Il mondo dello sport italiano è in subbuglio dopo le dichiarazioni esplosive di Jannik Sinner, numero uno del tennis mondiale, che ha rotto il silenzio su una vicenda che sta scuotendo le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Il campione altoatesino non ha usato mezze misure: “Non ho mai visto una competizione così ingiusta. Daniel Grassl merita rispetto e giustizia immediata.” Queste dieci parole, pronunciate in conferenza stampa al termine di un allenamento a Milano, hanno costretto gli organizzatori dei Giochi a una risposta ufficiale entro poche ore.
Tutto è partito dalla clamorosa eliminazione di Daniel Grassl, il pattinatore artistico azzurro di 24 anni, originario della Val Gardena, che molti consideravano tra i favoriti per una medaglia nel programma maschile individuale. Grassl, reduce da una stagione strepitosa con tre podi in Grand Prix e un argento ai Campionati europei, si è visto estromesso già dopo il programma corto a causa di un punteggio che, secondo il sistema ISU, lo collocava al 17° posto – fuori dalla finale.
Ma ciò che ha fatto infuriare Sinner e migliaia di tifosi italiani non è stato solo il piazzamento: è stato il modo in cui si è arrivati a quel verdetto.
“Il sistema di punteggio diceva una cosa, ma io ho visto tutt’altro,” ha dichiarato Sinner con il tono calmo ma fermo che lo contraddistingue. Secondo il tennista, Grassl avrebbe subito una valutazione palesemente più severa rispetto ad altri concorrenti in situazioni tecniche analoghe. “Ho rivisto i video decine di volte. Salti con lo stesso grado di difficoltà, stesse rotazioni, stessa qualità di esecuzione: eppure ad altri vengono concessi livelli GOE (Grade of Execution) nettamente superiori. Non è un errore isolato. È un pattern.”

Ma le accuse di Sinner vanno ben oltre il solo punteggio tecnico. Il numero uno del mondo ha puntato il dito contro ciò che definisce “una discriminazione sistematica” nei confronti degli atleti italiani, in particolare quelli di lingua tedesca del Sud Tirolo come Grassl. “Parliamo di alloggi inadeguati assegnati alla squadra italiana rispetto ad altre nazioni, di slot di allenamento ridotti all’ultimo minuto, di orari di competizione spostati senza preavviso che hanno mandato in tilt la preparazione atletica. Daniel ha dovuto cambiare pista alle 2 di notte per un ‘problema logistico’. Questo non è sport: è ostacolo deliberato.”
Le parole di Sinner hanno avuto un effetto immediato. Sui social network l’hashtag #GiustiziaPerGrassl è balzato in cima alle tendenze italiane in meno di un’ora, raccogliendo oltre 800.000 interazioni in poche ore. Tifosi, ex atleti e persino politici si sono espressi: dal ministro dello Sport Andrea Abodi, che ha promesso “un chiarimento formale”, fino a campioni del passato come Alberto Tomba, che ha twittato: “Jannik ha ragione. Non possiamo permettere che i nostri ragazzi vengano penalizzati solo perché italiani.”
La Federazione Italiana Sport del Ghiaccio (FISG) ha diffuso un comunicato nel quale esprime “piena solidarietà a Daniel Grassl” e annuncia l’invio di un reclamo formale al Comitato Olimpico Internazionale e all’International Skating Union. Il presidente della FISG, Andrea Gios, ha dichiarato: “Abbiamo analizzato i protocolli e i punteggi. Ci sono discrepanze evidenti che meritano un’indagine approfondita. Non accettiamo che un atleta del calibro di Grassl venga estromesso in questo modo.”

Nel pomeriggio del 16 febbraio, il Comitato Organizzatore di Milano-Cortina 2026 ha rilasciato una nota ufficiale firmata dal presidente Giovanni Malagò: “Comprendiamo il dolore e la frustrazione espressi da Jannik Sinner e da tutta la comunità sportiva italiana. Le Olimpiadi sono un evento globale che si basa su regole condivise e su giudici indipendenti. Tuttavia, prendiamo molto sul serio ogni segnalazione di possibile disparità di trattamento. Abbiamo già chiesto all’ISU una revisione urgente dei filmati e dei verbali di gara relativi alla performance di Daniel Grassl. Garantiamo massima trasparenza e siamo pronti a collaborare con tutte le autorità competenti.”
La mossa di Sinner non è stata casuale. Negli ultimi mesi il tennista altoatesino ha assunto un ruolo sempre più attivo come portavoce del movimento sportivo italiano, soprattutto quando si tratta di difendere atleti provenienti dalle regioni di confine. Lui stesso, cresciuto a Sexten in un contesto bilingue, ha spesso parlato dell’orgoglio di rappresentare un’Italia “che non lascia indietro nessuno”. In questo caso, la vicinanza geografica e culturale con Grassl – entrambi sudtirolesi, entrambi simbolo di un’Italia multilingue e vincente – ha reso la sua presa di posizione ancora più sentita.
Il caso Grassl arriva in un momento delicatissimo per i Giochi di casa. Milano-Cortina 2026 è già sotto i riflettori per ritardi nei lavori, polemiche sulle piste da bob e critiche sulla sostenibilità ambientale. L’ultima cosa di cui il Comitato aveva bisogno era un’accusa di parzialità nei confronti della squadra ospitante. Eppure, paradossalmente, la sortita di Sinner potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio: da un lato rafforza il senso di unità nazionale, dall’altro rischia di alimentare narrazioni internazionali secondo cui l’Italia “piange” quando perde.

Sul piano sportivo, l’eliminazione di Grassl ha lasciato un vuoto enorme nelle speranze azzurre del pattinaggio artistico. L’atleta gardenese era reduce da un infortunio al ginocchio che lo aveva tenuto fermo per quasi tre mesi nella stagione 2024-25, ma il suo rientro era stato trionfale: sesto posto ai Mondiali di Saitama, medaglia d’argento agli Europei di Losanna e una serie di programmi corti e lunghi tra i più puliti e artistici del circuito. Molti addetti ai lavori ritenevano che un piazzamento tra i primi otto fosse alla portata; alcuni addirittura sognavano il podio.
Ora, mentre il programma libero maschile va in scena senza di lui, Grassl ha scelto il silenzio. In una breve storia su Instagram ha scritto solo: “Grazie a tutti per il sostegno. Continuo a pattinare per me stesso e per chi crede in me.” Parole sobrie, ma cariche di emozione.
Jannik Sinner, invece, non ha intenzione di fermarsi. Fonti vicine al suo entourage riferiscono che il tennista stia valutando di presenziare personalmente a una delle prossime sessioni di gara per dimostrare vicinanza a Grassl e alla squadra azzurra. “Non è solo una questione di punteggi,” avrebbe detto in privato. “È una questione di dignità.”
Il monito di dieci parole pronunciato da Sinner ha funzionato: ha costretto il sistema a guardarsi allo specchio. Ora tocca agli organizzatori, all’ISU e al CIO dimostrare che le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina sono davvero uno spazio di equità e non di favoritismi nascosti. Nel frattempo, l’Italia intera – da Bolzano a Palermo – resta con il fiato sospeso, in attesa di risposte che valgano più di qualsiasi medaglia.
Perché, come ha ricordato lo stesso Sinner concludendo la sua dichiarazione: “Lo sport deve unire, non dividere. E soprattutto non deve mai umiliare chi si allena una vita per arrivare qui.”