ATTACCANO E SBEFFEGGIANO GIORGIA MELONI SU LA7, MA LA REPLICA DELLA PREMIER LI TRAVOLGEDallo scherno televisivo alla querela: l’epico scontro tra Giorgia Meloni e l’élite intellettuale su La7
L’Arena mediatica: quando il talk show diventa tribunale Quello a cui abbiamo assistito nell’ultima settimana non è stato un semplice confronto di idee, ma una narrazione che ricorda le esecuzioni mediatiche più spietate. Nei salotti della televisione italiana, in particolare su La7, il dibattito pubblico sembra aver toccato un punto di non ritorno. In un’atmosfera gelida, quasi da sala operatoria, la critica politica si è trasformata in un attacco frontale all’estetica, alla moralità e alla sicurezza della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Lo scontro ha visto contrapporsi da un lato i volti noti dell’intelligenzia progressista e dall’altro la Premier, decisa a non porgere più l’altra guancia.
Il ridicolo come arma di distruzione: il caso Ginevra Bompiani Al centro della scena, la scrittrice Ginevra Bompiani ha aperto le danze non con analisi socio-economiche, ma con l’arma del dileggio. Utilizzando un tono che oscillava tra la pedagogia e la derisione amara, ha definito la Meloni una “buffona”, sostenendo che fosse una maschera della commedia dell’arte prestata indegnamente alle istituzioni. La performance teatrale della Bompiani, completa di imitazioni della voce e della gestualità della Premier, ha trasformato lo studio televisivo in un salotto borghese dove l’unica regola era ridere della presunta volgarità del popolo e dei suoi rappresentanti.
L’ombra del passato e la retorica del nazismo Tuttavia, il registro è cambiato bruscamente quando la discussione è passata dalla satira alla demonizzazione. La Bompiani ha evocato lo spettro più terribile del Novecento, dichiarando con calma glaciale che “i nazisti circondano la Meloni”. Quando qualcuno in studio ha provato a far notare l’enormità di tale affermazione, la risposta è stata una risata fragorosa e sguaiata. Questo atteggiamento ha evidenziato un senso di superiorità intellettuale che considera chiunque non veda i “nazisti” ovunque come un complice o un cieco privo di strumenti critici.

La diagnosi della filosofa: “Propaganda Assassina” Il livello dello scontro è salito ulteriormente con l’intervento della filosofa Rosy Braidotti. Collegata da remoto con uno sfondo di librerie che garantivano la sua autorità accademica, la Braidotti ha istituito un parallelismo agghiacciante tra la Meloni e Vladimir Putin. Ha parlato di una “rabbia omicida” e ha definito quella della destra italiana una “propaganda di stampo assolutamente assassino”. Secondo la filosofa, i valori di “Dio, patria e famiglia” non sarebbero altro che prove di complicità morale con regimi oppressivi.
La Braidotti ha concluso il suo atto d’accusa manifestando tristezza e paura, annunciando di preferire la vita all’estero piuttosto che contaminarsi con l’attuale clima italiano.
La risposta di Giorgia Meloni: il video della verità Dopo giorni di attacchi ininterrotti, la replica di Giorgia Meloni è arrivata attraverso un video registrato col proprio smartphone, senza filtri e senza intermediari. Inquadratura stretta, sfondo bianco e un tono di voce controllato: la Premier ha elencato uno per uno gli insulti ricevuti, disinnescandoli con la logica. Ha sottolineato il paradosso di essere accusata di simpatie pro-Putin proprio lei che ha mantenuto una linea atlantista granitica.
La Meloni ha ribaltato la prospettiva, sostenendo che l’odio degli intellettuali non è segno di forza, ma di una disperazione politica di chi non ha più argomenti concreti.
L’Arena mediatica: quando il talk show diventa tribunale Quello a cui abbiamo assistito nell’ultima settimana non è stato un semplice confronto di idee, ma una narrazione che ricorda le esecuzioni mediatiche più spietate. Nei salotti della televisione italiana, in particolare su La7, il dibattito pubblico sembra aver toccato un punto di non ritorno. In un’atmosfera gelida, quasi da sala operatoria, la critica politica si è trasformata in un attacco frontale all’estetica, alla moralità e alla sicurezza della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Lo scontro ha visto contrapporsi da un lato i volti noti dell’intelligenzia progressista e dall’altro la Premier, decisa a non porgere più l’altra guancia.
La sicurezza e il diritto di non essere di sinistra Il punto più drammatico della risposta della Premier ha riguardato la propria incolumità. La Meloni ha spiegato che dipingere un avversario come il “male assoluto” o un “assassino” significa armare la mano di qualche fanatico che potrebbe prendere quelle parole alla lettera. Ha accusato i “cattivi maestri” della TV di essere istigatori morali di una potenziale violenza. Il video si è concluso con un annuncio secco: “Ho deciso che querelo tutti”.
La battaglia si sposta dunque dal fango mediatico alle aule di tribunale, dove le parole dovranno essere giustificate davanti a un magistrato. Il messaggio finale è stato un appello alla libertà: rivendicare il diritto di non essere di sinistra senza per questo essere criminalizzati o considerati nemici pubblici.
L’Arena mediatica: quando il talk show diventa tribunale Quello a cui abbiamo assistito nell’ultima settimana non è stato un semplice confronto di idee, ma una narrazione che ricorda le esecuzioni mediatiche più spietate. Nei salotti della televisione italiana, in particolare su La7, il dibattito pubblico sembra aver toccato un punto di non ritorno. In un’atmosfera gelida, quasi da sala operatoria, la critica politica si è trasformata in un attacco frontale all’estetica, alla moralità e alla sicurezza della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Lo scontro ha visto contrapporsi da un lato i volti noti dell’intelligenzia progressista e dall’altro la Premier, decisa a non porgere più l’altra guancia.