« BUON ANNO, MAMMA » — L’ultimo messaggio inviato dall’interno del bar svizzero prima che scoppiasse l’incendio, e un messaggio che qualsiasi madre potrebbe leggere senza scoppiare in lacrime

Crans-Montana, 15 gennaio 2026 – Un semplice augurio di Capodanno, inviato pochi minuti dopo la mezzanotte, è diventato il simbolo più straziante della strage del bar Le Constellation. Si tratta di un SMS di sole tre parole, scritto da un ragazzo di 16 anni, Arthur Moreau, intrappolato tra le fiamme insieme ad altre decine di persone:
« Buon anno, mamma »
Quel messaggio è stato inviato alle 00:04 del 1° gennaio 2026, esattamente quattro minuti dopo l’inizio del nuovo anno e circa 45 minuti prima che l’incendio venisse segnalato ai vigili del fuoco. Arthur, studente francese in vacanza con la famiglia a Crans-Montana, si trovava al Le Constellation insieme a un gruppo di amici adolescenti per festeggiare l’arrivo del 2026. Non è mai uscito vivo da quel locale.

Il telefono di Arthur è stato ritrovato carbonizzato ma ancora leggibile nella tasca interna della sua giacca. Quando la madre, residente a Chambéry, ha consegnato il dispositivo alla polizia transfrontaliera franco-svizzera, gli inquirenti hanno scoperto il messaggio non letto nella chat WhatsApp. La signora Moreau ha visto l’augurio solo alle 5:47 del mattino, quando ha ricevuto la chiamata delle autorità che le comunicavano la morte del figlio.

Quelle tre parole – « Buon anno, mamma » – hanno spezzato il cuore di un intero Paese. La mamma di Arthur, intervistata in lacrime da una televisione francese, ha dichiarato: « Ha voluto dirmi che mi voleva bene, che pensava a me anche in quel momento terribile. Non ha scritto “aiuto”, non ha scritto “sto morendo”. Ha scritto “Buon anno, mamma”. Come se volesse farmi credere che sarebbe tornato a casa per colazione. Non riesco a respirare quando ci penso. »

Il messaggio è stato mostrato in versione sfocata durante una conferenza stampa congiunta della polizia cantonale vallesana e della Polizia federale svizzera. La procuratrice federale inquirente ha spiegato: « Questo SMS non è solo un augurio di Capodanno. È l’ultimo pensiero cosciente di un ragazzo di 16 anni che stava per morire. Ci dice che fino all’ultimo istante ha sperato di sopravvivere, di rivedere la sua famiglia. Ma ci dice anche che, in qualche modo, sapeva che non ce l’avrebbe fatta. »
Le indagini hanno confermato che Arthur si trovava nella zona più interna del locale, vicino alla scala che conduceva al piano superiore – una delle poche vie di fuga che però è stata rapidamente invasa dal fumo denso e tossico. Secondo i testimoni sopravvissuti, Arthur ha cercato di aiutare una ragazza più giovane a salire le scale, ma è stato sopraffatto dall’intossicazione da monossido di carbonio prima di riuscire a uscire.

Un dettaglio agghiacciante emerso nelle ultime ore: il messaggio è stato inviato nello stesso minuto in cui un altro ragazzo, anch’egli 16enne, ha registrato un breve video di 12 secondi in cui si vede Arthur sorridere alla telecamera e dire: « Buon anno a tutti, ci vediamo domani! ». Quel video, recuperato dal telefono di un amico sopravvissuto, è stato consegnato agli inquirenti e sta venendo analizzato per individuare eventuali anomalie acustiche o visive nei secondi precedenti l’esplosione delle fiamme.
La madre di Arthur ha autorizzato la diffusione del messaggio (in versione anonima e sfocata) per sensibilizzare l’opinione pubblica e spingere chiunque abbia informazioni a parlare. « Se qualcuno ha visto qualcosa, se qualcuno sa chi ha mandato quel messaggio di minaccia di 5 parole un’ora prima… lo dica. Per Arthur. Per tutte le altre madri. »

La Svizzera è in lutto. Quel « Buon anno, mamma » risuona come un addio universale, un ultimo pensiero d’amore in mezzo all’inferno. E mentre i tecnici forensi continuano a esaminare le telecamere, i campioni di accelerante e i resti del lucchetto sulla porta di emergenza, una domanda aleggia su tutto il Paese: chi ha voluto che quella festa di Capodanno finisse in un rogo?
Il dolore non si spegne. E il messaggio di Arthur, quelle tre parole semplici e strazianti, è già diventato il simbolo di una notte che la Svizzera – e l’intera Europa – non dimenticherà mai.
