“MI SONO ROTTO I COGLION…!” 😱 Vittorio Feltri non regge più e abbandona lo studio lasciando Bianca Berlinguer di sasso! Uno scontro titanico iniziato sul Venezuela e finito con urla, insulti e un microfono strappato via con rabbia. Il direttore non le ha mandate a dire, accusando la conduttrice di fare monologhi e difendere l’indifendibile. Un momento di televisione che sta facendo tremare i social! Voi da che parte state? Ha fatto bene Feltri a andarsene o ha esagerato?

L’atmosfera nello studio era carica di elettricità statica fin dai primissimi istanti, un presagio tangibile di quella che si sarebbe trasformata in una delle serate più tumultuose della recente storia televisiva italiana. Sotto le luci bluastre e taglienti della scenografia, che riflettevano un freddo quasi clinico sul tavolo lucido, si è consumato uno psicodramma politico e umano di rara intensità. Protagonisti assoluti di questo scontro all’ultimo sangue: la conduttrice Bianca Berlinguer, tesa e combattiva come non mai, e il direttore Vittorio Feltri, la cui proverbiale insofferenza ha raggiunto, in questa occasione, il punto di non ritorno.

L’Innesco: Il Venezuela e l’Ombra di Trump

Tutto è iniziato senza i soliti convenevoli, con una Berlinguer che ha immediatamente lanciato il guanto di sfida. Il tema? Il blitz militare in Venezuela e il prelievo forzato di Maduro, un evento che ha spaccato l’opinione pubblica mondiale. La conduttrice, con voce tremante per l’indignazione trattenuta, ha puntato il dito contro il “silenzio assordante” del governo italiano e della Premier Giorgia Meloni, accusata di tacito assenso verso quello che Berlinguer ha definito un crollo del diritto internazionale e un ritorno alla legge della giungla.

Dall’altra parte dello schermo, collegato dal suo studio, Vittorio Feltri osservava la scena con quella sua tipica espressione tra il divertito e il disgustato, scivolato pigramente sulla poltrona di pelle. La sua replica non si è fatta attendere ed è arrivata con la forza di un treno merci: “Ma scusi Bianca, ma lei stasera ha mangiato pesante?”. Con la sua voce roca e inconfondibile, il direttore ha smontato la narrazione della conduttrice, definendo l’operazione non un golpe, ma una “pulizia ecologica” necessaria per rimuovere un “narco-terrorista” che affamava il suo popolo.

Per Feltri, la Meloni ha fatto benissimo a non unirsi al “coro delle prefiche”, dimostrando quel pragmatismo che, a suo dire, manca totalmente ai salotti radical chic.

La Guerra delle Piazze e l’Economia Reale

Il livello dello scontro si è alzato vertiginosamente quando la regia ha mandato in onda le immagini delle manifestazioni italiane contro il “golpe imperialista”. Berlinguer le ha usate come prova di un Paese che “non ci sta”, che teme la guerra. La reazione di Feltri è stata viscerale. Si è raddrizzato sulla poltrona, quasi folgorato dalla rabbia, liquidando i manifestanti come “quattro gatti che non hanno mai lavorato” e invitando a guardare le contro-immagini da Caracas: gente che festeggiava, fuochi d’artificio, lacrime di gioia per la fine della dittatura.

“Siamo un popolo di stupidi”, ha sentenziato Feltri, accusando la scuola e la sinistra di aver riempito la testa dei giovani di “segatura ideologica”.

Vistasi in difficoltà sul fronte estero, dove la logica ferrea di Feltri sembrava fare breccia, la Berlinguer ha tentato un cambio di fronte repentino, portando la discussione sui temi domestici. L’economia. “Il carrello della spesa è un lusso, la povertà aumenta”, ha incalzato la conduttrice, chiedendo conto delle promesse mancate della destra. Ma anche qui, Feltri ha eretto un muro di gomma, citando i dati macroeconomici, lo spread sotto controllo e l’occupazione record.

Ha accusato la Berlinguer e l’opposizione di essere dei “gufi”, appollaiati ad aspettare il disastro per poter dire “ve l’avevamo detto”, descrivendo un’Italia in rovina che esiste solo nella loro narrazione strumentale.

Il Nodo della Giustizia e la Costituzione

Se sull’economia c’era disaccordo, sulla giustizia c’è stata la guerra totale. Berlinguer ha evocato scenari apocalittici riguardo la riforma della separazione delle carriere e il premierato, parlando di “smantellamento dell’equilibrio dei poteri” e rischio autoritario. Feltri, con gli occhi che brillavano di una luce battagliera dietro le lenti spesse, ha risposto con un ringhio. Per lui, la riforma è una “cosa civile” presente in tutto l’occidente, necessaria per spezzare il legame incestuoso tra chi accusa e chi giudica.

“Voi avete il terrore che finisca l’epoca in cui la magistratura fa politica al posto vostro”, ha tuonato, toccando un nervo scoperto che ha fatto saltare la conduttrice sulla sedia. Le voci si sono sovrapposte in un caos cacofonico, con Berlinguer che urlava per difendere i “servitori dello Stato” e Feltri che sbatteva la mano sul tavolo chiedendo di poter finire un concetto senza essere interrotto. “Se vuole parlare da sola si compri uno specchio!”, ha gridato il direttore, ormai esasperato da quello che percepiva non come un’intervista, ma come un agguato.

L’Epilogo Drammatico: “Andate al Diavolo”

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, trasformando un confronto acceso in un incidente televisivo storico, è stata la discussione su sicurezza e immigrazione. Berlinguer ha dipinto un quadro di stazioni ferroviarie divenute “terre di nessuno” e caos totale, accusando il governo di aver tradito le promesse di sicurezza. Feltri, ormai paonazzo, con l’avena sul collo pulsante, ha contrattaccato accusando decenni di lassismo di sinistra. Ma quando la conduttrice lo ha interrotto nuovamente, censurando il suo linguaggio sulla “pulizia” e parlando di “esseri umani”, qualcosa in Feltri si è rotto definitivamente.

Il silenzio improvviso che è calato in studio è stato terrificante. Feltri ha smesso di urlare. Ha guardato la telecamera con un disprezzo gelido e assoluto. “Sa cosa c’è Bianca? C’è che mi sono rotto le scatole. Sì, mi sono rotto i coglioni di farmi prendere per il naso da lei”. La stanchezza per le continue interruzioni, la sensazione di essere stato invitato solo per fare da bersaglio mobile (“la bella statuina”), ha preso il sopravvento.

Con un gesto stizzito e violento, Vittorio Feltri si è strappato l’auricolare, lo ha lanciato sul tavolo e ha tirato via il microfono a clip dalla giacca con una forza tale da rischiare di strappare il tessuto.

“Andate al diavolo voi, il Venezuela e le vostre prediche. Io me ne vado a casa. Arrivederci e grazie un corno”.

Senza voltarsi indietro, il direttore è uscito dall’inquadratura con la sua andatura rigida ma dignitosa. In studio è calato il gelo. Bianca Berlinguer è rimasta lì, con la bocca mezza aperta e la penna sospesa a mezz’aria, balbettando richiami inutili a un “comportamento inqualificabile”. Ma lo schermo del collegamento era ormai nero. Vittorio Feltri aveva vinto la sua battaglia nel modo più clamoroso possibile: sottraendosi al gioco, lasciando una sedia vuota che dondolava leggermente nel silenzio, simbolo potente di un dialogo ormai impossibile tra due Italie che non riescono più nemmeno a parlarsi.

E mentre la conduttrice cercava di riprendere le fila della trasmissione, la sensazione netta era che il pubblico a casa, stanco quanto Feltri delle solite liturgie, stesse idealmente applaudendo quella sedia vuota.

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