🚨 BOMBA CLAMOROSA: mancano solo 2 giorni all’inizio dell’Australian Open 2026, ma l’atmosfera a Melbourne Park è già rovente dopo la “dichiarazione esplosiva” di Matteo Berrettini, che ha scatenato durissime critiche contro l’organizzazione dell’AO per presunti favoritismi, accusandola di averlo fatto affrontare Alex de Minaur già al primo turno: “Questo non è un sorteggio casuale! Mi hanno messo apposta contro Alex de Minaur al primo turno per proteggere il ‘beniamino di casa’ australiano.” Queste parole hanno immediatamente fatto esplodere una tempesta mediatica, con i tifosi italiani schierati in massa a suo sostegno. Subito dopo, il presidente dell’Australian Open ha rilasciato una replica durissima che ha lasciato Berrettini senza parole, mentre altri tennisti hanno iniziato a reagire e protestare apertamente!

A quarantotto ore dal primo servizio ufficiale, l’Australian Open 2026 è già travolto da una bufera mediatica senza precedenti. Le parole di Matteo Berrettini hanno acceso un incendio che va ben oltre il campo da gioco, trasformando il sorteggio in un caso politico-sportivo di portata globale.

Il tennista romano non ha usato mezzi termini nel commentare l’accoppiamento con Alex De Minaur al primo turno. Secondo Berrettini, non si tratterebbe di una semplice casualità, bensì di una scelta studiata per favorire il beniamino di casa. «Questo non è un draw casuale», ha dichiarato con rabbia. «Mi hanno messo contro De Minaur per proteggere un giocatore australiano. Io non sono testa di serie, ma ho già fatto semifinale qui e l’ho battuto tre volte. È una manovra evidente».

Le sue parole hanno immediatamente fatto il giro del mondo, diventando virali sui social network e dividendo l’opinione pubblica. In Italia, l’indignazione si è trasformata in un’ondata di sostegno compatto nei confronti del campione azzurro. Berrettini ha poi rincarato la dose, portando il discorso su un piano personale e umano. «Sono tornato dopo infortuni durissimi, ho dato tutto per vincere la Davis Cup con l’Italia, e ora mi “premiano” con il match più difficile possibile al primo turno».

Il tono della conferenza è apparso teso, carico di frustrazione e amarezza. «Mi sento offeso», ha continuato. «Se vogliono proteggere De Minaur perché è australiano, lo dicano apertamente. Io giocherò al massimo, ma se perdo, la responsabilità non sarà mia». Le reazioni non si sono fatte attendere. Migliaia di tifosi italiani hanno invaso le piattaforme social con messaggi di supporto, accusando l’Australian Open di favoritismi storici verso i giocatori locali, specialmente nelle fasi iniziali del torneo.

Nel frattempo, a Melbourne Park, il clima è diventato improvvisamente pesante. Giornalisti internazionali hanno iniziato a interrogare gli organizzatori sulla trasparenza del sorteggio, mettendo sotto pressione la direzione del primo Slam dell’anno. A rispondere è stato direttamente il presidente dell’Australian Open, Craig Tiley, con una replica secca e inattesa. «Il sorteggio è completamente elettronico e supervisionato da organismi indipendenti. Le accuse di Berrettini sono infondate e irrispettose».

Una risposta che ha colto di sorpresa lo stesso Berrettini, rimasto in silenzio nelle ore successive. Secondo fonti interne, il tennista italiano sarebbe rimasto profondamente colpito dal tono duro e pubblico della replica istituzionale. Ma la polemica non si è fermata lì. Diversi giocatori, sia attuali che ex, hanno iniziato a esprimere solidarietà a Berrettini, sottolineando come sorteggi “scomodi” per i non favoriti non siano una novità negli Slam più mediatici.

Un ex top ten, rimasto anonimo, ha dichiarato: «Nessuno può provare la manipolazione, ma è legittimo chiedersi perché certi incroci capitino sempre agli stessi. Berrettini ha solo detto ad alta voce ciò che molti pensano». Anche nel circuito femminile, alcune giocatrici hanno appoggiato il diritto di Matteo di esprimere il proprio disagio, pur mantenendo una posizione diplomatica. Il tema della trasparenza nei grandi tornei è tornato improvvisamente centrale.

Intanto, Alex De Minaur ha scelto il silenzio, limitandosi a dichiarare che «giocherà la partita come tutte le altre». Un atteggiamento che, per molti tifosi italiani, è stato interpretato come freddo e opportunistico. Sul piano sportivo, il match di primo turno si è trasformato nel vero evento mediatico dell’intero avvio di Australian Open 2026. Biglietti esauriti, diretta globale e un’attenzione degna di una semifinale Slam.

Gli esperti sottolineano che Berrettini, nonostante la mancanza di testa di serie, resta uno degli avversari più pericolosi sul cemento australiano, soprattutto se alimentato da rabbia, orgoglio e senso di ingiustizia. «Queste polemiche possono distruggere un giocatore o renderlo ingiocabile», ha commentato un noto analista televisivo. «Se Matteo entra in campo con questa carica emotiva, De Minaur dovrà essere perfetto».

Al di là del risultato, una cosa è certa: l’Australian Open 2026 ha già perso l’innocenza prima ancora di iniziare. Il torneo si apre sotto il segno del sospetto, della tensione e di una frattura evidente tra istituzioni e giocatori. Per Berrettini, questa partita non è più solo tennis. È una battaglia simbolica, una sfida contro un sistema che lui percepisce come ingiusto. E, comunque vada, il suo grido non passerà inosservato.

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