Il flop clamoroso di Striscia la Notizia dopo il ritorno di Enzo Iacchetti ha scatenato una vera bufera mediatica in Italia. Il debutto della nuova edizione aveva registrato un promettente 18,6 per cento di share, alimentando speranze in Mediaset. Tuttavia, già dalla seconda puntata gli ascolti sono crollati drasticamente a 12,3 per cento, surclassati da Don Matteo su Rai Uno.

Molti telespettatori e commentatori online hanno puntato il dito contro Iacchetti, accusandolo di aver alienato parte del pubblico storico del programma. Le sue posizioni politiche, spesso espresse apertamente a favore della causa palestinese e critiche verso Israele, hanno diviso gli spettatori. Commenti sui social parlano di un “tono ideologico” percepito come eccessivo e fuori luogo in un format satirico.

Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, non ha risparmiato critiche feroci. Durante un intervento televisivo ha dichiarato senza mezzi termini che il flop è “colpa della sua ignoranza”. Secondo Sallusti, Iacchetti avrebbe sottovalutato la sensibilità del pubblico italiano su temi geopolitici complessi e polarizzanti.
La polemica si è rapidamente trasformata in scontro ideologico. Sostenitori di Iacchetti lo difendono come un artista libero di esprimere le proprie idee, mentre detrattori lo accusano di aver trasformato Striscia in una tribuna politica personale. Ezio Greggio, suo compagno di conduzione, appare sempre più in difficoltà nel mantenere l’equilibrio comico.
I dati Auditel confermano il tracollo: la fascia oraria serale di Canale 5 ha perso terreno rispetto alla concorrenza. Molti analisti ritengono che il calo non dipenda solo da Iacchetti, ma da un mix di fattori, tra cui stanchezza del format e mancanza di sketch davvero innovativi. Tuttavia il nome di Enzo resta al centro delle accuse.
Sui forum e su X la discussione infuria senza sosta. Hashtag come #FlopStriscia e #IacchettiIgnorante hanno raccolto migliaia di interazioni. Alcuni utenti ironizzano sul fatto che il comico, noto per il suo umorismo tagliente, sia stato “bocciato” proprio dal popolo del web che un tempo lo idolatrava.
Mediaset ha reagito con prudenza, limitandosi a comunicati generici sulla fiducia nel cast. Fonti interne rivelano però tensioni crescenti: la dirigenza starebbe valutando modifiche al cast già dalla prossima stagione. Greggio potrebbe essere confermato, mentre Iacchetti rischia l’esclusione.
Sallusti ha rincarato la dose in un editoriale, definendo l’approccio di Iacchetti “culturalmente immaturo” e incapace di comprendere il sentire comune degli italiani. Ha sottolineato come certe posizioni pro-Palestina, espresse in modo rozzo, abbiano irritato un pubblico moderato che cerca evasione, non propaganda.
Critici cinematografici e televisivi ricordano che Striscia ha sempre vissuto di satira politica, ma con equilibrio e leggerezza. Negli anni d’oro con Ficarra e Picone o con Antonio Ricci al timone, il programma riusciva a colpire tutti senza schierarsi apertamente. Oggi, secondo molti, quel bilanciamento è saltato.
Iacchetti ha risposto indirettamente tramite i suoi canali social, parlando di “censura mascherata da critica”. Ha accusato i detrattori di volerlo zittire per le sue idee scomode. Tuttavia il silenzio prolungato su Rai o Mediaset ha alimentato l’impressione di un artista isolato.
Il confronto con Don Matteo appare impietoso. La fiction con Terence Hill continua a dominare la serata con valori stabili intorno al 20-22 per cento. La formula rassicurante, familiare e priva di polemiche attira famiglie intere, mentre Striscia sembra aver perso appeal trasversale.
Esperti di comunicazione sottolineano l’errore strategico di Mediaset: riportare Iacchetti senza un rodaggio graduale. Il suo ritorno a gamba tesa su temi caldi ha creato un cortocircuito con le aspettative del pubblico leggero del venerdì sera.
La bufera ha coinvolto anche altri opinionisti. Su La Verità e Libero sono apparsi articoli che accusano Iacchetti di “autolesionismo mediatico”. Alcuni lo paragonano a figure divisive come Crozza, ma senza il suo stesso talento mimetico e la capacità di non alienare.
Intanto gli ascolti continuano a preoccupare. La terza puntata ha segnato un ulteriore lieve calo, confermando il trend negativo. Gli inserzionisti iniziano a manifestare inquietudine: un programma in calo perde valore commerciale rapidamente.
Greggio tenta di salvare la situazione con monologhi più classici e gag fisiche, ma il clima in studio appare teso. Testimoni raccontano di discussioni accese tra autori e conduttori su come bilanciare satira e opinioni personali.
Il caso Iacchetti-Striscia diventa emblematico di un’epoca in cui la televisione generalista fatica a gestire figure polarizzanti. In un’Italia divisa su guerra, migrazioni e identità, ogni parola pesa il doppio e può costare share preziosi.
Sallusti conclude i suoi interventi ripetendo che l’ignoranza non è solo mancanza di nozioni, ma incapacità di leggere il Paese reale. Secondo lui Iacchetti ha sbagliato bersaglio, attaccando una parte del pubblico invece di divertire tutti.
Il futuro del programma resta incerto. Mediaset potrebbe decidere un restyling drastico o addirittura una pausa. Intanto il web continua a dibattere: è davvero colpa di Iacchetti o di un format invecchiato male?
Iacchetti, nonostante le critiche, mantiene una nicchia di fedelissimi che lo apprezzano per la coerenza. Ma in televisione i numeri parlano chiaro: senza pubblico ampio non si sopravvive a lungo.
Alla fine la vicenda lascia una lezione amara. La satira televisiva richiede equilibrio, timing e rispetto per lo spettatore. Quando questi elementi vengono meno, anche un’icona come Striscia la Notizia può trasformarsi in un flop annunciato.
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