BOMBA! “ELIMINARE VANNACCI ORA!” Il piano segreto di Bruxelles: Bloccare i suoi discorsi anti-Green Deal, isolare al Parlamento, togliere ogni sostegno – Solo perché combatte immigrazione di massa e guerra in Ucraina! Con “Futuro Nazionale” nuovo partito, è guerra totale! Chi osa difenderlo?

Lo scandalo che ha travolto il mondo politico italiano ed europeo continua a infiammarsi. Roberto Vannacci, l’ex generale diventato eurodeputato indipendente, è al centro di un presunto piano orchestrato da Bruxelles per neutralizzarlo politicamente. Secondo fonti vicine a Giuseppe Cruciani, il conduttore de La Zanzara, l’obiettivo è chiaro: fermare Vannacci prima che sia troppo tardi.

Il piano, secondo le rivelazioni, prevede l’isolamento totale al Parlamento Europeo. Vannacci, dopo aver lasciato la Lega e fondato Futuro Nazionale il 3 febbraio 2026, è stato escluso dal gruppo Patriots for Europe. Questa mossa ha lasciato il deputato senza affiliazione forte, rendendolo più vulnerabile alle pressioni interne.

Le accuse puntano direttamente a Ursula von der Leyen e alla Commissione Europea. Si parla di un blocco sistematico degli interventi di Vannacci, soprattutto quelli contro il Green Deal. Ogni volta che tenta di parlare su immigrazione incontrollata o sul conflitto ucraino, le sue richieste di parola vengono respinte o ritardate.

Il taglio dei fondi è un altro elemento chiave del presunto complotto. Senza sostegno finanziario adeguato, un eurodeputato indipendente fatica a mantenere visibilità e staff. Bruxelles avrebbe accelerato procedure burocratiche per limitare i rimborsi e le risorse assegnate a Vannacci e al suo nuovo partito.

La posizione di Vannacci contro la guerra in Ucraina è considerata esplosiva. Ha ripetutamente chiesto di fermare l’invio di armi e di negoziare con Mosca, posizioni che irritano profondamente i vertici europei filo-atlantici. Per molti a Bruxelles, queste dichiarazioni rappresentano una minaccia alla coesione dell’Unione.

L’immigrazione di massa resta il tema più divisivo. Vannacci promuove la “remigration”, ovvero il rimpatrio forzato di immigrati irregolari. Questa linea dura lo rende un simbolo per l’elettorato conservatore, ma un pericolo per la narrativa inclusiva promossa dalla Commissione von der Leyen.

La nascita di Futuro Nazionale ha accelerato le reazioni ostili. Il partito, presentato come movimento sovranista e anti-sistema, ha attirato militanti delusi dalla Lega di Salvini. L’espulsione dai Patriots ha isolato ulteriormente Vannacci, ma ha anche aumentato la sua popolarità tra chi vede in lui un ribelle autentico.

Giuseppe Cruciani ha denunciato il silenzio assordante dei media mainstream. Nessuno, secondo lui, osa raccontare apertamente questa “caccia all’uomo” politica. I grandi giornali e le televisioni nazionali evitano l’argomento per paura di ritorsioni o perdita di finanziamenti europei.

La tensione interna alla Lega ha giocato un ruolo cruciale. Matteo Salvini, dopo mesi di frizioni, ha preso le distanze da Vannacci. L’ex alleato è diventato un concorrente scomodo, capace di erodere consensi proprio tra l’elettorato più radicale del Carroccio.

Von der Leyen, secondo le ricostruzioni, teme che Vannacci diventi il volto di una rivolta anti-UE in Italia. Le sue interrogazioni parlamentari pungenti e i video virali su YouTube raggiungono milioni di visualizzazioni, bypassando i canali tradizionali controllati da Bruxelles.

Il Green Deal è al centro del mirino. Vannacci lo definisce un disastro ecologista che sta distruggendo agricoltori e allevatori italiani. Le sue denunce sulle multe milionarie e sui vincoli insostenibili hanno trovato eco nelle proteste dei trattori in tutta Europa.

L’euro digitale rappresenta un altro fronte di scontro. Vannacci lo considera uno strumento di controllo totale sulle transazioni dei cittadini. Ha promesso di battersi contro l’introduzione della moneta programmabile, attirando l’attenzione di chi teme la fine della privacy finanziaria.

Il silenzio dei colleghi eurodeputati italiani è assordante. Molti preferiscono non esporsi, temendo di essere etichettati come “complottisti” o di perdere posizioni di potere all’interno dei gruppi parlamentari. Questo lascia Vannacci da solo contro l’apparato burocratico europeo.

Cruciani ha definito la situazione “una vera e propria esecuzione politica”. Ha paragonato Vannacci a un dissidente che viene messo al bando per aver osato sfidare il pensiero unico imposto da Bruxelles. Le sue parole hanno scatenato migliaia di commenti indignati sui social.

La reazione popolare è divisa ma intensa. Da un lato ci sono i sostenitori che vedono in Vannacci l’unico politico coraggioso; dall’altro i critici che lo accusano di populismo estremista. La polarizzazione riflette la crisi profonda che attraversa l’Unione Europea.

Futuro Nazionale cresce rapidamente nonostante le difficoltà. Il partito organizza incontri in tutta Italia, raccogliendo adesioni da ex leghisti, delusi di Fratelli d’Italia e semplici cittadini stanchi della gestione europea. Vannacci promette di portare le istanze popolari direttamente a Strasburgo.

Alla fine Roberto Vannacci ha deciso di uscire dalla Lega

Il rischio di ulteriori sanzioni è concreto. Alcuni osservatori temono che Bruxelles possa spingersi fino a procedure disciplinari formali contro Vannacci per “discorsi d’odio” legati alle sue posizioni sull’immigrazione. Un’eventuale sospensione sarebbe un colpo durissimo.

La storia recente insegna che i dissidenti europei pagano caro il loro coraggio. Da Orban a Le Pen, passando per Meloni, chi sfida apertamente la Commissione finisce spesso emarginato. Vannacci sembra destinato a seguire lo stesso percorso, ma con maggiore radicalità.

Il futuro resta incerto. Se il piano di Bruxelles avrà successo, Vannacci potrebbe perdere influenza e visibilità. Se invece riuscirà a resistere, potrebbe diventare il catalizzatore di un cambiamento profondo nel panorama politico italiano ed europeo.

Alla fine Roberto Vannacci ha deciso di uscire dalla Lega

In conclusione, la vicenda Vannacci rappresenta molto più di una lotta personale. È lo scontro tra sovranismo nazionale e centralismo europeo, tra libertà di parola e controllo burocratico. Il silenzio generale sui media tradizionali rende ancora più urgente che la verità emerga da altre fonti.

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