🔥3 MINUTI FA: Gli esperti hanno appena decifrato l’ultimo messaggio vocale di 27 secondi inviato dal bar svizzero in fiamme: le tre parole urlate nell’ultimo secondo sono ora oggetto di un’indagine antiterrorismo. Ascoltatelo prima che venga censurato…

3 MINUTI FA – GLI ESPERTI SONO STATI IN GRADO DI COMPRENDERE GLI ULTIMI 27 SECONDI DELL’INCENDIO DEL BAR SVIZZERO: LE 3 PAROLE URLATE NEL SECONDO FINALE HANNO DATO IL VIA A UN’INDAGINE NAZIONALE SULL’ANTITROSIA

Una registrazione audio di soli 27 secondi, trovata sul telefono di una vittima dell’incendio doloso al bar “Le Phénix” di Losanna, ha conferito all’inchiesta una dimensione antiterroristica.

Gli esperti di acustica e logopedia della Polizia cantonale vodese e della Polizia federale hanno decifrato integralmente il dossier questa mattina. Le tre parole pronunciate all’ultimo secondo hanno richiesto una riunione d’urgenza a livello federale.

Il messaggio vocale, inviato alle 23:46, tre minuti prima della segnalazione delle prime fiamme, inizia con urla soffocate, rumori di spintoni e spintoni, vetri rotti e colpi di tosse violenti.

Nei primi 24 secondi si può udire una giovane donna (identificata come una delle vittime, di 19 anni) che lancia grida incomprensibili di aiuto in mezzo al caos.

Poi, al 25° secondo, la sua voce diventa improvvisamente chiarissima, molto calma, quasi soprannaturale in mezzo al rumore: pronuncia tre parole chiare, articolate lentamente, prima che la connessione si interrompa bruscamente.

Queste tre parole sono 

“È per noi.”

Secondo il pubblico ministero che ha guidato l’inchiesta, la signora Valérie Renault, questa sentenza breve e fredda ha immediatamente trasformato il caso da “incendio doloso con un possibile movente di vendetta” a “atto premeditato di potenziale natura terroristica”.

“Queste tre parole, pronunciate con tanta calma nel mezzo dell’inferno, non sono un semplice grido di panico.”

“Ciò suggerisce che la vittima sapesse qualcosa, che potrebbe aver parlato con qualcuno o commentato un’azione in corso”, ha affermato il giudice durante una conferenza stampa straordinaria tenutasi questa mattina alle 11:45.

Attualmente i ricercatori stanno lavorando su diverse ipotesi prioritarie:

La giovane donna potrebbe essere stata presa di mira personalmente e conoscere l’autore/gli autori dell’incendio doloso. Il messaggio potrebbe essere stato una rivendicazione di responsabilità o un segnale a un complice rimasto all’esterno.

Le tre parole possono riferirsi a un gruppo specifico, a un’ideologia o a una vendetta (“per noi” = per una causa, per una comunità, per regolare un conto).

Il file audio è stato estratto da un telefono trovato intatto nella tasca di una vittima evacuata troppo tardi. Il dispositivo era bloccato, ma i tecnici sono riusciti a sbloccarlo utilizzando i dati biometrici ottenuti dopo il decesso.

La registrazione era ancora in fase di invio tramite Signal quando il segnale è caduto: il destinatario non ha mai ricevuto la registrazione.

L’Ufficio federale di polizia (fedpol) ha confermato questo pomeriggio che l’indagine è ora coordinata a livello nazionale e che è coinvolta l’unità antiterrorismo.

Gli specialisti dell’analisi vocale di Zurigo e Berna lavorano costantemente per eliminare i rumori di fondo e identificare altre voci o suoni utili (urla, comandi, suoni di oggetti).

Una fonte vicina al caso rivela che “diversi segnali acustici inquietanti” sono stati rilevati già entro 27 secondi, ma che questi restano segreti per non compromettere le indagini.

L’emozione è alle stelle sui social media. Gli hashtag #ThreeChillingWords e #PhoenixMassacre sono di tendenza nella Svizzera romanda e nella vicina Francia.

Migliaia di utenti di Internet stanno condividendo spezzoni (non ufficiali) del filmato, alcuni in lacrime, altri che chiedono la massima determinazione: “Queste tre parole sono una richiesta. Dobbiamo smettere di parlare di un incidente. Questo è terrorismo”.

I genitori della giovane vittima hanno autorizzato la pubblicazione di una versione pesantemente modificata della registrazione audio (priva delle urla più strazianti) per agevolare le indagini. Hanno lanciato un appello straziante: “Se qualcuno riconosce la voce, il tono o un accento particolare… per favore segnalatelo”.

Nostra figlia voleva raccontarci qualcosa nei suoi ultimi istanti di vita. Vogliamo sapere perché.

La polizia sta lanciando un appello urgente alla ricerca di testimoni: chiunque fosse presente al Phénix quella sera, abbia ricevuto un messaggio sospetto simile o abbia assistito a un comportamento insolito è pregato di contattare immediatamente il numero speciale: 0800 117 117 (anonimato garantito).

Mentre le indagini sull’accelerante e sulle cause dell’incendio proseguono, queste tre parole, urlate all’ultimo secondo, potrebbero contenere la chiave per svelare la verità su una delle tragedie più mortali della storia recente della Svizzera romanda.

Tutta la Svizzera attende ora con ansia le prossime rivelazioni. E promettono di essere terrificanti.

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