La audace rivelazione di Mel Gibson sta scuotendo il mondo del cinema e della spiritualità: il suo prossimo film, *La Resurrezione di Cristo*, promette di portare sullo schermo un Gesù cosmico, ispirato alla Bibbia etiope, che potrebbe ribaltare tutto ciò che crediamo di sapere sulla fede, sulla resurrezione e sulla natura stessa dell’esistenza. Dopo il successo travolgente e controverso de *La Passione di Cristo* nel 2004, Gibson torna con un progetto ambizioso, diviso in due parti, che non si limita a raccontare la resurrezione di Gesù, ma esplora dimensioni mistiche, cosmiche e apocalittiche finora poco conosciute nel cristianesimo occidentale.

Il regista australiano, noto per la sua profonda devozione cattolica tradizionale ma anche per visioni non convenzionali, ha lavorato per oltre sette anni alla sceneggiatura insieme a Randall Wallace, suo fratello Donal Gibson e storici teologi. Le riprese sono iniziate nell’agosto 2025 in Italia, tra Cinecittà, Matera e altri borghi della Basilicata scelti per evocare l’antica Terra Santa. Il cast è completamente rinnovato: Jaakko Ohtonen interpreta Gesù, Mariela Garriga è Maria Maddalena, mentre nomi come Kasia Smutniak e Riccardo Scamarcio compaiono in ruoli chiave.
Il budget stimato sfiora i 200 milioni di dollari complessivi, rendendolo uno dei film più costosi del 2027. La prima parte uscirà il Venerdì Santo 2027, la seconda 40 giorni dopo, il giorno dell’Ascensione.

Ma ciò che rende questo progetto davvero esplosivo è la fonte di ispirazione dichiarata da Gibson: la Bibbia etiope, o meglio il canone della Chiesa ortodossa etiope Tewahedo, che comprende 81 (o in alcune versioni 88) libri, molti dei quali considerati apocrifi o esclusi dal canone occidentale definito nei concili del IV secolo. Conservata per secoli nei monasteri remoti delle montagne etiopi, scritta in ge’ez – l’antica lingua semitica – questa Bibbia include testi come il Libro di Enoch, il Libro dei Giubilei e altri scritti enochiani che descrivono visioni celesti, angeli, demoni e una cosmologia complessa.
In questi testi, Gesù (o il Cristo risorto) non appare solo come il maestro gentile e sofferente dei Vangeli sinottici, ma come una figura cosmica, radiante di luce abbagliante, una presenza così potente da far tremare la creazione stessa.

Gibson ha accennato in interviste e dichiarazioni che la sua visione della resurrezione va oltre il semplice evento storico: include il “discenso agli inferi” (il cosiddetto harrowing of hell), le battaglie spirituali tra forze celesti e infernali, e una rappresentazione del Cristo risorto come essere di fuoco e luce cosmica. “Non è solo un film – ha detto – è una guerra spirituale”.
Secondo fonti vicine al progetto, il regista si è ispirato a descrizioni etiopi in cui il Risorto appare come una entità travolgente: angeli che cadono in silenzio davanti a lui, la realtà che si piega alla sua presenza, un’aura terrificante e al tempo stesso salvifica. Questa immagine contrasta con la tradizionale iconografia occidentale, dove Gesù risorto è spesso ritratto con mitezza, ferite visibili e un alone di pace serena.
La Bibbia etiope, unica al mondo per la sua completezza, include passaggi post-resurrezione che alcuni ritengono “cancellati” o esclusi dai vangeli canonici. Si parla di visioni in cui Gesù rivela ai discepoli misteri cosmici, spiega il destino delle anime, descrive gerarchie angeliche e demoniache, e offre una prospettiva escatologica che abbraccia l’intero universo. Gibson sembra voler portare queste elementi sullo schermo in modo visivamente epico: scene di discesa negli inferi con effetti speciali mozzafiato, incontri con entità spirituali, e una resurrezione che non è solo fisica ma trasformativa su scala cosmica.
“La resurrezione non è solo un fatto del passato – ha dichiarato – è speranza per il futuro, ma anche un mistero che scuote le fondamenta della realtà”.
Questa scelta ha già scatenato dibattiti accesi. Per i cattolici tradizionali, fedeli al canone definito dal Concilio di Trento, attingere a testi apocrifi o eterodossi rischia di sfociare in eresie o in una visione millenarista troppo vicina a correnti evangeliche apocalittiche. Alcuni critici accusano Gibson di mescolare fonti non ortodosse, come già fece ne *La Passione* con le visioni mistiche di Anna Katharina Emmerick. Altri, invece, vedono nel film un’opportunità per riscoprire aspetti dimenticati del cristianesimo primitivo: l’Etiopia, cristianizzata fin dal IV secolo, ha preservato tradizioni antichissime, lontane dalle influenze romane e bizantine che hanno modellato l’Occidente.
Il fenomeno non è nuovo. Negli ultimi anni, video e post virali su piattaforme come YouTube e Facebook hanno amplificato l’idea che “Mel Gibson ha scoperto nella Bibbia etiope un Gesù che cambia tutto”. Titoli sensazionalistici parlano di “rivelazioni nascoste”, “passaggi cancellati dai vangeli moderni”, “Cristo cosmico radiante e terrificante”. Sebbene molte di queste affermazioni siano esagerate o prive di fonti accademiche solide, riflettono un desiderio diffuso: in un’epoca di crisi spirituale, molti cercano una fede più profonda, mistica, capace di confrontarsi con il mistero dell’esistenza oltre le narrazioni convenzionali.
Gibson, dal canto suo, ha sempre insistito sull’autenticità storica e spirituale del suo lavoro. Ne *La Passione* usò l’aramaico, l’ebraico e il latino per immergere lo spettatore nel contesto del I secolo; lo stesso approccio è confermato per il sequel.
Ma stavolta il focus è sul “dopo”: cosa accadde tra la croce e l’alba della Pasqua? Dove andò Gesù nei tre giorni? Come vinse la morte su scala cosmica? Il film promette di esplorare questi interrogativi con una potenza visiva che potrebbe lasciare il pubblico sconvolto, come accadde vent’anni fa, quando migliaia di persone uscirono dalle sale in lacrime o in crisi esistenziale.
Il cast internazionale e le location italiane aggiungono un sapore epico: Matera, con i suoi sassi millenari, evoca Gerusalemme antica; le riprese in Basilicata portano avanti una tradizione cinematografica che ha reso l’Italia set biblico per eccellenza. Lionsgate, distributore del progetto, punta a un impatto globale, con proiezioni speciali e dibattiti teologici previsti intorno all’uscita.
In fondo, *La Resurrezione di Cristo* non è solo un film: è una sfida. Sfida le convenzioni, le certezze dogmatiche, le immagini pie e addomesticate di Gesù. Propone un Cristo cosmico, che non si limita a salvare le anime ma rimodella l’universo, una figura di luce così intensa da essere quasi insopportabile. Se Gibson riuscirà a tradurre questa visione in immagini potenti, potrebbe non solo battere record al botteghino, ma riaccendere un dibattito millenario: chi è davvero Gesù? Un maestro di pace, un profeta sofferente, o una forza cosmica che trascende ogni comprensione umana?
Mentre il mondo attende il 2027, una cosa è certa: questo film non lascerà indifferenti. Potrebbe scuotere la fede di milioni, riaprire ferite antiche o accendere nuove speranze. In un’epoca di dubbi e divisioni, Mel Gibson scommette tutto su una resurrezione che va oltre la storia, verso l’infinito. E forse, proprio in questo “oltre”, troveremo la vera audacia della rivelazione.