Duello in TV: Meloni sfida il “verdetto” della Annunziata e rivendica la sovranità dell’Italia

Lo studio televisivo si è trasformato in un’arena tesa, quasi soffocante, dove due mondi si sono fronteggiati senza arretrare di un centimetro. Da una parte Lucia Annunziata, giornalista di lungo corso, armata di appunti che sembravano verdetti già scritti; dall’altra Giorgia Meloni, una Premier determinata, con uno sguardo che non lasciava alcuno spazio a cedimenti o esitazioni. La luce fredda dei riflettori tagliava i volti come lame e la tensione, ancor prima della diretta, vibrava nell’aria carica di elettricità, preannunciando uno degli scontri più accesi della stagione politica.
L’attacco sulla politica estera: “Equilibrismo o strategia?”
Lucia Annunziata ha aperto le danze puntando dritto al cuore della politica estera del governo. L’accusa è stata frontale: un “equilibrismo stucchevole” tra la fedeltà a Washington e gli sguardi d’intesa rivolti ai movimenti sovranisti antieuropei. Secondo la giornalista, quella del governo sarebbe una recita senza sostanza, una sorta di attesa messianica di un cambio al vertice negli Stati Uniti per mutare rotta. “In diplomazia,” ha incalzato la Annunziata, “chi non sceglie finisce per essere scelto dagli altri, spesso come vittima sacrificale.”
La risposta di Giorgia Meloni non si è fatta attendere. Senza scomporsi, la Premier ha ribaltato la narrazione, trasformando l’accusa di ambiguità in una rivendicazione di “difesa dell’interesse nazionale”. Ha spiegato che, per chi è stato abituato per decenni ad andare a Bruxelles o Washington col cappello in mano, la sovranità può apparire incomprensibile. Meloni ha rivendicato di aver scelto l’Italia e non un “padrone”, sottolineando come i suoi accordi strategici e la gestione dei flussi migratori abbiano costretto l’Europa a convergere sulle posizioni italiane.
Economia e Welfare: lo scontro sul “Paese reale”

Il dibattito si è poi spostato sul terreno impervio dell’economia. Annunziata ha criticato aspramente i tagli fiscali, definendoli “gocce insufficienti” in un oceano di inflazione gestita a colpi di bonus temporanei. Ha accusato il governo di vivere di “nemici immaginari” — l’Europa, la magistratura, l’opposizione — solo per tenere unita una maggioranza mossa esclusivamente dalla fame di potere, mentre il welfare verrebbe sistematicamente smantellato.
Con un sospiro di pazienza, Meloni ha definito queste critiche come lo “spartito di chi guarda il mondo dall’alto dei salotti”. Ha difeso con vigore l’addio al Reddito di Cittadinanza, descrivendolo come un atto necessario per restituire dignità a chi può lavorare, citando i record di occupazione e la crescita dei contratti stabili. Sull’autonomia differenziata, tema caldissimo che secondo la giornalista spaccherebbe il Paese, la Premier ha risposto parlando di “responsabilità”: al Sud i politici dovranno finalmente rendere conto di come spendono i soldi, non usandoli più come semplice merce elettorale.
Pluralismo e Informazione: il nodo della RAI
Non poteva mancare il tema del pluralismo mediatico. Alla stoccata dell’Annunziata sull’occupazione della RAI, Meloni ha ribattuto con una logica disarmante: rompere un monopolio durato quarant’anni non è occupazione, ma democrazia. “Per decenni una sola parte politica ha dominato l’informazione pubblica,” ha dichiarato la Premier, “oggi dare spazio a voci diverse significa garantire il vero pluralismo, non attaccare la libertà di stampa.” Secondo Meloni, la sua leadership non è “di plastica”, forgiata sui social, ma è fatta di “ferro”, temprata dal consenso popolare e non dal gradimento dei salotti radical chic.
L’affondo finale: patriottismo contro rassegnazione
Nelle battute finali, Lucia Annunziata ha tentato l’ultimo affondo, dipingendo un governo che etichetta ogni critica come un tradimento e che lascerà un’Italia più povera, divisa e legata a destini internazionali incerti. La chiusura di Giorgia Meloni è stata però dominante. Ha parlato di un’eredità fatta di orgoglio, di un Paese che ha smesso di vergognarsi della propria bandiera e che ha ripreso a scrivere la propria storia senza chiedere scusa.
“Sperare nel fallimento dell’Italia solo per poter dire ‘avevamo ragione’ non è patriottismo, è la politica del peggio,” ha concluso la Premier. Citando i dati sullo spread basso e l’alta fiducia dei mercati, ha ribadito che la sua non è un’illusione, ma una realtà solida. Lo studio è rimasto in un silenzio sospeso mentre Lucia Annunziata deponeva la penna, quasi riconoscendo l’inutilità di quell’arma di fronte a una determinazione così granitica. Giorgia Meloni ha chiuso guardando fisso in camera, rivolgendosi direttamente a quella “maggioranza silenziosa” che, lontano dalle telecamere, continua a sostenere il suo progetto.