«MAMMA, TI VOGLIO BENE»: L’ultimo messaggio del giovane prodigio del golf prima dei devastanti incendi nel suo resort svizzero — Sua madre ha richiamato, ma ha ricevuto solo silenzio mentre 40 persone perivano nell’inferno di fuoco la notte di Capodanno.

La notte di Capodanno 2026 a Crans-Montana, nel Canton Vallese, doveva essere una festa di luci, neve e musica per centinaia di giovani radunati nel seminterrato del locale Le Constellation.
Invece, è diventata una delle più gravi tragedie della storia recente della Svizzera: un incendio rapidissimo ha ucciso almeno 40 persone e ne ha ferite gravemente più di 116, molte delle quali adolescenti tra i 14 e i 20 anni provenienti da Svizzera, Italia, Francia, Germania e altri Paesi europei.
Tra le vittime c’è anche Matteo Rossi, 16 anni, considerato uno dei più promettenti talenti del golf giovanile svizzero e italiano. Matteo, nato a Lugano da madre italiana e padre svizzero, era arrivato a Crans-Montana con un gruppo di amici per festeggiare l’ultimo dell’anno.
Giocava a golf da quando aveva cinque anni e, a soli 16, aveva già vinto due tornei nazionali under-18 e ottenuto una borsa di studio per un’accademia in Florida. I suoi compagni lo descrivevano come un ragazzo solare, disciplinato, sempre pronto a scherzare ma anche a motivare gli altri.

«Era il tipo che ti faceva sentire speciale solo standoti vicino», ha detto un amico sopravvissuto.
Alle 01:27 del 1° gennaio, Matteo ha inviato un messaggio WhatsApp alla madre, Laura Moretti, che si trovava a casa a Lugano per passare la notte tranquilla. Il testo era semplice e affettuoso: «Mamma, ti voglio bene. Buon anno! Ti chiamo domani mattina».
Laura ha letto il messaggio quasi subito e, sorridendo, ha risposto con un cuore e un «Anch’io tesoro, divertiti ma non fare tardi». Pochi minuti dopo, ha deciso di richiamarlo per sentire la sua voce in diretta, come faceva spesso quando lui era fuori casa.
Il telefono ha squillato a vuoto. Ha provato di nuovo dopo cinque minuti: silenzio. Un nodo allo stomaco l’ha fatta rabbrividire. Ha mandato un altro messaggio: «Matteo? Tutto ok?». Nessuna risposta.
Intanto, al Le Constellation, l’inferno si era scatenato. Alcune fontanelle pirotecniche decorative sulle bottiglie di champagne avevano generato scintille che hanno raggiunto i pannelli fonoassorbenti del soffitto, vecchi e altamente infiammabili.

In meno di trenta secondi si è verificato un flashover: il locale si è trasformato in una fornace con temperature superiori ai 1000 °C e un fumo nero tossico che ha riempito ogni angolo.
L’unica scala di uscita principale è diventata un imbuto mortale, con ragazzi schiacciati nella calca, altri svenuti per asfissia prima ancora di essere raggiunti dalle fiamme.
Matteo si trovava vicino al centro della sala con il suo gruppo di amici. Secondo le testimonianze di chi è sopravvissuto, ha cercato di aiutare chi era caduto e ha tentato di aprire una via di fuga secondaria rompendo una finestra con una sedia. Ma il fumo era troppo denso.
«L’ultima volta che l’ho visto era inginocchiato vicino a una ragazza che tossiva forte», ha raccontato un compagno di golf che è riuscito a uscire. «Gridava “Andiamo, forza!” ma poi il fumo lo ha inghiottito».
Laura Moretti ha capito che qualcosa di terribile era successo quando, intorno alle 02:15, ha ricevuto una chiamata dal numero di un’amica di Matteo. La ragazza, in lacrime, le ha detto: «Signora, c’è stato un incendio… Matteo era lì dentro… non sappiamo se è uscito». Laura è crollata.

Ha guidato per quasi due ore sotto la neve fino a Crans-Montana, arrivando all’alba mentre i vigili del fuoco continuavano a spegnere le fiamme residue e a estrarre corpi. Ha passato ore a chiedere di suo figlio ai soccorritori, mostrando foto sul telefono, implorando notizie.
Alle 08:47 del mattino le è stato comunicato ufficialmente che Matteo era tra le vittime identificate grazie al braccialetto con il suo nome e al riconoscimento dei resti.
L’autopsia ha confermato che Matteo è morto per inalazione di fumo e ustioni gravi. Non ha sofferto a lungo: il monossido di carbonio lo ha stordito rapidamente. Tra le sue cose recuperate dai vigili del fuoco c’era il telefono, schermo incrinato ma ancora acceso.
L’ultimo messaggio inviato era proprio quello alla madre. Laura lo ha letto e riletto, stringendo il cellulare al petto come se potesse riportare indietro suo figlio.
La tragedia ha sconvolto il mondo del golf svizzero e italiano. L’Swiss Golf Federation ha emesso un comunicato di cordoglio, definendo Matteo «un talento straordinario e una persona di rara sensibilità». Diversi circoli golfistici hanno annunciato borse di studio intitolate a lui per giovani under-18.
In Italia, la FIG (Federazione Italiana Golf) ha ricordato il suo nome durante il primo torneo della stagione 2026, osservando un minuto di silenzio.
La madre di Matteo, Laura, ha rilasciato una breve dichiarazione ai media italiani: «Mio figlio mi ha detto ti voglio bene pochi minuti prima di morire. Quella frase è l’ultima cosa che ho di lui.
Non riesco a smettere di pensare che se avessi insistito di più per farlo tornare a casa prima… Ma lui era felice, rideva con gli amici. Non voglio che la sua morte sia solo una statistica. Voglio che la gente ricordi quanto fosse buono, quanto amasse la vita».
L’inchiesta penale è in corso: i proprietari del locale sono indagati per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose e incendio colposo. Emergono gravi carenze nelle norme di sicurezza: il locale non era stato ispezionato dal 2020, i materiali del soffitto erano infiammabili e non c’erano sufficienti vie di fuga secondarie.
Il governo svizzero ha dichiarato cinque giorni di lutto nazionale e ha annunciato una revisione urgente delle leggi sui locali notturni.
Matteo Rossi non era solo un prodigio del golf. Era un figlio, un amico, un ragazzo che mandava un messaggio d’amore alla mamma prima di una festa. Quel «Mamma, ti voglio bene» è rimasto sospeso nel vuoto, senza risposta, mentre il fuoco divorava tutto.
Sua madre lo ha richiamato, ma ha trovato solo silenzio. Un silenzio che ora riecheggia in migliaia di cuori, ricordando quanto sia fragile la vita e quanto preziosi siano gli ultimi istanti condivisi con chi amiamo.
Oggi Laura Moretti tiene il telefono di Matteo sul comodino, con quel messaggio ancora visibile sullo schermo. Ogni sera lo rilegge, come se fosse un abbraccio che non finirà mai.
E in quel «ti voglio bene» cerca la forza per andare avanti, per raccontare la storia di un ragazzo che, anche nel momento più buio, ha pensato prima agli altri e poi a sé stesso.