10 MINUTI FA: Giovanni Colavita, proprietario del marchio Colavita, ha annunciato che avrebbe rescisso il suo contratto di ambasciatore con Matteo Berrettini dopo che quest’ultimo ha annunciato il suo ritiro dagli Australian Open del 2026… “Per qualsiasi motivo, non voglio lavorare con nessuno che non abbia dato tutto per l’Italia”. Questa notizia ha sconvolto il mondo del tennis e ha sbalordito i fan di Matteo Berrettini, ma Berrettini ha rotto il silenzio con una dichiarazione fredda. Ha scatenato una frenesia tennistica mondiale in soli 15 minuti.

La notizia è esplosa come una bomba nel primo pomeriggio, rimbalzando in pochi istanti tra redazioni sportive, social network e gruppi di tifosi. La decisione annunciata da Giovanni Colavita, imprenditore noto e volto storico del marchio che porta il suo nome, ha colto tutti di sorpresa per il tempismo e per il tono delle parole utilizzate. Il ritiro di Matteo Berrettini dagli Australian Open 2026 era stato comunicato poche ore prima, motivato – secondo quanto filtrato dal suo entourage – da condizioni fisiche che non gli avrebbero permesso di competere al massimo livello.

Nessuno, però, si aspettava una reazione così netta e pubblica da parte di uno dei suoi sponsor più prestigiosi.

Secondo fonti vicine all’azienda, Colavita avrebbe preso la decisione dopo una riunione interna straordinaria, convocata subito dopo l’annuncio del forfait del tennista. La frase attribuita all’imprenditore, “non voglio lavorare con nessuno che non abbia dato tutto per l’Italia”, è diventata immediatamente virale, alimentando un dibattito acceso sul confine tra responsabilità sportiva, salute dell’atleta e aspettative commerciali. In molti hanno letto quelle parole come un attacco diretto non solo a Berrettini, ma a una concezione più moderna dello sport, in cui il benessere dell’atleta viene prima del sacrificio a ogni costo.
Il mondo del tennis italiano si è spaccato in due. Da una parte, chi ha difeso Colavita, sostenendo che un ambasciatore di un marchio nazionale debba rappresentare fino in fondo valori di dedizione e sacrificio, soprattutto quando indossa simbolicamente i colori dell’Italia. Dall’altra, una larga fetta di appassionati e addetti ai lavori ha giudicato la scelta affrettata e ingiusta, ricordando le battaglie combattute da Berrettini negli ultimi anni, tra infortuni, rientri difficili e una pressione mediatica costante.
Per circa un quarto d’ora, il silenzio di Matteo Berrettini è stato assordante. I suoi profili social sono rimasti immobili, mentre le ipotesi si moltiplicavano: avrebbe risposto con rabbia? Avrebbe cercato di smorzare i toni? Oppure avrebbe scelto la strada del silenzio totale? Poi, improvvisamente, è arrivata la sua dichiarazione, breve e gelida, che ha immediatamente incendiato il panorama tennistico mondiale. Poche righe, nessun riferimento diretto a Colavita, ma un messaggio chiaro sul diritto di ogni atleta di proteggere la propria carriera e la propria salute.
Nella sua nota, Berrettini ha sottolineato di aver “sempre dato tutto in campo, per se stesso e per il Paese”, aggiungendo che le decisioni difficili fanno parte del percorso di un professionista e che solo chi vive quotidianamente il proprio corpo può sapere quando fermarsi. Il tono misurato, quasi distaccato, è stato interpretato da molti come una risposta elegante a parole che avevano ferito non solo lui, ma anche una parte consistente dei suoi tifosi.
In meno di 15 minuti, la reazione del pubblico è stata travolgente. Hashtag a sostegno di Berrettini sono entrati nelle tendenze globali, mentre ex giocatori, allenatori e commentatori hanno preso posizione. Alcuni hanno ricordato i momenti in cui lo stesso Berrettini aveva giocato nonostante dolori evidenti, trascinando l’Italia in competizioni internazionali e regalando emozioni indimenticabili. Altri hanno invitato alla prudenza, sottolineando come le dinamiche tra sponsor e atleti siano spesso più complesse di quanto appaia dall’esterno.
Anche sul fronte aziendale, il dibattito è rimasto acceso. Analisti di marketing sportivo hanno evidenziato i rischi di una scelta così drastica in termini di immagine, soprattutto in un’epoca in cui il pubblico è sempre più sensibile ai temi della salute mentale e fisica degli sportivi. Al tempo stesso, qualcuno ha fatto notare che Colavita, con la sua presa di posizione, ha voluto lanciare un messaggio forte e coerente con la propria visione imprenditoriale, consapevole delle possibili conseguenze.
Al momento, non è chiaro se la rescissione del contratto porterà a sviluppi legali o se le parti cercheranno un chiarimento lontano dai riflettori. Ciò che è certo è che l’episodio ha acceso una discussione profonda sul rapporto tra identità nazionale, business e sport di alto livello. In un pomeriggio che sembrava destinato a essere solo un altro capitolo di cronaca tennistica, il caso Berrettini-Colavita ha dimostrato quanto rapidamente una decisione possa trasformarsi in un terremoto mediatico globale.
Mentre il tennis mondiale continua a interrogarsi su quanto accaduto, una cosa appare evidente: questa storia non riguarda solo un ritiro da un torneo o la fine di un contratto, ma il modo in cui lo sport moderno affronta il conflitto tra sacrificio, responsabilità e umanità. E la frenesia scatenata in quei 15 minuti è destinata a lasciare il segno ancora a lungo.