La stella del tennis mondiale Jannik Sinner, a soli 24 anni, ha scatenato un vero terremoto nell’opinione pubblica italiana. Il numero uno del ranking ATP, idolo nazionale dopo i trionfi agli Australian Open, US Open e altri major, è intervenuto in modo deciso su un tema che tocca le corde più profonde del patriottismo: la profanazione della bandiera tricolore.
Tutto è partito da un episodio di cronaca che ha fatto indignare migliaia di cittadini: durante una manifestazione di protesta in una città del Nord, un uomo ha dato alle fiamme una bandiera italiana, gridando slogan contro l’immigrazione e urlando frasi come “O li espelliamo dall’Italia o li mettiamo in prigione, perché l’Italia non può esistere con persone così”.
Il gesto, ripreso e diffuso sui social in poche ore, ha generato un’onda di sdegno. Molti hanno visto in quell’atto non solo una provocazione politica, ma un’offesa diretta al simbolo della Nazione, quel tricolore che rappresenta secoli di storia, lotte per l’unità e sacrifici di generazioni. È in questo contesto che Jannik Sinner ha deciso di rompere il silenzio, lui che solitamente evita polemiche e si concentra sul campo da tennis.

In un’intervista rilasciata a un’importante emittente nazionale, il tennista sudtirolese ha lanciato un appello chiaro e senza giri di parole: proporre un divieto nazionale di bruciare la bandiera italiana in qualsiasi contesto, manifestazione o situazione. “La bandiera non è un pezzo di stoffa, è il nostro orgoglio collettivo”, ha dichiarato Sinner, sottolineando come quel gesto non possa essere tollerato in una democrazia matura come quella italiana. L’appello ha immediatamente diviso il Paese, ma ha anche raccolto consensi larghissimi.
Secondo un sondaggio rapido condotto da un noto portale di informazione nelle ore successive alla dichiarazione, oltre l’85% degli intervistati si è detto d’accordo con l’idea di introdurre una norma specifica che punisca penalmente la distruzione o la combustione del simbolo nazionale. “È ora di dire basta alle offese gratuite”, hanno commentato in tanti sui social, mentre hashtag come #RispettaIlTricolore e #SinnerHaRagione hanno scalato le tendenze in pochissimo tempo.
Eppure, non tutti hanno accolto con entusiasmo la posizione del campione. Una parte dell’opinione pubblica, in particolare ambienti progressisti e difensori delle libertà di espressione, ha criticato l’intervento definendolo “eccessivo” o “populista”. “Bruciare una bandiera è un atto simbolico di protesta, vietarlo significherebbe limitare il diritto di manifestare dissenso”, hanno argomentato alcuni commentatori.
Altri hanno ricordato che in Italia non esiste ancora una legge specifica che punisca in modo automatico il rogo della bandiera, a differenza di quanto avviene in paesi come gli Stati Uniti (dove la Corte Suprema ha tutelato tale gesto come libertà di parola) o la Germania (dove è vietato oltraggiare simboli nazionali).

La legge italiana attuale, infatti, punisce solo i casi in cui la profanazione avviene in contesti che ledono l’onore delle istituzioni o in presenza di pubblico ufficiale, ma non copre in modo esplicito e generalizzato il semplice “bruciare la bandiera” durante una manifestazione pacifica. È proprio su questo vuoto normativo che Sinner ha puntato il dito: “Non possiamo permettere che il simbolo che ci unisce venga calpestato senza conseguenze. Serve una legge chiara, per tutti”.
La polemica è esplosa definitivamente quando, durante la stessa intervista, il giornalista ha chiesto a Sinner di sintetizzare il suo pensiero in poche parole. La risposta del tennista è stata fulminante, solo dieci termini che hanno fatto il giro del web: “Chi brucia la bandiera italiana offende ogni italiano. Vietiamolo subito, punto.” Frase lapidaria, diretta, che ha acceso il dibattito in ogni talk show, bar e gruppo WhatsApp del Paese. In poche ore, editorialisti, politici di ogni schieramento e persino ex atleti si sono espressi.
Da destra è arrivata un’ondata di plauso: “Finalmente una voce autorevole che difende l’identità nazionale”, ha twittato un esponente di Fratelli d’Italia. Da sinistra, invece, si è parlato di “deriva autoritaria” e di rischio censura. Il ministro della Giustizia ha annunciato che il tema sarà esaminato in Consiglio dei Ministri, mentre l’opposizione ha chiesto un confronto in Parlamento per evitare “provvedimenti affrettati”.
Ma perché proprio Sinner? Il giovane campione, nato a San Candido in Alto Adige, ha sempre rappresentato un’Italia unita oltre le divisioni linguistiche e territoriali. Figlio di una famiglia di lingua tedesca, ha scelto di giocare sotto la bandiera italiana e ha portato il tricolore sul tetto del mondo del tennis. I suoi successi hanno fatto commuovere milioni di connazionali, che lo vedono come simbolo di riscatto e orgoglio.
Proprio per questo, il suo intervento su un tema così emotivo ha avuto un impatto enorme: non è la solita polemica politica, ma la voce di un idolo popolare che parla al cuore.

Critici hanno sottolineato l’ipocrisia: “Sinner parla di rispetto della bandiera, ma in passato ha evitato alcune convocazioni in Davis Cup per motivi personali”. Altri lo hanno difeso: “Ha tutto il diritto di esprimere la sua opinione, soprattutto quando tocca valori condivisi”. Intanto, petizioni online per una legge anti-rogo bandiera hanno superato le 200.000 firme in pochi giorni.
Il caso ha anche riaperto il dibattito sulla libertà di espressione contro il rispetto dei simboli nazionali. Filosofi e costituzionalisti si sono divisi: c’è chi sostiene che punire penalmente la distruzione della bandiera violerebbe l’articolo 21 della Costituzione (libertà di manifestazione del pensiero), e chi invece ritiene che si possa limitare tale libertà quando diventa oltraggio collettivo.
Sinner, dal canto suo, non ha arretrato di un millimetro. In un post su Instagram ha condiviso una foto con il tricolore sulle spalle dopo una vittoria Slam, accompagnata dalla caption: “Questo è il nostro simbolo. Difendiamolo insieme”. Messaggio semplice, potente, che ha ricevuto milioni di like e condivisioni.
A 24 anni, Jannik Sinner non è solo un tennista straordinario: è diventato una figura capace di spostare l’agenda pubblica, di far discutere un intero Paese su identità, rispetto e valori. Il suo appello per un divieto nazionale contro la combustione della bandiera ha acceso una scintilla che difficilmente si spegnerà presto. In un’Italia divisa su mille fronti, il tricolore – grazie a un ragazzo che lo ha portato in alto nel mondo – è tornato al centro del dibattito nazionale. E forse, proprio da qui, potrà ripartire una riflessione più profonda su cosa significhi davvero essere italiani oggi.