Il telefono di Roberto Vannacci squilla alle 5:47 del mattino. Roma dorme ancora, ma a Palazzo Chigi le luci sono già accese. Il generale risponde con voce ruvida ma vigile, nonostante le poche ore di sonno. Generale, abbiamo un problema. La voce di Marco Castellini, consigliere per gli affari europei, è inclinata da una tensione che raramente lascia trapelare.

Il telefono di Roberto Vannacci squilla alle 5:47 del mattino. Roma dorme ancora, ma a Palazzo Chigi le luci sono già accese. Il generale risponde con voce ruvida ma vigile, nonostante le poche ore di sonno. Generale, abbiamo un problema. La voce di Marco Castellini, consigliere per gli affari europei, è inclinata da una tensione che raramente lascia trapelare.

 È arrivato un documento riservato da Bruxell, deve leggerlo immediatamente. Vannacci è già in piedi, si veste in pochi minuti, camicia militare sotto la giacca, cravatta stretta con un gesto secco. Fuori Roma è immersa nell’alba, ma lui sa che questa non sarà una giornata come le altre. Sto arrivando, taglia corto.

 Durante il tragitto verso Palazzo Chigi, il generale ripensa agli ultimi mesi. I contrasti con l’Europa, le tensioni sulla gestione dei confini, le sue dichiarazioni considerate fuori dagli schemi. Non si è mai piegato e non comincerà ora. Castellini lo attende nel cortile d’ingresso, visibilmente scosso. In mano, stringe una cartella con il sigillo della Commissione Europea.

 “Come l’hai avuto?” chiede Vannacci senza perdere tempo. Un funzionario dell’ambasciata a Bruxelles dice che è solo una questione di ore prima che il piano venga attivato. Roberto prende la cartella, legge le prime righe, le mascelle si serrano. Piano di stabilizzazione governativa, operazione penisola.

 Scorre rapido il contenuto. Sanzioni mirate. Attacchi sui mercati finanziari. Isolamento diplomatico è un tentativo di destabilizzazione non attraverso il voto, ma tramite pressione economica. Vogliono abbattere il governo”, dice Vannacci con voce bassa ma tagliente. Castellini annuisce, “Hanno già contattato membri dell’opposizione, promettono appoggi finanziari per un esecutivo più cooperativo con Bruxelles.

” Vannacci chiude la cartella con uno scatto, gli occhi fermi, gelidi, lo stesso sguardo che aveva negli scenari di guerra. convoca il Consiglio dei Ministri per le 8:30 e i capigruppo, ma tu e lo fissa negli occhi, non dire una parola a nessuno finché non lo dico io. Salendo le scale verso il suo ufficio, sa che le prossime ore saranno un banco di prova storico, non solo per il suo governo, ma per la sovranità dell’Italia stessa.

 Bruxelles ha commesso un errore fatale. sottovalutato un soldato, un comandante, un uomo che non ha mai ceduto a minacce né in Afghanistan né a Roma. Alle 8:30 in punto la sala del Consiglio dei Ministri è piena. I volti sono tesi, nessuno sa ancora cosa aspettarsi. Vannacci entra, cammina con passo sicuro, la cartella sotto il braccio.

 Quello che sto per dirvi esordisce con tono secco, non deve uscire da questa stanza. Consegna una copia del documento a ciascun ministro. Il silenzio che segue è carico come l’aria prima di una tempesta. Roberto Giannini, ministro dell’economia, rompe per primo il silenzio. Questo è un colpo di stato economico. Esatto, risponde Vannacci in piedi.

Hanno studiato tutto, sanzioni nei settori chiave, stretta sulle banche, ricatto sui fondi del PNRR e tutto per piegarci. La ministra dell’interno Elena Torretti è sconvolta, ma siamo membri fondatori dell’UE. Come possono? Proprio per questo ci temono, replica Vannacci. La voce è ferma, la postura, quella di un uomo pronto al combattimento.

 Il nostro successo di governare a testa alta senza cedere di 1 millimetro. Altri paesi ci osservano, alcuni hanno già iniziato a seguirci ed è questo che li spaventa a morte. Il telefono di Vannacci vibra sul tavolo, un messaggio del suo responsabile della comunicazione chiamata urgente da Macron. Roberto accenna un mezzo sorriso più duro che ironico.

 Come previsto dice mostrando lo schermo ai ministri. Sta iniziando il pressing diretto e presto seguiranno i soliti noti: Germania, Olanda, i soliti moralisti col portafoglio pieno. Il ministro degli esteri Antonio Marchetti si piega in avanti con tono misurato. Generale, bisogna essere pragmatici. L’Italia non può reggere uno scontro aperto con Bruxelles.

 La Francia è in stagnazione economica, lo interrompe Vannacci, secco. Il nostro PIL è stabile, le esportazioni vanno bene, la disoccupazione è in calo, nonostante loro e grazie a noi, si avvicina alla finestra. Roma è viva, caotica, inconsapevole della guerra silenziosa che si combatte nei palazzi del potere. Poi si volta lo sguardo tagliente.

 Mio padre mi ha insegnato una cosa. Quando qualcuno ti minaccia non è perché è forte, è perché ha paura e chi ha paura sbaglia. Roberto Giannini, ministro dell’economia, lo osserva con diffidenza. Cosa stai insinuando? Che questo documento non è un atto di forza, è una confessione. Hanno buttato la maschera.

 Questo è un ricatto scritto nero su bianco e ora abbiamo le prove. Il telefono squilla di nuovo. È il presidente del Parlamento europeo. Vannacci rifiuta la chiamata senza esitazioni. Generale, interviene Elena Torretti, ministra dell’interno. Qual è il piano? Vannacci si rimette seduto, lo sguardo si fa ancora più deciso. Il piano è molto semplice.

 Tra 2 ore tengo una conferenza stampa e rendo pubblico tutto, ogni pagina, ogni nome, ogni firma. I ministri si irrigidiscono, gli sguardi si incrociano, preoccupati. Croberto, dice Marchetti, significa uno scontro frontale, significa guerra totale. La guerra l’hanno dichiarata loro risponde Vannacci battendo il palmo sul tavolo con forza.

 Io non faccio altro che rispondere e vincerla. Ma mentre a Palazzo Chigi si preparano alla rivelazione, a Bruxelles la fase 2 è già iniziata. Ore 11:45. Commissione Europea Bruxelles. Christin Holberg, direttrice dell’unità per gli affari italiani, guarda con sconcerto il monitor. Il documento è sparito dice al telefono.

 Dall’altro capo il presidente della commissione è gelido. Impossibile. Quel piano era classificato al massimo livello. Eppure è successo e c’è di peggio. I nostri informatori a Roma riferiscono di strani movimenti. Pannacci ha convocato una conferenza stampa per le 14. Dall’altra parte del telefono silenzio. Poi una voce decisa.

 Se lui ha davvero il documento, allora attiviamo la fase due. Subito contatta i nostri alleati nei media italiani. Articoli su presunte irregolarità, scandali, inchieste, qualsiasi cosa per spostare l’attenzione e se non basta passeremo al livello successivo. A Roma ore 12:3. Vannacci è nel suo ufficio rileggendo il discorso.

 Marco Castellini entra senza bussare. Il volto teso. Generale, tre giornali stanno per far uscire pezzi pesanti contro di lei. Finanziamenti irregolari, fonti anonime. Roberto solleva appena lo sguardo. Tempismo perfetto, vero? Giusto, mentre sto per mostrare la verità. E guarda caso i loro media si risvegliano all’improvviso.

È uno scontro frontale tra chi vuole un’Europa di popoli sovrani e chi sogna un superstato burocratico. Quando Vannacci chiude la chiamata, nella sala stampa di Palazzo Chigi cala un silenzio glaciale, ma poi da fuori esplode un applauso. Non sono i giornalisti a battere le mani, sono i dipendenti, le segretarie, gli usceri, la scorta, italiani comuni che hanno ascoltato ogni parola dal corridoio.

Roberto Vannacci: “Mussolini? Uno statista. Vorrei classi separate per i  disabili. E gli italiani hanno la pelle bianca” - La Stampa

cittadini italiani, dice infine guardando dritto in camera. Oggi avete visto con i vostri occhi chi sono i veri nemici della democrazia, non chi vince regolarmente le elezioni, ma chi non accetta il verdetto del popolo. Ma questa, purtroppo, è solo la prima battaglia. Punto. Le ore successive sono convulse, i social esplodono, le televisioni interrompono i programmi.

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