Le autorità svizzere hanno diffuso un aggiornamento drammatico e inquietante sulle indagini relative all’incendio mortale al bar Le Constellation di Crans-Montana, avvenuto nella notte di Capodanno 2026. La tragedia, che ha causato la morte di 40 persone – prevalentemente giovanissimi.

E il ferimento di oltre 116, ha assunto contorni ancora più misteriosi con la scoperta di uno zaino appartenuto a un adolescente di 16 anni, descritto da insegnanti, compagni e familiari come un vero prodigio: un talento straordinario nelle materie scientifiche e artistiche, con un futuro accademico promettente e già apprezzato per schizzi, formule e progetti innovativi.
Martedì sera tardi, mentre le squadre di ricerca e soccorso continuavano a setacciare i resti carbonizzati del seminterrato devastato dalle fiamme, hanno rinvenuto un piccolo zaino bruciacchiato, incastrato sotto le macerie crollate vicino all’uscita posteriore dell’edificio.

Dopo un primo esame visivo e la conferma delle iniziali cucite sulla cinghia – che corrispondevano al nome del ragazzo – gli investigatori hanno annunciato ufficialmente che l’oggetto apparteneva all’adolescente scomparso dalla notte della tragedia.Il giovane, residente in zona o in vacanza con la famiglia, non è mai stato identificato tra i corpi recuperati né tra i feriti ricoverati negli ospedali svizzeri e internazionali.
Quando gli agenti hanno aperto con estrema cautela lo zaino – protetti da guanti e in presenza di esperti forensi – gli oggetti all’interno hanno invece di chiarire il mistero, lo hanno reso ancora più fitto e allarmante. Tra i reperti c’erano il passaporto del ragazzo, uno smartphone parzialmente fuso dal calore intenso, un quaderno scritto a mano pieno di appunti, formule matematiche incompiute, schizzi tecnici e riflessioni personali, e soprattutto un foglio piegato con cura, sigillato in una busta di plastica trasparente per proteggerlo dall’umidità e dal fuoco.

Fonti vicine alle indagini, citate in via confidenziale da media svizzeri e internazionali, hanno riferito che il quaderno suggerisce come il sedicenne stesse lavorando intensamente a un progetto importante – forse un’invenzione, un algoritmo o un lavoro artistico-scientifico – nelle ore o nei giorni precedenti l’incendio. Le pagine mostrano calcoli precisi, diagrammi e annotazioni che indicano un’attività febbrile, quasi ossessiva.
Ma è stato il foglio piegato a scatenare l’allarme immediato tra gli investigatori. Secondo i primi resoconti non ufficiali, contiene un breve messaggio scritto a mano pochi giorni prima della tragedia: parole che esprimono paura, confusione e angoscia per una situazione non meglio specificata, forse legata a minacce, pressioni o un segreto che il ragazzo custodiva. Un funzionario della polizia cantonale del Vallese ha descritto la nota come “profondamente inquietante”, sottolineando che solleva interrogativi gravi sulla natura puramente accidentale dell’incendio.
Le autorità non hanno ancora reso pubblico il testo esatto, in attesa delle analisi calligrafiche, delle impronte e del contenuto emotivo, ma hanno confermato che il documento è al centro di un riesame urgente della dinamica dell’evento.

Ancora più sospetto è il dettaglio dello smartphone: sebbene gravemente danneggiato dal calore e dal fumo, è stato ritrovato privo della scheda SIM. La polizia definisce questo fatto “molto insolito” e potenzialmente significativo: la SIM potrebbe essere stata rimossa intenzionalmente prima o durante la serata, forse per impedire tracciamenti o per cancellare comunicazioni. Gli esperti stanno tentando di recuperare dati dalla memoria interna, ma il danno termico rende l’operazione complessa.
La famiglia del ragazzo è stata informata in privato prima della divulgazione pubblica. In una breve dichiarazione rilasciata attraverso un portavoce, i parenti hanno espresso di essere “sopraffatti dal dolore e dalla confusione”, ma hanno dichiarato fiducia nelle autorità: “Speriamo che questa scoperta porti finalmente risposte chiare sul destino di nostro figlio e su cosa sia realmente accaduto quella notte”.

Le indagini, coordinate dalla procuratrice Béatrice Pilloud, hanno cambiato ufficialmente impostazione: non si tratta più solo di un’inchiesta su un incendio colposo (con i proprietari Jacques e Jessica Moretti indagati per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose e incendio colposo), ma di un potenziale caso penale con profili di reato più gravi.
Gli inquirenti stanno riesaminando la cronologia dell’evento, i filmati di videosorveglianza degli edifici vicini, le comunicazioni recenti del ragazzo (tramite social e contatti noti) e le testimonianze di compagni di classe e amici.Si indaga su possibili minacce, pressioni esterne o un coinvolgimento diretto del giovane nella dinamica del rogo, sebbene al momento non emergano prove concrete di dolo.

Al calare della notte su Crans-Montana, compagni di scuola, vicini e residenti hanno deposto candele, fiori e messaggi vicino alla scena del disastro, in un’atmosfera di sgomento e incredulità. Molti si chiedono come una vita così piena di promesse – un ragazzo brillante, creativo, destinato a grandi cose – possa essere svanita (o scomparsa) in circostanze tanto tragiche e avvolte dal mistero.
Le autorità hanno promesso ulteriori aggiornamenti una volta completate le analisi forensi sullo zaino, sul quaderno, sul telefono e sulla nota sigillata. Per ora, però, la scoperta non ha fatto che amplificare l’angoscia pubblica e lasciare sospeso un interrogativo lancinante: cosa è successo veramente al prodigio sedicenne la notte dell’incendio al Le Constellation? Era vittima casuale di una tragedia evitabile, o custodiva un segreto che potrebbe cambiare l’intera ricostruzione dei fatti?
Mentre la comunità piange le 40 vittime accertate e attende risposte definitive, questo zaino ritrovato tra le macerie ha trasformato una strage da fuoco in un enigma che potrebbe rivelare lati oscuri ben oltre la negligenza o l’incidente.