Il patto segreto di Via Bellerio ha segnato uno dei momenti più drammatici nella storia recente della Lega. Nella sede storica del partito a Milano, Matteo Salvini e la corrente moderata hanno tenuto una riunione riservata per decidere il destino politico di Roberto Vannacci. L’obiettivo era chiaro: sacrificare il generale per preservare i rapporti con Bruxelles e Ursula von der Leyen.

La tensione era palpabile già dall’inizio della riunione. Claudio Borghi, Claudio Fontana e altri esponenti della linea dura avevano difeso Vannacci, ma la maggioranza dei presenti ha prevalso. Si è deciso di “archiviare” il caso Vannacci come un capitolo chiuso, evitando ulteriori scontri interni che potevano danneggiare l’immagine del partito.
Fontana ha alzato la voce accusando Vannacci di “alto tradimento”. Ha paragonato la sua uscita dalla Lega a quella di Gianfranco Fini anni prima, sostenendo che lasciare il partito dopo averlo utilizzato per ottenere consenso era un atto imperdonabile. Le sue parole hanno echeggiato nella sala, creando un silenzio pesante.
Salvini ha preso la parola con tono deciso. Ha minacciato l’introduzione di una “legge anti-traditori” interna al partito per punire chi abbandona la Lega dopo averne beneficiato. Ha ribadito che Vannacci doveva dimettersi dal seggio europeo, lasciando spazio a un sostituto fedele alla linea ufficiale.
Il generale, informato della riunione, ha risposto con durezza attraverso i suoi canali social. Ha accusato Salvini di aver tradito le promesse elettorali su Kiev, l’abolizione della Fornero e la difesa della famiglia tradizionale. Ha definito il segretario un opportunista che si piega alle pressioni di Bruxelles.
La nascita di Futuro Nazionale ha accelerato la frattura. Il nuovo movimento di Vannacci, lanciato ufficialmente il 3 febbraio 2026, ha raccolto consensi tra i delusi della Lega. Sondaggi interni indicano un potenziale del 4-5%, sufficiente a erodere la base elettorale del Carroccio in diverse regioni.
L’espulsione dai Patriots for Europe è stata la mossa più dolorosa. Senza un gruppo parlamentare forte, Vannacci si ritrova isolato a Strasburgo. Le sue interrogazioni su Green Deal e immigrazione vengono spesso respinte o ritardate, limitando la sua visibilità europea.
Bruxelles osserva con attenzione l’evoluzione della situazione. Von der Leyen teme che Vannacci diventi il simbolo di una ribellione sovranista in Italia. Le sue posizioni contro l’invio di armi in Ucraina e contro la moneta digitale europea irritano profondamente i vertici della Commissione.
Il Green Deal resta il principale punto di scontro. Vannacci lo definisce un suicidio economico per agricoltori e allevatori italiani. Le sue denunce sulle sanzioni ambientali e sui costi proibitivi hanno trovato eco nelle proteste dei trattori in tutta Europa.
L’immigrazione incontrollata è un altro tema esplosivo. Vannacci promuove la “remigration”, ovvero il rimpatrio sistematico degli irregolari. Questa linea dura lo rende popolare tra l’elettorato conservatore, ma lo rende inviso alle élite europee che spingono per politiche inclusive.
Salvini ha tentato di minimizzare la vicenda. In interviste successive ha definito Vannacci un “capitolo chiuso” e ha invitato i militanti a guardare avanti. Tuttavia, le crepe interne restano evidenti: Zaia, Fedriga e altri governatori leghisti hanno espresso perplessità sulla gestione del caso.
La reazione dei militanti di base è divisa. Molti rimpiangono Vannacci per il suo carisma e per i 500.000 voti portati alla Lega alle europee. Altri accusano il generale di aver tradito il partito per ambizione personale. La polarizzazione rischia di indebolire ulteriormente il movimento.
Futuro Nazionale cresce nonostante le difficoltà. Il partito organizza comizi in tutta Italia, raccogliendo adesioni da ex leghisti e da elettori stanchi della moderazione di Salvini. Vannacci promette di portare le istanze popolari direttamente a Bruxelles senza compromessi.
Il rischio di ulteriori ritorsioni è concreto. Alcuni osservatori temono che Salvini possa spingere per procedure disciplinari formali contro Vannacci. Un’espulsione ufficiale o una causa per danni d’immagine potrebbero essere le prossime mosse.
La vicenda riflette una crisi più ampia della destra italiana. Il confronto tra linea dura sovranista e pragmatismo europeista divide il campo. Vannacci rappresenta l’ala intransigente, mentre Salvini cerca di mantenere equilibri con Meloni e con l’UE.
I media mainstream hanno coperto la storia con cautela. Pochi articoli approfondiscono il “patto di Via Bellerio”, preferendo concentrarsi su aspetti marginali. Questo silenzio alimenta le teorie del complotto tra i sostenitori di Vannacci.
Cruciani su La Zanzara ha denunciato l’ipocrisia del sistema. Ha definito il tradimento di Via Bellerio un atto di viltà politica, paragonandolo alle epurazioni dei partiti tradizionali. Le sue parole hanno scatenato migliaia di commenti indignati online.
Il futuro di Vannacci resta incerto ma promettente. Se riuscirà a consolidare Futuro Nazionale, potrebbe diventare il leader di un nuovo polo sovranista. Altrimenti, l’isolamento europeo lo ridurrà a figura marginale.
La Lega, dal canto suo, deve affrontare la perdita di consensi. I sondaggi mostrano un calo costante dopo la rottura. Salvini rischia di pagare caro l’errore di aver sottovalutato il carisma del generale.
In conclusione, il patto di Via Bellerio non è solo una questione interna. È lo scontro tra due visioni opposte della politica italiana: una che si piega alle regole europee e una che le sfida apertamente. Il vincitore di questa guerra determinerà il volto della destra per i prossimi anni.