ALLERTA 52 MINUTI PRIMA DELLA TRAGEDIA: Sul cellulare di una vittima dell’incendio in un bar in Svizzera, alle 22:47 è stato inviato un messaggio di testo anonimo di cinque parole agghiaccianti. Le fiamme sono divampate alle 23:49. Gli inquirenti ora parlano apertamente di una “minaccia mirata”. Il messaggio completo è disponibile qui.

Losanna, 14 gennaio 2026 – Un SMS anonimo di cinque parole, inviato 52 minuti prima dell’incendio doloso al bar Le Phénix, ha fatto precipitare le indagini in una dimensione da incubo. Il messaggio, trovato sul telefono di una vittima diciannovenne, è stato consegnato alla polizia questa mattina dai suoi genitori. È stato inviato alle 22:47 da un numero sconosciuto, tramite un’applicazione crittografata. Le prime fiamme sono state segnalate alle 23:49, esattamente 62 minuti dopo.

Il messaggio di testo dice parola per parola:
“Stasera tutto brucerà.”
Queste cinque parole, clinicamente insensibili, sono state scoperte tra le notifiche non lette del telefono della vittima. Il dispositivo, protetto da una robusta custodia, è sopravvissuto alle fiamme ed è stato consegnato intatto agli investigatori. I genitori, sconvolti, lo hanno acceso per la prima volta dopo la tragedia, sperando di trovare foto o messaggi della figlia. Invece, hanno visto questo lugubre avviso, che la vittima non aveva mai letto.

Il procuratore Valérie Renault ha tenuto una conferenza stampa d’urgenza alle 15:10: “Questo messaggio di testo non è uno scherzo, né una coincidenza. È una minaccia chiara, precisa e datata. Siamo passati dalla fase dell’incendio doloso a quella di un atto premeditato con l’intento di uccidere più vittime. L’indagine è ora coordinata a livello federale e antiterrorismo”.
Le prime indagini sul numero del mittente hanno rivelato che era stato attivato appena 48 ore prima dell’invio del messaggio, utilizzando una scheda SIM prepagata acquistata in contanti presso una stazione di servizio fuori dal Canton Vaud. Il telefono del mittente si trovava a meno di 800 metri dal bar al momento dell’invio del messaggio. È stato spento subito dopo e non è mai stato riacceso.

Il messaggio è stato inviato tramite Signal, un’applicazione crittografata end-to-end. Gli investigatori sono riusciti ad accedere al contenuto utilizzando i dati post-mortem del telefono della vittima, ma l’account del mittente rimane irrintracciabile. I metadati indicano che il mittente conosceva chiaramente l’identità del destinatario, rafforzando l’ipotesi di una minaccia mirata contro una o più persone presenti quella sera.

Tra le 14 vittime c’erano diversi studenti internazionali, membri della comunità ebraica di Losanna venuti per celebrare l’Hanukkah e dipendenti di un bar. Charlotte Niddam, 19 anni, cameriera part-time, si trovava vicino all’uscita di sicurezza sul retro quando è scoppiato l’incendio. Ha cercato di aprirla, ma ha fatto un passo indietro quando ha visto un nuovo lucchetto attaccato dall’esterno. È stato allora che ha sussurrato nella sua ultima segreteria telefonica: “Mamma… qualcuno sta cercando di tenerci fuori…”

I due elementi – il minaccioso messaggio di testo e il lucchetto – convergono verso la stessa agghiacciante conclusione: qualcuno non solo ha appiccato l’incendio, ma ha anche deliberatamente bloccato l’uscita di emergenza principale per condannare a morte le persone intrappolate in fondo alla stanza.
Gli investigatori forensi hanno confermato questo pomeriggio che l’accelerante utilizzato (una miscela di benzina e una sostanza chimica industriale) è stato sparso in almeno quattro punti strategici: dietro il bancone, vicino alle uscite, nei bagni e nel magazzino. Il punto di partenza principale si trovava proprio accanto all’uscita di emergenza posteriore, quella che Charlotte ha cercato di aprire.

I genitori di Charlotte hanno autorizzato la pubblicazione di una versione pesantemente modificata del messaggio vocale (senza le urla più strazianti) per agevolare le indagini. Rivolgendosi alle telecamere, la madre ha lanciato un appello toccante: “Mia figlia voleva dirle addio. Sapeva che sarebbe morta. Se qualcuno riconosce la voce, il tono, un accento… parli. Voglio che chiunque abbia fatto questo senta la sua voce ogni giorno della sua vita”.

La polizia sta lanciando un appello più intenso per trovare testimoni:
Chiunque abbia visto qualcuno manomettere l’uscita di emergenza o il bidone della spazzatura posteriore tra le 22:30 e le 23:55. Qualsiasi veicolo sospetto nel vicolo dietro il bar. Chiunque abbia ricevuto un messaggio, un SMS o una chiamata strani quella sera stessa.
Un numero verde anonimo (0800 117 117) e un indirizzo e-mail sicuro restano attivi 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Sui social media, l’emozione è alle stelle. Gli hashtag #CeSoirToutVaBrûler (Stasera tutto brucerà) e #Charlotte27Secondes (Charlotte 27 secondi) sono di tendenza in Svizzera e Francia. Migliaia di utenti di internet stanno condividendo la clip audio censurata, piangendo: “Quelle cinque parole mi perseguitano… qualcuno lo sapeva e ha permesso che accadesse”. Una campagna di raccolta fondi per le famiglie delle vittime ha raccolto oltre 2,5 milioni di franchi svizzeri in poche ore.

Tutta la Svizzera è in lutto, rabbia e attesa. Non si tratta più di un incendio doloso. È una minaccia mirata e premeditata, e quelle cinque parole, inviate 62 minuti prima della tragedia, potrebbero essere la frase che farà cadere i responsabili.
La verità non può più essere soppressa. Il Paese trattiene il fiato. E gli inquirenti ora sanno che il tempo stringe.