MEL GIBSON AFFERMA CHE LA BIBLIA ETIOPE RIVELA UNA VERITÀ NASCOSTA SU GESÙ CHE LA STORIA “HA LASCIATO FUORI” — DETTAGLI

L’antico manoscritto che sfida secoli di tradizione e che oggi riaccende il dibattito sulla figura di Cristo inizia tra le montagne dell’Etiopia, lontano dai centri del potere religioso occidentale. Lì, nei monasteri scavati nella roccia e protetti da generazioni, sopravvive la versione più antica e completa della cosiddetta Bibbia etiope, un testo contenente 81 libri e che offre un’immagine di Gesù radicalmente diversa da quella che domina le chiese occidentali.

Mentre la maggior parte delle Bibbie protestanti è limitata a 66 libri, il canone etiope preserva scritti che furono esclusi, banditi o completamente distrutti altrove. Questo fatto non è una semplice differenza editoriale, ma una profonda divergenza che rivela un’altra narrazione, rimasta praticamente invisibile per secoli. In questo contesto emerge la figura del cineasta Mel Gibson, che ha deciso di portare sul grande schermo una versione di Cristo ispirata a queste antiche fonti, con una produzione da 100 milioni di dollari prevista per il 2027.

Uno degli elementi più sorprendenti di questi testi è la descrizione fisica e simbolica di Gesù. Invece dell’immagine morbida e serena resa popolare dall’arte rinascimentale, appare una figura di autorità cosmica: capelli bianchi come lana, occhi come fuoco ardente e un viso che irradia una luce impossibile da sostenere. Questa rappresentazione, presente sia nei testi antichi che nel libro dell’Apocalisse, non è un’invenzione moderna, ma una continuità di tradizioni che l’Occidente ha lasciato da parte.

La scoperta e la conservazione di manoscritti come i Vangeli di Garima, datati tra il IV e il VII secolo attraverso i test al carbonio effettuati dall’Università di Oxford, rafforzano l’antichità di questa tradizione. Queste opere, considerate tra i più antichi manoscritti cristiani illustrati del mondo, rimangono in Etiopia e non sono state trasferite, nemmeno per uno studio esaustivo, aggiungendo un’aura di mistero e autenticità.

Al centro di questa narrazione ci sono tre testi fondamentali: il Libro di Enoch, il Libro dei Giubilei e l’Ascensione di Isaia. Questi scritti, conservati interamente in Etiopia, offrono una visione di Cristo come entità preesistente, cosmica e decisiva nell’ordine dell’universo.

Il Libro di Enoch, la cui scrittura risale almeno al 3° secolo a.C., descrive una figura chiamata “il Figlio dell’Uomo”, un giudice divino circondato dal fuoco e dal potere assoluto. Questo titolo coincide con quello che Gesù usa ripetutamente nei vangeli, suggerendo una continuità teologica che era nota ai primi cristiani. Padri della Chiesa come Tertulliano e Ireneo di Lione citarono questo testo come autorità, confermandone l’attualità nei primi secoli del cristianesimo.

Tuttavia, nel 363 d.C., durante il Concilio di Laodicea, il Libro di Enoch fu ufficialmente respinto. Le copie furono distrutte e la sua influenza messa a tacere. Nonostante ciò, la sua impronta è rimasta nel linguaggio e nelle idee del Nuovo Testamento. La rimozione del testo non ne cancellò l’impatto, ma disconnetteva le generazioni successive dalla sua origine.

Un altro dei testi chiave, l’Ascensione di Isaia, descrive un viaggio attraverso sette livelli del cielo, dove ogni sfera rivela una gerarchia di esseri e una crescente intensità di luce e potere. In questa storia, Cristo discende deliberatamente, nascondendo la sua divinità strato dopo strato finché non diventa un essere umano. Questa narrazione non solo ridefinisce l’incarnazione, ma presenta la crocifissione come un evento cosmico che influenza tutta la realtà.

Questo approccio è proprio ciò che Mel Gibson ha menzionato in varie interviste parlando del suo prossimo film, la continuazione di La Passione di Cristo. Secondo il regista, la nuova produzione non seguirà una linea narrativa convenzionale, ma esplorerà molteplici dimensioni, tra cui la caduta degli angeli e la discesa agli inferi. Dichiarazioni fatte in spazi come The Joe Rogan Experience hanno rafforzato l’idea che il progetto sarà una rappresentazione radicalmente diversa della storia di Gesù.

Notevole è la coincidenza tra gli elementi descritti da Gibson e i contenuti dei testi etiopi. Entrambi presentano un Cristo che trascende l’umano, che opera su più livelli e la cui storia non può limitarsi a una storia lineare. Questa convergenza ha suscitato l’interesse di ricercatori e credenti, suggerendo che una parte significativa della tradizione cristiana potrebbe essere stata emarginata per ragioni che vanno oltre quelle strettamente teologiche.

Alcuni studiosi sostengono che l’esclusione di alcuni testi rispondesse anche a interessi istituzionali. Scritti come il cosiddetto Libro dell’Alleanza, presente nella tradizione etiope, contengono insegnamenti attribuiti a Gesù che sottolineano la natura divina insita nell’essere umano. L’idea che le persone siano “figli della luce” e non semplicemente esseri caduti mette in discussione le strutture di potere che per secoli si sono basate sulla necessità dell’intermediazione religiosa.

Mentre l’Europa consolidava i suoi canoni ed eliminava i testi considerati pericolosi, l’Etiopia, isolata geograficamente e politicamente, continuava a copiare e preservare le sue scritture. Sotto il regno di Ezana di Aksum, il cristianesimo fu stabilito come religione ufficiale e da allora la tradizione etiope ha mantenuto una continuità quasi ininterrotta.

I monaci che proteggevano questi manoscritti lavoravano in condizioni estreme, utilizzando pergamene fatte a mano e inchiostri naturali. Il loro lavoro, svolto nel silenzio e lontano dai centri di potere, ha permesso a questi testi di sopravvivere a invasioni, cambiamenti politici e trasformazioni culturali. Oggi, la sua eredità emerge come un elemento chiave per comprendere una versione più ampia e complessa del cristianesimo primitivo.

L’immagine di Cristo che domina oggi, plasmata in gran parte dall’arte europea e dalla tradizione occidentale, potrebbe non essere quella originale. I testi etiopi presentano invece una figura più vicina a un’entità cosmica, la cui presenza altera la realtà e la cui storia abbraccia dimensioni oltre il visibile.

Con l’uscita del nuovo film di Mel Gibson prevista per il 2027, questa narrazione potrebbe raggiungere per la prima volta un pubblico globale. Se la produzione riuscirà a cogliere l’essenza di questi testi antichi, segnerà una svolta nel modo in cui la figura di Cristo viene percepita nella cultura contemporanea.

Ciò che è rimasto nascosto per secoli in manoscritti remoti e lingue dimenticate comincia ora a essere integrato nel dibattito pubblico. La storia che si credeva definitiva mostra nuovi strati, nuove interpretazioni e una profondità che sfugge a qualsiasi visione semplificata. La tradizione etiope, silenziosa ma persistente, si posiziona come una delle chiavi per comprendere l’origine e l’evoluzione di una delle figure più influenti della storia.

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