La mattina del 20 gennaio 2026 agli Australian Open si è aperta con un clima di grande tensione emotiva, quando un match di doppio femminile, inizialmente ricordato solo per la sua intensità tecnica, si è trasformato improvvisamente in un caso mediatico internazionale.
Jasmine Paolini e Sara Errani avevano appena concluso un incontro estremamente combattuto, caratterizzato da scambi prolungati, continue variazioni tattiche e una coordinazione che aveva impressionato gran parte del pubblico presente sugli spalti.
Il risultato finale era maturato dopo un ultimo set equilibratissimo, deciso da pochi punti chiave, nei quali l’esperienza e la lucidità della coppia italiana avevano fatto la differenza nei momenti cruciali.
Mentre il pubblico applaudiva e le giocatrici si avvicinavano alla rete per il consueto saluto, nulla lasciava presagire che, pochi secondi dopo, l’atmosfera si sarebbe caricata di accuse, sospetti e tensione palpabile.
Tang Qianhui, visibilmente scossa dalla sconfitta, si è fermata improvvisamente a bordo campo, rifiutando di rientrare negli spogliatoi e attirando immediatamente l’attenzione dei giudici di linea e delle telecamere.
Con un gesto plateale, ha indicato direttamente Paolini ed Errani, alzando la voce e accusandole apertamente di aver utilizzato una tecnologia vietata per ottenere un vantaggio durante i game decisivi del match.
Le sue parole hanno creato un brusio immediato sugli spalti, dove il pubblico è passato in pochi istanti dall’entusiasmo sportivo allo sconcerto, cercando di comprendere la gravità delle accuse appena pronunciate.

Tang Qianhui ha dichiarato che inizialmente aveva notato soltanto movimenti e una coordinazione che le sembravano insoliti, ma che nel corso dell’ultimo set la sua convinzione di un’anomalia era diventata certezza.
Secondo la giocatrice, alcuni dettagli nel modo di posizionarsi e comunicare avrebbero suggerito l’uso di dispositivi tecnologici proibiti, un’accusa estremamente grave nel contesto di un torneo del Grande Slam.
La richiesta di Tang è stata immediata e pubblica: un’indagine urgente da parte di Tennis Australia, affinché venissero verificati equipaggiamenti, comunicazioni e qualsiasi elemento potenzialmente irregolare.
Paolini ed Errani, sorprese dalle accuse, hanno mantenuto un atteggiamento composto, evitando qualsiasi reazione impulsiva e affidandosi alle autorità del torneo per chiarire rapidamente la situazione.
Le immagini delle due italiane, ferme e silenziose mentre ascoltavano le accuse, hanno fatto rapidamente il giro dei social network, alimentando speculazioni e interpretazioni spesso prive di fondamento.
Nei minuti successivi, funzionari di Tennis Australia e supervisori dell’incontro si sono consultati a bordo campo, mentre l’arena era avvolta da un silenzio insolito per uno stadio solitamente rumoroso.
La tensione è cresciuta ulteriormente quando è stato annunciato che il presidente di Tennis Australia, Craig Tiley, avrebbe rilasciato una dichiarazione ufficiale nel giro di pochi minuti.
Dieci minuti dopo l’esplosione di rabbia di Tang Qianhui, Tiley è apparso davanti alle telecamere, consapevole della delicatezza del momento e dell’attenzione mediatica internazionale.

Con tono fermo e misurato, il presidente ha spiegato che una prima verifica immediata era già stata effettuata sul campo e nelle aree tecniche, senza rilevare alcuna irregolarità.
Tiley ha sottolineato che Paolini ed Errani non avevano utilizzato alcun dispositivo tecnologico vietato, né prima né durante l’incontro, e che le accuse non trovavano alcun riscontro nei controlli preliminari.
Ha aggiunto che il torneo dispone di protocolli rigorosi per il monitoraggio delle attrezzature e delle comunicazioni, e che ogni match viene supervisionato per garantire la massima equità competitiva.
La dichiarazione ha lasciato l’intera arena senza parole, trasformando lo shock iniziale in un misto di sollievo e incredulità, soprattutto tra i tifosi italiani presenti sugli spalti.
Paolini ed Errani hanno accolto la conferma con discrezione, ringraziando ufficialmente l’organizzazione e ribadendo la loro fiducia nei controlli e nella trasparenza del torneo.
Molti osservatori hanno sottolineato come la loro reazione composta abbia contribuito a rafforzare l’immagine di professionalità e correttezza costruita nel corso delle loro carriere.

Tang Qianhui, dal canto suo, è apparsa visibilmente colpita dalla dichiarazione ufficiale, riducendo immediatamente il tono e allontanandosi dal campo senza ulteriori commenti pubblici.
L’episodio ha aperto un dibattito più ampio sulla pressione emotiva nei grandi tornei, dove sconfitte ravvicinate e aspettative elevate possono sfociare in reazioni estreme.
Ex giocatori e commentatori hanno ricordato come, nel tennis moderno, la tecnologia sia strettamente regolamentata e che accuse di questo tipo richiedano prove concrete e verificabili.
Alcuni hanno espresso comprensione per la frustrazione di Tang, pur condannando la scelta di rendere pubbliche accuse così gravi senza attendere verifiche ufficiali.
L’organizzazione degli Australian Open ha ribadito che, pur non emergendo alcuna irregolarità, l’episodio sarebbe stato comunque documentato per garantire la massima trasparenza.

Nel frattempo, Paolini ed Errani hanno cercato di riportare l’attenzione esclusivamente sul tennis, concentrandosi sui prossimi impegni del torneo e evitando qualsiasi polemica.
Il caso ha dimostrato quanto rapidamente una partita possa trasformarsi in una tempesta mediatica, soprattutto nell’era dei social network e della comunicazione istantanea.
Molti tifosi hanno elogiato la rapidità e la chiarezza della risposta di Craig Tiley, ritenendola fondamentale per evitare che il sospetto si trasformasse in una macchia duratura.
A distanza di poche ore, la vicenda è rimasta come uno degli episodi più discussi del torneo, non per il risultato sportivo, ma per la gestione di una crisi improvvisa.
Alla fine, la conferma ufficiale dell’assenza di qualsiasi forma di imbrogli ha restituito serenità all’ambiente, ribadendo un principio fondamentale: nel tennis d’élite, le accuse devono sempre essere accompagnate da prove, non da emozioni.