SCOSSA SENZA PRECEDENTI: Ben Shelton ha chiesto pubblicamente all’ATP di aprire un’indagine ufficiale su Jannik Sinner, accusandolo di aver “comprato favori” o di aver stretto un “accordo segreto” con gli organizzatori per ricevere un sostegno anomalo durante le partite agli Australian Open 2026. In particolare, Shelton ha indicato diversi episodi in cui Sinner avrebbe beneficiato di aiuti nella sfida del terzo turno contro Eliot Spizzirri… Shelton ha concluso la sua dichiarazione con parole scioccanti: “Questo non è più tennis. È un gioco di ‘pagare per poter giocare’.
Se l’ATP non indaga su Jannik Sinner e sugli organizzatori degli Australian Open adesso, prima del nostro quarto di finale, l’integrità di questo sport scomparirà. Io non sto affrontando un tennista – sto affrontando un intero sistema.” Immediatamente, il presidente dell’ATP ha rilasciato una risposta che ha lasciato Shelton talmente sorpreso da restare senza parole!

Il mondo del tennis è stato scosso da una polemica senza precedenti dopo le dichiarazioni pubbliche di Ben Shelton, che hanno acceso un dibattito globale sull’integrità dell’ATP e degli Australian Open 2026. Le sue accuse hanno immediatamente attirato l’attenzione di media, tifosi e addetti ai lavori.
Shelton, giovane stella americana, ha scelto una conferenza stampa affollata per esprimere apertamente i suoi sospetti, rompendo un silenzio che secondo lui dura da troppo tempo. Le sue parole hanno avuto un impatto dirompente, mettendo in discussione la trasparenza delle competizioni più prestigiose.
Al centro delle accuse c’è Jannik Sinner, numero uno del mondo, indicato da Shelton come beneficiario di un trattamento anomalo durante il torneo. Secondo l’americano, alcuni eventi chiave non sarebbero frutto del caso, ma il risultato di decisioni mirate degli organizzatori.
Uno degli episodi più discussi riguarda il match di terzo turno contro Eliot Spizzirri, giocato in condizioni di caldo estremo. Shelton ha evidenziato come la chiusura del tetto della Rod Laver Arena sia avvenuta in un momento cruciale, proprio quando Sinner mostrava segni evidenti di crampi.
Quella decisione ha permesso al giocatore italiano di recuperare fisicamente e ribaltare l’inerzia dell’incontro. Shelton ha definito la tempistica “perfetta” e difficile da giustificare come una semplice coincidenza, suggerendo un intervento intenzionale per favorire il favorito del torneo.
La regola sul caldo, già controversa in passato, è tornata così al centro delle critiche. Molti osservatori si sono chiesti perché l’applicazione sembri variare a seconda dei protagonisti in campo, alimentando sospetti su una gestione non uniforme delle condizioni di gioco.

Oltre al tetto, Shelton ha puntato il dito contro il calendario e l’assegnazione dei campi. Secondo lui, Sinner avrebbe beneficiato di orari più favorevoli e di una presenza costante sul campo centrale, mentre altri giocatori affrontavano percorsi più impegnativi.
L’americano ha raccontato di aver disputato più incontri su campi secondari, con meno visibilità e condizioni meno stabili. Questo, a suo dire, crea un vantaggio competitivo per le stelle di punta, rafforzando l’idea di un sistema che premia chi genera maggiori introiti.
“Quando sei il numero uno, non ottieni solo punti”, ha dichiarato Shelton, “ma anche un trattamento speciale”. Una frase che ha fatto rapidamente il giro dei social, diventando il simbolo di una protesta più ampia contro la commercializzazione estrema del tennis moderno.
Le accuse non si sono fermate a calendario e strutture. Shelton ha sollevato dubbi anche sulle decisioni arbitrali, sostenendo che alcune chiamate cruciali siano state sistematicamente favorevoli a Sinner in momenti decisivi delle sue partite.
In particolare, è stato citato un episodio del match di quarto turno contro Luciano Darderi, in cui una chiamata di out sarebbe stata corretta in favore di Sinner dopo le sue proteste. Un video diffuso online ha ulteriormente alimentato la polemica.
Secondo Shelton, questi episodi minano la fiducia dei giocatori nel sistema arbitrale. La percezione di parzialità, anche se non dimostrata, rischia di compromettere la credibilità delle competizioni e il rispetto delle regole uguali per tutti.
Le sue dichiarazioni hanno assunto toni ancora più duri quando ha parlato di “pay-to-play”, un’espressione che suggerisce un tennis dominato da interessi economici più che da merito sportivo. Un’accusa pesante che ha diviso l’opinione pubblica.

Molti tifosi hanno espresso sostegno a Shelton, vedendo nelle sue parole il coraggio di chi sfida un sistema consolidato. Altri, invece, lo hanno accusato di cercare giustificazioni prima di una sfida importante contro il numero uno.
La pressione sull’ATP è cresciuta rapidamente, con richieste di chiarimenti e trasparenza da parte di ex giocatori e commentatori. L’idea di un’indagine formale è diventata tema centrale nei dibattiti televisivi e sulle piattaforme digitali.
Shelton ha sottolineato di non voler attaccare solo un singolo atleta, ma l’intero meccanismo decisionale del tennis professionistico. Secondo lui, ignorare queste questioni ora potrebbe avere conseguenze irreversibili per lo sport.
Il momento scelto per le accuse, alla vigilia dei quarti di finale, ha reso la situazione ancora più tesa. L’attenzione mediatica si è spostata rapidamente dal campo alle stanze dei dirigenti, dove si decide il futuro dell’immagine del torneo.
A sorpresa, il presidente dell’ATP ha risposto quasi immediatamente alle dichiarazioni, con un intervento che ha lasciato Shelton visibilmente spiazzato. Le sue parole, secondo i presenti, hanno cambiato improvvisamente il tono della conferenza.
La reazione dell’ATP è stata interpretata come un segnale della gravità della situazione. Anche senza entrare nei dettagli, l’impegno a valutare i fatti ha suggerito che le accuse non saranno liquidate con superficialità.
Resta ora da vedere se seguirà un’indagine formale e quali saranno le conseguenze per Sinner, per gli organizzatori degli Australian Open e per l’intero circuito. Una cosa è certa: il dibattito sull’integrità del tennis non potrà più essere ignorato.