Improvvisamente, una porta si è spalancata, sbattendo contro un tavolo. Paolini è entrata, ha afferrato il microfono e, senza esitazione, ha pronunciato una breve e tagliente replica che ha sbalordito l’intero mondo sportivo e politico, ribaltando la situazione e svelando uno spiacevole segreto che Emmanuel Macron voleva tenere nascosto. Emmanuel Macron ha poi tentato di scusarsi sarcasticamente, invocando la “pace”, ma la successiva reazione di Giorgia Meloni ha scatenato una tempesta sui social media: una potente dichiarazione di orgoglio. (VEDI L’ARTICOLO COMPLETO QUI 👇👇)

“È inutile in campo. Tutta l’Italia dovrebbe vergognarsi di avere una giocatrice come lei nella sua storia…”

Alla vigilia dell’Open del Qatar 2026, il backstage del torneo è stato teatro di una scena che, secondo numerosi presenti, non ha precedenti nel rapporto tra sport e politica. In un clima già teso per l’attenzione mediatica e diplomatica che circondava l’evento, alcune frasi attribuite a Emmanuel Macron avrebbero innescato una reazione a catena capace di travolgere giocatori, dirigenti e pubblico, trasformando un momento informale in un caso internazionale.

Secondo le ricostruzioni circolate nelle ore successive, il presidente francese, presente a Doha per impegni istituzionali, avrebbe espresso giudizi durissimi su Jasmine Paolini, definendola “inutile in campo” e arrivando a dire che l’Italia avrebbe dovuto “vergognarsi” di averla nella propria storia sportiva. Parole che, sebbene pronunciate lontano dai microfoni ufficiali, sarebbero state udite da più persone nell’area riservata agli addetti ai lavori, provocando immediatamente fischi, proteste e anche applausi di segno opposto.

La situazione sarebbe degenerata quando, sempre secondo i testimoni, Macron avrebbe allargato il suo sfogo al pubblico italiano, definendolo “gente ignorante” e collegando l’attacco a considerazioni politiche sul governo guidato da Giorgia Meloni. A quel punto il backstage si sarebbe trasformato in un’arena: dirigenti che cercavano di calmare gli animi, membri dello staff che chiedevano di spegnere le telecamere, e un brusio crescente che lasciava presagire qualcosa di più grande.

Il momento decisivo sarebbe arrivato improvvisamente. Una porta spalancata con forza, il rumore secco contro un tavolo, e Jasmine Paolini che entra nella sala. La tennista azzurra, visibilmente determinata, avrebbe afferrato un microfono rimasto acceso e, senza esitazioni, avrebbe pronunciato una replica brevissima ma tagliente. Poche parole, riferiscono i presenti, pronunciate con voce ferma, capaci di gelare l’ambiente e ribaltare completamente la narrazione.

Non tanto un insulto, quanto un richiamo diretto a un episodio imbarazzante del passato politico francese, un riferimento che Macron avrebbe sempre preferito evitare in contesti pubblici. Proprio questo dettaglio avrebbe trasformato la risposta di Paolini in qualcosa di più di una semplice difesa personale: una presa di posizione che metteva in discussione l’autorità morale dell’attacco subito. In sala sarebbe calato un silenzio improvviso, seguito da un applauso spontaneo partito da una parte del pubblico presente.

Colto di sorpresa, Macron avrebbe tentato di rientrare nei ranghi con una sorta di scusa dai toni ironici, invocando la “pace”, lo spirito olimpico e la necessità di non mescolare sport e politica. Un tentativo apparso a molti tardivo e poco convincente, soprattutto dopo la durezza delle parole iniziali. Ma la vicenda non si è chiusa lì.

A poche ore di distanza, la reazione di Giorgia Meloni ha incendiato i social media. Senza citare direttamente l’episodio, la presidente del Consiglio italiana ha pubblicato una dichiarazione dal forte tono simbolico, parlando di orgoglio nazionale, di rispetto per gli atleti che rappresentano il Paese e di dignità che non può essere messa in discussione da nessuno, “a prescindere dal ruolo o dal potere che ricopre”. Il messaggio è stato interpretato come un sostegno esplicito a Paolini e una risposta indiretta alle parole attribuite al leader francese.

Nel giro di poche ore, l’hashtag con il nome della tennista è diventato virale. Migliaia di messaggi di supporto da parte di tifosi, ex giocatori e personaggi pubblici hanno invaso le piattaforme digitali, trasformando Jasmine Paolini in un simbolo di riscatto e fermezza. Anche all’estero, molti commentatori hanno sottolineato come la vicenda dimostri quanto sottile sia il confine tra opinione personale, ruolo istituzionale e rispetto dovuto agli atleti.

Va precisato che, in assenza di dichiarazioni ufficiali e di registrazioni complete, l’episodio resta oggetto di versioni contrastanti. L’Eliseo ha parlato genericamente di “malinteso” e di “ricostruzioni esagerate”, senza entrare nel merito delle frasi riportate. Tuttavia, l’impatto mediatico è stato tale da rendere secondaria la distinzione tra retroscena e dichiarazione formale.

Quello che resta, al di là delle polemiche, è l’immagine di una sportiva che non ha abbassato la testa e di un evento sportivo trasformato, per una sera, in un palcoscenico politico globale. In un mondo in cui le parole viaggiano più veloci dei fatti, la replica di Jasmine Paolini – vera o ricostruita che sia – ha colpito l’immaginario collettivo, ricordando che anche nello sport la dignità può diventare una linea invalicabile.

Va precisato che, in assenza di dichiarazioni ufficiali e di registrazioni complete, l’episodio resta oggetto di versioni contrastanti. L’Eliseo ha parlato genericamente di “malinteso” e di “ricostruzioni esagerate”, senza entrare nel merito delle frasi riportate. Tuttavia, l’impatto mediatico è stato tale da rendere secondaria la distinzione tra retroscena e dichiarazione formale.

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