L’amore non va in pensione”. A 75 anni, Adriano Panatta si alza ancora alle 6 del mattino ogni giorno, non per allenarsi,

C’è un’immagine che sta facendo il giro d’Italia in queste ore: Adriano Panatta, il campione di Roland Garros 1976, con i capelli ormai bianchi, in piedi alle sei del mattino nel giardino di casa sua, che prepara il caffè per la moglie Anna e poi tira qualche volée con la racchetta contro il muro, sotto i primi raggi del sole.

A 75 anni suonati, molti si chiedono perché un uomo che ha vinto tutto – uno Slam, la Coppa Davis, il cuore degli italiani – continui a svegliarsi all’alba come se dovesse ancora giocare una finale. La risposta è arrivata dalla moglie Anna Bonamigo, che ha deciso di rivelare il dolce segreto di questa routine apparentemente inspiegabile.

«L’amore non va in pensione», ha detto Anna in un’intervista commovente rilasciata a “Corriere della Sera”. «Da quando ci siamo sposati, Adriano mi prepara il caffè ogni mattina alle sei. Non l’ha mai saltato un giorno, nemmeno quando viaggiava per i tornei, nemmeno quando aveva gli allenamenti più duri. È il suo modo di dirmi che per lui sono ancora la cosa più importante del mondo.»

La storia ha fatto commuovere e sorridere l’Italia intera. Perché dietro il grande campione, dietro l’uomo che ha sconfitto Vilas a Parigi e ha portato l’Italia alla vittoria in Davis Cup, si nasconde un marito innamorato che non ha mai smesso di corteggiare sua moglie.

Adriano Panatta e Anna Bonamigo si sono sposati nel 2020, dopo una lunga amicizia. Lei, avvocato trevigiano elegante e riservata, ha conquistato il cuore del romano doc con la sua intelligenza e la sua serenità. Da quel giorno, la loro vita insieme è diventata un esempio raro di amore maturo, profondo e giocoso allo stesso tempo.

Ogni mattina, alle sei in punto, Panatta si alza. Prepara il caffè con la moka, taglia una fetta di torta o biscotti, e porta il vassoio in camera da letto. Poi esce in giardino e tira qualche volée contro il muro, come faceva da ragazzo al Tennis Club Parioli. Non è più allenamento. È un rito, un’abitudine diventata simbolo del loro legame.

«All’inizio pensavo fosse solo una mania da ex atleta», racconta Anna ridendo. «Poi ho capito che era il suo modo di dirmi “ti amo” senza bisogno di parole. Anche quando è stanco, anche quando fa freddo, lui è lì. È il suo modo di dirmi che il nostro amore non ha età.»

La rivelazione ha scatenato un’ondata di affetto sui social network. Centinaia di messaggi arrivano ogni ora: coppie anziane che si riconoscono in questa storia, giovani che sognano un amore così duraturo, e tanti che semplicemente si commuovono davanti a un gesto così semplice e potente.

Ma la routine mattutina di Panatta non è solo caffè e volée. Da qualche anno, l’ex campione ha trasformato parte della sua proprietà in un piccolo circolo tennis per bambini svantaggiati. Ogni mattina, dopo il caffè con Anna, Adriano dedica un’ora ai più piccoli. Insegna loro i fondamentali, ma soprattutto racconta storie: di vittorie, di sconfitte, di quanto sia importante non mollare mai.

«Gli dico sempre la stessa cosa», racconta Panatta con il suo sorriso contagioso. «Il tennis ti insegna a cadere e a rialzarti. La vita è uguale. E l’amore è la cosa più bella per cui vale la pena rialzarsi ogni mattina.»

Anna osserva spesso da lontano, con gli occhi lucidi. «Vederlo con quei bambini mi fa capire quanto sia rimasto giovane dentro. Ha 75 anni, ma il suo cuore è ancora quello del ragazzo che sognava di vincere Wimbledon.»

La coppia vive una vita serena ma attiva. Adriano continua a seguire il tennis professionistico, commenta qualche torneo per la Rai e non perde mai un match di Jannik Sinner. Anna gestisce ancora il suo studio legale part-time. Insieme viaggiano, leggono, ridono e litigano come tutte le coppie normali.

«Litighiamo spesso», confessa Anna con un sorriso. «Ma litighiamo bene. Perché sappiamo che alla fine ci sarà sempre il caffè delle sei del mattino.»

La storia di Adriano e Anna ha toccato corde profonde nell’Italia di oggi, un Paese che spesso sembra aver dimenticato il valore dei gesti semplici. In un’epoca dominata da like e apparenza, la routine di Panatta ricorda a tutti che l’amore vero si vede nei dettagli quotidiani, nelle piccole attenzioni ripetute per decenni.

Molti opinionisti hanno definito questa storia “la più bella vittoria di Panatta”. Più bella persino di quel trionfo a Parigi del 1976, perché questa volta non ha battuto un avversario, ma ha vinto la sfida più difficile: far durare l’amore per tutta la vita.

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A 75 anni, Adriano Panatta non corre più dietro alle palline sui campi di terra rossa di Parigi o di Wimbledon. Corre, con passo più lento ma altrettanto determinato, verso la felicità di una donna che ama da anni.

E ogni mattina, alle sei in punto, con una tazzina di caffè in mano e una racchetta nell’altra, continua a dimostrare che l’amore, quello vero, non va mai in pensione.

La sua storia ha già ispirato migliaia di persone. Coppie che si sono promesse di svegliarsi prima per prepararsi il caffè a vicenda. Nonni che hanno ricominciato a giocare a tennis con i nipoti. E tanti giovani che, forse per la prima volta, hanno capito che l’amore più grande non si misura con i trofei, ma con la costanza di un gesto ripetuto ogni singolo giorno.

Adriano Panatta, il campione romano dal carattere forte e dal cuore tenero, ha regalato all’Italia un’ultima, bellissima lezione: che si può vincere anche senza alzare una coppa. Basta svegliarsi ogni mattina e scegliere di amare.

E mentre il sole sorge sul giardino di casa sua, lui è lì, con la racchetta in mano e il caffè pronto, a ricordarci che l’amore più bello è quello che non smette mai di provarci.

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