Signore e signori, mettetevi comodi.
Mettetevi molto comodi, perché quello a cui stiamo assistendo non è un dibattito istituzionale noioso da prima serata. Non è la solita tiritera parlamentare.
È l’ultimo atto, brutale e definitivo, di una farsa teatrale che dura da trent’anni.
Ma con una differenza fondamentale, una differenza che vi farà accapponare la pelle: stavolta il suggeritore, quello che stava nascosto nella buca, ha deciso di dare fuoco al copione.
Guardatelo bene.
Guardatelo quell’ermellino.
Quella pelliccia bianca e immacolata che i magistrati portano sulle spalle con la stessa naturalezza arrogante con cui un Re Sole porta la corona.
È un oggetto quasi ridicolo, se ci pensate bene con gli occhi del 2024. Un residuo barocco di un mondo che non esiste più.
Eppure oggi, sotto le luci fredde dell’Aula Magna, brilla di una luce sinistra.
È il simbolo di una Casta che si crede intoccabile, divina, ma che improvvisamente si accorge – con un brivido lungo la schiena – che il pavimento di marmo sotto i piedi è diventato una lastra di ghiaccio sottile.
E sotto scorre un fiume in piena.

Carlo Nordio, il nostro Guardasigilli, è entrato in quel tempio sacro non come un ministro in visita di cortesia.
È entrato come un esperto di demolizioni controllate.
Ha guardato negli occhi i Sacerdoti della Legge, quelli che non abbassano mai lo sguardo, e ha fatto capire loro, senza urlare, che la messa è finita.
Sentite questo silenzio?
Non è rispetto. Non è attenzione.
È il rumore del Panico.
È il rumore sordo della paura che sale dai corridoi bui del potere giudiziario e si arrampica verso i soffitti affrescati della Cassazione, cercando una via di fuga che non c’è.
Mentre a sinistra, nei salotti buoni, si contano i capelli persi per lo stress e si cerca disperatamente un modo, un cavillo, un trucco per fermare l’inevitabile…
A destra Nordio gioca una partita a scacchi glaciale.
Il conflitto non è tra Politica e Magistratura. Quella è la versione edulcorata per i telegiornali delle 20.
Il vero scontro è tra la Realtà e l’Illusione di Onnipotenza.
Pasquale D’Ascola e Pietro Gaeta, i vertici togati, hanno provato a recitare la solita parte.
Quella dei difensori della Costituzione, dei guardiani del tempio.
Ma le loro parole suonavano vuote, metalliche. Come il lamento di un’aristocrazia decaduta che vede la ghigliottina montata in piazza e sente l’odore della folla.
Hanno parlato di “Indipendenza”.
Ma quello che intendevano, quello che tutti in quella sala hanno capito, era “Impunità”.
Nordio li ha lasciati sfogare. Li ha ascoltati con pazienza monastica.
Li ha guardati con quel mezzo sorriso di chi sa già come andrà a finire il film, perché ha scritto lui la sceneggiatura.
E poi ha sganciato la bomba.
Ha usato una parola che in quel contesto vale come una bestemmia in chiesa: “BLASFEMO”.
In un colpo solo ha trasformato una riforma tecnica in un esorcismo politico.
Ha tolto loro l’unica arma che avevano rimasto: la Superiorità Morale.
O forse no. Forse ha semplicemente deciso che era ora di smettere di essere educati con chi usa i tribunali come fossero circoli privati per regolare conti politici.
Ma a pensarci bene non è così semplice. La politica è un’arte sporca, e Nordio la sta pulendo con l’acido muriatico.
D’Ascola sembrava quasi rimpicciolito dietro quel leggio di legno pregiato.
Avete presente quella sensazione fisica, quel vuoto allo stomaco, quando vi rendete conto di aver lasciato le chiavi dentro casa e la porta blindata si è già chiusa alle vostre spalle?
Ecco.
Quella era l’espressione dei vertici della Cassazione. Un misto di incredulità infantile e terrore fisico.
Mi ricordo che una volta, sarà stato il ’92 o il ’93, c’era questo sole strano su Roma. Un caldo innaturale che non c’entrava niente con la stagione. Proprio come questo clima politico surreale.
Ero vicino a Piazza Cavour, sotto il “Palazzaccio”, e vidi una vecchia Lancia Thema blu sfrecciare verso l’ingresso riservato.
Pensai: “Chissà cosa nascondono quegli uomini lì dentro”.
Oggi, lo sappiamo.
Nascondevano la paura che un giorno, prima o poi, qualcuno avrebbe bussato alla porta per chiedere il conto.
Tra l’altro, avete notato? Le Lancia blu di oggi non hanno più quel fascino autoritario e sinistro. Sembrano tutte giocattoli di plastica. Un po’ come certi magistrati moderni, se mi passate la battuta cattiva.
Ma parliamo di cose serie. Parliamo di quello che conta davvero.
Il Potere Reale. E i Soldi.
In termini tecnici, qui stiamo parlando della separazione delle carriere.
Per chi non mastica il gergo da azzeccagarbugli, la traduzione è brutale ma semplice.
È come quando andate al ristorante con un amico.
Lui mangia l’aragosta e beve champagne. Voi prendete un’insalata e acqua del rubinetto.
Alla fine, però, lui chiede di “dividere il conto alla romana”.
Fino ad oggi, in Italia, chi accusava (il PM) e chi giudicava (il Giudice) sedevano allo stesso tavolo. Mangiavano la stessa aragosta. Bevevano lo stesso vino.
E poi facevano pagare il conto a te, cittadino imputato.
Questa è la realtà.
Nordio vuole che chi accusa stia da una parte. E chi giudica stia dall’altra. Lontani.
Una cosa talmente logica che per le toghe è diventata un’eresia imperdonabile.
Ma qui non si parla di filosofia del diritto.
Si parla di un assetto di potere che controlla un bilancio mostruoso.
Quando muovi così tanti soldi e così tante vite, la “logica ermeneutica” – che è solo un modo elegante per dire “faccio quello che mi pare con la legge” – diventa uno strumento di controllo sociale.
La magistratura non vuole perdere il controllo sul portafoglio degli italiani e sul destino delle aziende.
E Nordio questo lo sa bene.
È un giocatore di scacchi che vede dieci mosse avanti, mentre i suoi avversari stanno ancora cercando di capire come si muove il cavallo sulla scacchiera.
La tensione nell’aria era così densa che si poteva quasi toccare. Un’elettricità statica che faceva rizzare i peli sulle braccia dei commessi in alta uniforme.
Mentre i flash dei fotografi scattavano a ripetizione come mitragliatrici in un film di guerra.
Eppure, in quell’istante preciso, tra un discorso retorico sulla democrazia e un richiamo ipocrita alla pacatezza…
Si è capito che il patto era rotto.
Che il “Salotto Buono” non avrebbe più protetto nessuno.
Perché quando il popolo viene chiamato a decidere con un Referendum, i burocrati tremano sempre. Sempre. Senza eccezione alcuna.
Ah, e il motivo è più semplice di quanto vogliano farci credere.
E poi c’è lui. Sergio Mattarella. Il Presidente.
L’uomo che vede tutto e non dice nulla. La Sfinge.

La sua psicologia è quella di un arbitro che sa perfettamente che la partita è truccata, ma deve far finta che tutto scorra regolarmente per non far invadere il campo dagli ultras.
È rimasto immobile. Di marmo.
Molti pensano che il suo silenzio sia un avallo a Nordio. Altri dicono che sia l’ultima trincea disperata per le toghe.
La verità?
La verità è che Mattarella sa che se interviene ora, rischia di finire travolto dalle macerie del crollo.
È una strategia di sopravvivenza istituzionale glaciale.
Ha lasciato che Nordio facesse il lavoro sporco. Che usasse parole come “blasfemo” per testare la reazione della piazza.
Se la piazza tiene, il Colle resterà in silenzio.
Se la piazza esplode, sarà il primo a chiedere moderazione.
È il cinismo machiavellico elevato a forma d’arte suprema.
Mentre i magistrati cercavano disperatamente un cenno, un occhiolino, un sostegno dal loro Presidente… hanno trovato solo uno sguardo rivolto al soffitto, come a contare le crepe negli stucchi dorati che stanno per cedere.
L’odore in quell’aula è particolare.
È un misto di cera per pavimenti, profumo costoso e quel sentore metallico, ferroso, che hanno le stanze dove si prendono decisioni che rovinano la vita delle persone.
Ogni volta che un magistrato si muoveva, l’ermellino sulla sua spalla sembrava sussurrare: “Siamo noi i padroni”.
Ma Nordio ha portato un odore diverso.
L’odore del tabacco vecchio. Della carta bollata usata contro chi l’ha inventata.
È l’odore della vendetta.
Che va servita fredda, anzi gelida. Proprio come il marmo della Cassazione.
Avete mai provato a toccare quel marmo d’inverno? È talmente freddo che ti brucia la pelle.
Proprio come le parole del Ministro hanno bruciato l’orgoglio di Cesare Parodi e della sua ANM.
Diciamocelo chiaramente: ho esagerato prima a parlare di 8 miliardi.
Forse sono di più.
Molti di più, se contiamo l’indotto. Le consulenze d’oro. Le perizie infinite che servono solo a gonfiare le parcelle degli amici degli amici.
Loro parlano di “Valori Costituzionali”.
Ma qui si parla di SOLDI. Soldi veri.
Il bilancio della Giustizia è un buco nero dove spariscono risorse che potrebbero servire a tagliare le tasse o a sistemare gli ospedali che cadono a pezzi.
Ma no. Dobbiamo finanziare un sistema dove un magistrato può sbagliare, distruggere un’azienda sana, e poi essere promosso perché “indipendente”.
È un lusso che l’Italia non può più permettersi.
E Nordio, con la precisione di un chirurgo che opera a cuore aperto, sta andando a tagliare proprio lì.
Dove il nervo del Denaro incontra quello del Privilegio.
Mentre le toghe rosse rosicano e tentano di affondare la riforma con i soliti cavilli burocratici, il governo produce un risultato che spaventa l’establishment:
La possibilità concreta che la Giustizia diventi finalmente un Servizio per i cittadini e non un Potere contro i cittadini.
C’è un dettaglio che tutti hanno ignorato in quella cerimonia. Un piccolo gesto rivelatore.
Nordio, mentre parlava, non ha mai guardato gli appunti. Mai.
Ha parlato a braccio. Guardando dritto negli occhi i suoi interlocutori.
Perché?
Perché non stava leggendo un discorso scritto da un portavoce.
Stava recitando una Sentenza.
Una sentenza di condanna inappellabile per un modo di intendere la legge che ha tenuto in ostaggio il Paese per troppo tempo.
E quel dettaglio, quel “nascosto in piena vista”, ci dice che il Ministro non ha paura.
Chi non legge ha già vinto, perché ha la verità – o la sua versione della verità – stampata nel cervello.
La domanda che nessuno osa fare, però, è un’altra.
E riguarda quello che accadrà esattamente 5 minuti dopo la chiusura delle urne a marzo.
Eccoci arrivati al momento in cui le maschere cadono e si inizia a parlare della lingua che tutti capiscono: il Denaro.
Mentre D’Ascola si riempiva la bocca di “indipendenza”, nessuno ha avuto il coraggio di citare il dato che fa tremare i polsi ai Ragionieri dello Stato.
Il referendum di marzo non è solo una consultazione democratica.
È un investimento ad alto rischio da 300 milioni di euro.
Avete capito bene. 300 milioni.
Per chiedere agli italiani se vogliono finalmente smettere di essere ostaggi di un sistema che funziona peggio di un ufficio postale del 1950.
Ma il vero colpo di scena non è il costo del voto.
È il costo del NON voto.
Ogni anno in cui la riforma viene bloccata dai veti incrociati dell’ANM, l’Italia perde il 2% del suo Prodotto Interno Lordo (PIL) a causa dell’incertezza del diritto.
In termini tecnici stiamo parlando di Legal Risk Premium.
Tradotto per noi comuni mortali: Tassa sulla Paura.
È quella mazzetta invisibile che gli investitori stranieri pagano (o evitano di pagare non investendo) per il rischio di finire nelle grinfie di un giudice “creativo” che decide di sequestrare una fabbrica per un capriccio ideologico.
Sapete cosa sono 30 miliardi di euro l’anno?
È la differenza tra un Paese che corre e un Paese che affonda tra i faldoni polverosi e le marche da bollo.
Ma mentre a destra si cerca di sbloccare questo meccanismo arrugginito, a sinistra si preferisce contare i granelli di sabbia negli ingranaggi.
È un paradosso che fa ridere, se non fosse tragico.
I paladini del popolo, quelli che piangono per il salario minimo in TV, sono gli stessi che difendono un sistema che brucia ricchezza nazionale alla velocità di un incendio in una raffineria.
Forse ho esagerato con la metafora della raffineria.
Diciamo che è più come un rubinetto che perde in una casa che sta già crollando per le infiltrazioni.
Ma a pensarci bene non è così semplice.
La burocrazia giudiziaria è il miglior ammortizzatore sociale per una classe di intellettuali che non saprebbe distinguere un bilancio aziendale da un libro di poesie di serie B.
Guardate la faccia di Cesare Parodi mentre Nordio parla di “efficienza”.
Sembra un uomo a cui hanno appena spiegato che il suo abbonamento vitalizio al circolo del golf è stato revocato per morosità.
C’è una tristezza quasi infantile in quegli occhi.
La malinconia di chi capisce che il mondo sta andando avanti e lui è rimasto fermo al Codice Rocco del 1930.
Ma chi è che muove davvero i fili dietro le quinte dell’Aula Magna?
Non fatevi ingannare dai volti noti che vedete in TV.
Il vero nemico non è il giudice che firma la sentenza.
È il Partito delle Procure.

Un’entità astratta. Un Potere Ombra che non ha sede legale, ma che abita nei corridoi dei ministeri, nelle segreterie dei partiti che contano e soprattutto nei salotti buoni di Roma.
Questo gruppo di interesse non vuole la Giustizia.
Vuole la Compliance Coercitiva.
Un termine tecnico che significa semplicemente: “Fai quello che dico io o ti mando la Guardia di Finanza all’alba a perquisirti casa”.
È un sistema di controllo sociale che usa il codice penale come un telecomando.
Nordio, con la sua riforma, sta cercando di togliere le pile a quel telecomando.
E il Partito delle Procure sta reagendo con la violenza cieca di un predatore ferito.
Usano i media compiacenti per dipingere il Ministro come un “nemico della democrazia”, quando in realtà è solo un nemico dei loro privilegi di casta.
E mentre loro giocano a fare i guardiani della morale… il bilancio dello Stato continua a sanguinare.
Avete mai sentito parlare di “Accantonamenti per Contenzioso”?
È la voce di bilancio dove le aziende mettono i soldi da parte in attesa che un giudice si svegli e decida il loro destino.
Sono miliardi di euro congelati. Capitale morto.
Risorse che non diventano stipendi. Non diventano macchinari. Non diventano futuro.
Ma per le toghe questo è solo “il tempo necessario della giurisdizione”.
Una supercazzola ermeneutica per dire che a loro non frega nulla se tu fallisci. Purché il loro potere di firma resti intatto e sacro.
La vergogna non abita più qui.
Tra questi marmi che hanno visto passare la Storia e che ora vedono passare solo la mediocrità di chi si aggrappa alla poltrona con le unghie e con i denti.
Mentre fuori la gente comune deve farsi il segno della croce ogni volta che riceve una raccomandata verde.
Perché sa che in questo Paese entrare in un tribunale è come entrare in un casinò dove il banco vince sempre.
E il banco indossa una toga d’ermellino che puzza di naftalina e di arroganza.
Eppure ci dicono che dobbiamo stare calmi. Che dobbiamo avere fiducia.
Che dobbiamo aspettare che la Casta decida di autoriformarsi.
Come se un lupo potesse decidere di diventare vegano per il bene delle pecore.
E intanto il tempo passa. E i giovani migliori scappano da questo labirinto senza uscita.
Siamo al punto di non ritorno.
Nordio ha lanciato il guanto di sfida davanti a un Mattarella che sembrava l’incarnazione vivente del Ponzio Pilato moderno.
Il Ministro ha parlato di “blasfemia” perché sa che la magistratura si è sostituita a Dio.
Ma la divinità è stanca. Il popolo è stanco.
Il contrasto è brutale.
Da una parte un governo che, piaccia o meno, cerca di portare l’Italia nel XXI secolo.
Dall’altra un’opposizione giudiziaria che rosica perché non può più decidere chi deve governare a colpi di intercettazioni telefoniche sapientemente distribuite ai giornali amici.
Questa è la vera Asset Protection che il governo sta cercando di attuare.
Proteggere gli asset democratici del Paese dall’assalto di chi non è stato eletto da nessuno.
Il climax si raggiunge quando Nordio dichiara che se il popolo confermerà la riforma, il dialogo partirà il giorno dopo.
È una promessa o una minaccia?
Per i magistrati è una minaccia di morte professionale.
Per te, che paghi le tasse e vuoi una giustizia che non sia un terno al lotto, è l’unica speranza rimasta.
Ma attenzione.
Perché il Potere Ombra ha già pronta la contromossa.
Si parla di ricorsi alla Corte Costituzionale. Di conflitti di attribuzione.
Di ogni possibile trucco burocratico per svuotare il referendum della sua forza d’urto.
Sono dei maestri in questo.
Sono i campioni mondiali di Obfuscation Strategy.
La strategia dell’intorbidimento delle acque per far sì che tutto cambi affinché nulla cambi davvero.
Facciamo due conti, visto che a sinistra preferiscono parlare di massimi sistemi.
La giustizia lenta ci costa quanto due manovre finanziarie all’anno.
Ogni volta che un magistrato decide di prendersi un anno sabbatico per scrivere un libro sulla “Resistenza Democratica”, mentre i suoi fascicoli prendono la muffa… sta rubando soldi dalle tue tasche.
È un furto legalizzato in nome dell’Indipendenza.
Se un’azienda privata funzionasse come un tribunale italiano, fallirebbe in tre giorni.
Ma lo Stato non fallisce. Lo Stato tassa.
Tassa te per pagare lo stipendio a chi ti nega la giustizia.
È un cortocircuito logico ed economico che solo un genio del male potrebbe aver architettato.
O forse è solo il risultato di decenni di Ignavia Politica.
Ma in fondo, chi siamo noi per giudicare chi giudica?
Se non abbiamo nemmeno il coraggio di guardare dentro il portafoglio e contare quante banconote ci sono rimaste dopo aver pagato il “pizzo legale” a questo sistema?
Eppure la risposta è scritta nel vento gelido che soffia su Piazza Cavour.
La partita è truccata. Il banco è armato.
Ma stavolta il giocatore ha deciso di cambiare le regole.
Nordio ha scoperto le carte.
I magistrati hanno risposto con il solito piagnisteo autoriferito.
Mattarella ha scelto la via del silenzio dorato.
Ora tocca a TE.
Il referendum di marzo non è una scelta tecnica. È un test di intelligenza collettiva.
Vuoi continuare a finanziare il lusso di una Casta che ti considera un suddito?
O vuoi riprenderti il diritto di vivere in un Paese normale?
La domanda è semplice. La risposta è un colpo secco.
Non farti incantare dalle toghe d’ermellino. Sotto la pelliccia non c’è la Giustizia.
C’è solo la fame di potere di chi non vuole mai rendere conto a nessuno.
Qual è il prezzo della tua libertà di non finire nel tritacarne giudiziario?
Pensaci bene prima di rispondere.
Perché a marzo quel silenzio che hai sentito in Aula Magna diventerà il tuo grido di liberazione o la tua condanna definitiva.
Il sipario sta per calare.
Scegli da che parte stare prima che le luci si spengano del tutto.
Fine della farsa.
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