“NISCEMI? MUSUMECI SCAPPA COME UN CONIGLIO” – FARAONE ENTRA IN AULA CON GLI STIVALI, SFIDA APERTA AL GOVERNO E UNA DOMANDA CHE BRUCIA: RESPONSABILITÀ O FUGA? L’EMICICLO VA A FUOCO
L’Aula non è abituata a gesti simbolici così plateali, eppure questa volta non è stato possibile ignorarli. Quando Davide Faraone ha varcato la soglia dell’emiciclo indossando stivali da lavoro, il messaggio era chiaro prima ancora che aprisse bocca. Non si trattava di folklore parlamentare né di una semplice provocazione. Era una sfida diretta, frontale, al governo e in particolare a Nello Musumeci, chiamato in causa sul caso Niscemi, una ferita politica e ambientale che continua a bruciare nella coscienza del Paese.

“Musumeci scappa come un coniglio”. Le parole di Faraone hanno attraversato l’Aula come una scossa elettrica. Non un’accusa velata, non un giro di parole. Un attacco netto, costruito per colpire al centro del problema: l’assenza, il silenzio, la mancata assunzione di responsabilità su una questione che da anni divide territori, istituzioni e cittadini. In pochi istanti, l’atmosfera si è fatta incandescente.
Il caso Niscemi non è nuovo. È una storia lunga, complessa, fatta di proteste, promesse mancate, studi contrapposti e decisioni rinviate. Ma ciò che ha fatto esplodere l’Aula non è stato solo il merito della questione, bensì il modo in cui Faraone ha scelto di portarla al centro del dibattito. Gli stivali non erano un vezzo: rappresentavano il fango, la terra, il peso concreto di scelte che ricadono sui cittadini, mentre – secondo l’accusa – la politica si rifugia nelle stanze del potere.
Faraone ha parlato di fuga, di responsabilità eluse, di un governo che preferisce evitare il confronto diretto quando le domande diventano scomode. Ha chiesto perché Musumeci non fosse presente, perché non rispondesse in modo chiaro, perché continuasse a rimandare una presa di posizione definitiva. Ogni frase era accompagnata da mormorii, applausi, proteste. L’emiciclo, di fatto, è andato a fuoco.
Dai banchi della maggioranza sono arrivate reazioni immediate. Qualcuno ha parlato di teatralità eccessiva, altri di mancanza di rispetto per le istituzioni. Ma queste critiche sembravano scivolare addosso a Faraone, che ha continuato a incalzare, riportando il dibattito sul terreno politico e morale. “Qui non si tratta di colori politici – ha ribadito – ma di scegliere se stare dalla parte delle responsabilità o dalla parte della fuga”.

Il riferimento a Musumeci è stato costante, quasi ossessivo. Non tanto per colpire la persona, quanto per denunciare un metodo. Secondo Faraone, il governo avrebbe costruito una strategia di silenzi e rinvii, lasciando che il tempo attenui l’attenzione mediatica senza mai affrontare davvero il nodo centrale. Una tattica che, a suo dire, non è più accettabile.
La tensione ha raggiunto l’apice quando Faraone ha chiesto esplicitamente se il governo intenda assumersi la responsabilità politica delle decisioni su Niscemi o se preferisca continuare a “nascondersi dietro le carte”. Una domanda semplice, brutale, che ha messo in difficoltà più di un esponente della maggioranza. Nessuna risposta immediata, nessuna replica capace di spegnere l’incendio.
Fuori dall’Aula, la scena ha fatto il giro dei social in pochi minuti. Video, fotografie, commenti: gli stivali di Faraone sono diventati il simbolo di una protesta che ha superato i confini del Parlamento. C’è chi ha parlato di gesto coraggioso, chi di populismo, chi di un atto necessario per scuotere una politica troppo distante dalla realtà. Ma su un punto molti concordano: l’episodio ha rotto la routine.
Anche tra gli osservatori più critici, l’intervento è stato letto come il segnale di un malessere più profondo. Niscemi è solo uno dei tanti dossier irrisolti che si trascinano da anni, e l’impressione diffusa è che il governo fatichi a gestire le questioni che richiedono scelte nette e impopolari. In questo senso, l’attacco di Faraone ha colpito un nervo scoperto.

Musumeci, almeno per ora, non ha risposto direttamente. Il silenzio, però, pesa quanto una dichiarazione. E in politica, spesso, pesa di più. Ogni ora che passa senza una presa di posizione alimenta la narrazione della “fuga”, rafforzando l’accusa lanciata in Aula. Una dinamica che la maggioranza conosce bene, ma che questa volta sembra più difficile da disinnescare.
L’episodio di oggi resterà. Non solo per le parole pronunciate, ma per l’immagine: un parlamentare con gli stivali in mezzo all’emiciclo, a ricordare che la politica non è fatta solo di regolamenti e comunicati, ma di scelte che affondano nella terra, nei territori, nella vita reale delle persone. Che lo si approvi o lo si condanni, il gesto ha costretto tutti a guardare.
Alla fine della seduta, l’Aula era ancora attraversata da tensioni. Nessuna soluzione, nessuna risposta definitiva. Ma una certezza sì: il tema Niscemi è tornato al centro del dibattito, e questa volta sarà difficile archiviarlo con un rinvio. La domanda lanciata da Faraone resta sospesa nell’aria, bruciante come il titolo che ha acceso la miccia: responsabilità o fuga?
E finché non arriverà una risposta chiara, l’incendio politico difficilmente si spegnerà.