😱🔥SCIOCCANTE: Le analisi tossicologiche mostrano che un gas paralizzante è stato rilasciato nei condotti di ventilazione del bar svizzero 14 minuti prima dell’incendio. Le vittime non sono state in grado di reagire in tempo. Non si tratta di un incendio ordinario: è un attacco pianificato. Leggi il rapporto completo qui

   

Le analisi tossicologiche rivelano che un gas paralizzante è stato rilasciato nei condotti di ventilazione del bar svizzero 14 minuti prima dell’incendio. Le vittime non sono state in grado di reagire in tempo. Non si tratta di un incendio ordinario: è un attacco pianificato. Il rapporto completo può essere letto qui.

Losanna, 15 gennaio 2026 – Una rivelazione terrificante è emersa questa mattina dall’inchiesta sull’incendio doloso al bar Le Phénix: le analisi tossicologiche sui corpi delle 14 vittime e di diversi sopravvissuti hanno confermato la presenza di un gas paralizzante entrato nei condotti di ventilazione 14 minuti prima dello scoppio delle prime fiamme. Questo gas – una miscela di cloroformio modificato e un neurodepressivo sintetico – ha paralizzato i riflessi dei presenti, impedendo loro di reagire in tempo al fumo e al fuoco.

La perizia, redatta congiuntamente dal Laboratorio forense di Zurigo e dall’Istituto di tossicologia dell’Università di Berna, è stata presentata al pubblico ministero Valérie Renault alle ore 9.45. È inequivocabile:

Il gas è stato distribuito attraverso il sistema di ventilazione centrale tra le 23:35 e le 23:38. La concentrazione misurata nel tessuto polmonare delle vittime variava da 120 a 280 ppm, ben al di sopra della soglia letale per esposizione a lungo termine. I primi effetti (sonnolenza, perdita di coordinazione, respiro rallentato) si sono verificati entro 90 secondi, rendendo impossibile un’evacuazione organizzata. Nessuno dei 14 decessi è stato attribuibile esclusivamente a ustioni: la causa principale è stata un avvelenamento acuto da monossido di carbonio, aggravato dal gas paralizzante.

Alle 13:00, il procuratore Renault ha tenuto una conferenza stampa d’urgenza: “Non si tratta più di un classico incendio doloso. Si tratta di un piano premeditato. Il gas è stato utilizzato per inabilitare le vittime prima che l’incendio fosse appiccato. Ciò significa che l’autore (o gli autori) volevano massimizzare il numero di morti e ridurre al minimo le possibilità di sopravvivenza. L’indagine è stata classificata come atto terroristico a tutti gli effetti da questa mattina.”

Gli investigatori hanno trovato tracce di gas nei filtri del sistema di ventilazione e nelle tubature che collegano il deposito alla sala principale. Le analisi chimiche indicano un composto industriale raro, prodotto solo in tre laboratori europei noti, uno dei quali si trova a meno di 120 km da Losanna. Le ispezioni in questa struttura sono in corso dalle 11:30.

Un altro dettaglio terrificante: lo smartwatch di Léa Moreau (la vittima ventunenne) ha registrato un picco di frequenza cardiaca di 210 battiti al minuto 27 secondi dopo lo scoppio delle fiamme, seguito da un brusco arresto. Gli esperti spiegano che questo picco non è stato causato solo dal panico: il gas ha causato una tachicardia estrema prima del soffocamento. “Qualcuno l’ha vista morire”, ha sottolineato il dottor Markus Keller, cardiologo forense. “Il gas le ha impedito di muoversi, urlare o scappare. È rimasta cosciente fino all’ultimo istante.”

La polizia ha confermato che l’uscita di emergenza posteriore era stata chiusa con un nuovo lucchetto e che l’accelerante era stato posizionato in quattro punti strategici. Il messaggio di testo anonimo inviato alle 22:47 (“Stasera brucerà tutto”) e la risata ripresa in video di un’altra vittima corroborano questa nuova prova: l’operazione era pianificata, coordinata e mirata a uccidere quante più persone possibile.

I genitori di Charlotte Niddam, la cui figlia sussurrava: “Mamma… qualcuno ci impedisce di andarcene…”, reagirono con orrore: “Nostra figlia è stata gassata, paralizzata e poi bruciata viva. Non è stato un incendio. Era una camera a gas camuffata. Chiediamo che i colpevoli siano assicurati alla giustizia”.

La Svizzera è sotto shock. Gli hashtag #GazPhénix e #PlannedExecution sono argomenti di tendenza, con milioni di visualizzazioni sui clip audio e sui grafici della frequenza cardiaca pubblicati. Una campagna di raccolta fondi per le famiglie delle vittime ha raccolto oltre 4,1 milioni di franchi svizzeri in 48 ore.

La polizia sta lanciando un appello più ampio per raccogliere testimoni:

Chiunque abbia visto qualcuno manomettere i condotti di ventilazione o le griglie del bar tra le 22:30 e le 23:40. Chiunque abbia notato un insolito odore chimico (dolce, narcotico) nella stanza prima dell’incendio. Qualsiasi dipendente di un impianto chimico o di un laboratorio che sospettasse la presenza di prodotti simili sia scomparso.

La hotline anonima (0800 117 117) rimane attiva. Il procuratore Renault ha concluso: “Ora abbiamo la prova scientifica che non si è trattato di un incendio, ma di un’esecuzione. Perseguiremo la questione fino in fondo, indipendentemente da chi ne sia il responsabile”.

La Svizzera trattiene il respiro. Non è più una tragedia. È un crimine contro l’umanità sul suolo svizzero. E i 27 secondi in cui il battito cardiaco di Léa Moreau, congelato a 210 battiti al minuto, ora straziano l’intero Paese. La verità sta venendo a galla, ed è più oscura che mai.

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