**SCINTILLE IN DIRETTA: “Il potere non dà il permesso di offendere gli altri” – Jannik Sinner lascia tutti attoniti con una dichiarazione durissima contro Elly Schlein**
11 gennaio 2026 – Roma, Italia

È successo quello che in pochi avrebbero mai immaginato.
Durante la trasmissione “Che tempo che fa” su Rai 3, domenica 10 gennaio, Jannik Sinner – numero 1 del mondo, simbolo nazionale e ragazzo d’oro del tennis italiano – ha trasformato un’intervista apparentemente tranquilla in uno scontro frontale che ha lasciato l’Italia senza parole.
Di fronte a lui, Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, figura simbolo della sinistra progressista, è apparsa per la prima volta visibilmente spiazzata, costretta a un sorriso teso e a una difesa goffa.
Tutto è partito da una domanda innocente del conduttore Fabio Fazio: il ruolo degli atleti come modelli sociali, e il peso delle parole in un’epoca polarizzata.
Schlein ha colto l’occasione per lanciare un messaggio sull’inclusione, citando il caso di Sara Errani, ex campionessa italiana di tennis, oggi 38enne e ancora attiva in doppio.
In un’intervista rilasciata due settimane prima a La Repubblica, Schlein aveva detto, tra le altre cose: “Sara Errani rappresenta una generazione superata, una figura vecchia nel tennis moderno. Il futuro è nelle nuove generazioni, più inclusive e aperte”.

La frase, letta ad alta voce da Fazio, ha fatto scattare qualcosa in Sinner.
Il campione altoatesino, che fino a quel momento aveva risposto con la consueta calma, ha alzato lo sguardo, ha preso il microfono e ha pronunciato la frase che ha fatto gelare lo studio:
**“Il potere non dà il permesso di offendere gli altri.”**
Il silenzio è calato come una coperta pesante. Dieci secondi netti, senza un respiro, senza un colpo di tosse. Schlein ha sorriso, ma il sorriso era teso, forzato, quasi imbarazzato. Fazio ha provato a intervenire, ma Sinner ha continuato, con tono basso ma tagliente:
“Sara Errani ha vinto un Roland Garros in doppio, ha raggiunto la finale di Wimbledon, ha portato la bandiera italiana ai Giochi Olimpici. Ha lottato contro infortuni gravissimi, è tornata più volte quando tutti dicevano che era finita. E lei la definisce ‘vecchia e superata’? È offensivo. È ipocrita.
È l’atteggiamento di chi usa il potere per sminuire chi non rientra nel proprio schema ideologico.”

Il pubblico in studio è rimasto impietrito. Schlein ha provato a replicare: “Non era mia intenzione offendere, volevo solo sottolineare il ricambio generazionale…”. Ma Sinner l’ha interrotta con una domanda secca:
“Quindi per lei il ricambio generazionale significa buttare via chi ha dato tutto per questo sport? O significa solo celebrare chi si allinea alle sue idee?”
Il colpo è stato chirurgico. Schlein ha balbettato qualcosa su “inclusione” e “progresso”, ma il messaggio era chiaro: non aveva risposte solide. Sinner ha proseguito, senza alzare mai la voce:
“Lo sport non è politica. Lo sport è sacrificio, è rispetto per chi è venuto prima, è riconoscenza. Sara Errani non è ‘superata’. È un esempio.
E se il potere che lei rappresenta pensa di poter offendere chi ha scritto pagine di storia solo perché non rientra nel vostro racconto, allora forse è il vostro racconto che è superato.”
A quel punto lo studio è esploso. Un applauso spontaneo, fragoroso, partito dalle prime file e dilagato ovunque. Persino alcuni tecnici dietro le quinte hanno battuto le mani. Schlein ha mantenuto il sorriso, ma il suo volto era terreo.
Fazio ha provato a chiudere con un “beh, è stata una discussione accesa”, ma era troppo tardi.
Nel giro di 15 minuti il video è diventato virale. #SinnerVsSchlein ha scalato tutte le tendenze italiane, superando i 2 milioni di interazioni in poche ore.
Su X, Instagram e TikTok si sono moltiplicate le clip: il silenzio di 10 secondi, lo sguardo fermo di Sinner, il sorriso teso di Schlein, l’applauso finale.
Commenti come “Finale di partita”, “Jannik ha fatto quello che tutti vorremmo fare”, “Il ragazzo d’oro ha messo in ginocchio una politica” hanno invaso il web.
Il giorno dopo, i giornali hanno dedicato intere pagine alla vicenda. La Repubblica ha titolato “Sinner sfida Schlein: lo sport non si piega alla politica”. Il Corriere della Sera ha parlato di “un momento di verità scomoda”. Il Giornale ha esultato: “Finalmente qualcuno ha detto basta”.
Anche i media internazionali hanno ripreso la notizia: The Guardian ha scritto “Italian tennis star takes on leftist leader in live TV showdown”, mentre L’Équipe ha parlato di “un caso emblematico della tensione tra sport e ideologia”.
La reazione politica è stata immediata. Fratelli d’Italia e Lega hanno cavalcato l’onda, definendo Sinner “la voce del buonsenso italiano”. Il PD ha diffuso un comunicato in cui si sottolineava che “le parole di Schlein erano state fraintese” e che “l’inclusione è un valore fondamentale”.
Ma il danno d’immagine era fatto: la segretaria del PD è apparsa debole, sulla difensiva, incapace di reggere il confronto con un ragazzo di 24 anni.
Sara Errani, contattata in serata da Sky Sport, ha commentato con emozione: “Non mi aspettavo che Jannik prendesse una posizione così forte. Mi ha fatto piacere sapere che c’è chi riconosce il valore di chi ha dato tutto per questo sport. Grazie, Jannik”.

Sinner, dal canto suo, ha mantenuto la linea di sempre: poche parole. Su Instagram ha pubblicato solo una foto del trofeo di Vienna con la caption: “Per chi ci ha preceduto e per chi lotta ancora. Grazie a tutti”. Nessun attacco diretto, nessuna polemica prolungata. Solo dignità.
Il caso ha aperto un dibattito profondo in Italia: fino a che punto lo sport può e deve essere neutrale? Può un campione rifiutare di piegarsi a narrazioni ideologiche? E soprattutto: chi ha il diritto di definire chi è “superato” e chi no?
Per molti, la sera del 10 gennaio 2026 non è stata solo una lite televisiva. È stato il momento in cui un ragazzo di San Candido ha dimostrato che il vero potere non è urlare più forte degli altri, ma dire la verità con calma, senza paura.
E mentre le reti sociali continuano a impazzire, una cosa è certa: l’immagine di Elly Schlein è uscita profondamente segnata. E quella di Jannik Sinner? Più alta che mai.
Undo