SHOCK TERRIBILE IN DIRETTA: Berrettini guarda dritto Elly Schlein e, con voce dura, dice “SIEDITI, BARBIE!”
Il mondo del tennis e della politica italiana è stato scosso da un momento televisivo che ha fatto il giro del web in poche ore. Durante una trasmissione in diretta nazionale, il tennista Matteo Berrettini ha rivolto un secco “SIEDITI, BARBIE!” alla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, lasciando l’intera platea senza fiato.
L’episodio è avvenuto in uno studio televisivo affollato di ospiti illustri. Il dibattito verteva su temi sociali, inclusione e il ruolo degli sportivi nelle campagne pubbliche. Berrettini, 28enne romano reduce da una stagione complicata ma sempre carismatico, era invitato come ospite per discutere di sport e valori.

Schlein, nota per le sue posizioni progressiste e per il suo impegno nelle battaglie LGBT+, ha accusato Berrettini di essere un “traditore”. L’accusa nasceva dal rifiuto del tennista di partecipare attivamente a una campagna promossa da alcune associazioni per i diritti della comunità queer.
Secondo quanto emerso durante il confronto, Berrettini aveva declinato l’invito motivando la scelta con la volontà di non politicizzare la sua immagine sportiva. “Lo sport deve unire, non dividere”, avrebbe detto in privato prima della trasmissione.
Schlein non ha accettato la risposta. Con tono deciso, ha ribadito che il silenzio degli atleti famosi equivale a una mancanza di solidarietà verso le minoranze discriminate. Ha citato esempi di altri campioni che hanno preso posizioni pubbliche, sottolineando l’importanza del “coraggio”.
Il clima si è surriscaldato rapidamente. La leader PD ha insistito, definendo il rifiuto di Berrettini come “opportunismo” e “mancanza di responsabilità sociale”. Lo studio ha iniziato a mormorare, con il pubblico diviso tra applausi e fischi.
Berrettini, seduto composto, ha ascoltato in silenzio per diversi minuti. Il suo volto è rimasto impassibile, ma gli occhi tradivano tensione crescente. Quando Schlein ha alzato la voce accusandolo nuovamente di tradire i valori di inclusione, il tennista ha reagito.
Ha fissato dritto negli occhi la politica, la postura eretta come sul campo da tennis. Con voce ferma e profonda ha pronunciato solo due parole italiane seguite dal soprannome: “SIEDITI, BARBIE!”. Il tono era duro, quasi un comando, ma privo di urla o insulti gratuiti.
Elly Schlein è visibilmente trasalita. Si è ritratta sulla sedia, il volto segnato da sorpresa e imbarazzo. Per qualche secondo lo studio è rimasto in silenzio assoluto, come se l’aria fosse stata risucchiata via.
Poi è esploso un applauso fragoroso. Parte del pubblico, in prevalenza maschile e di mezza età, si è alzato in piedi battendo le mani con entusiasmo. Alcuni gridavano “Grande Matteo!”, mentre altri fischiavano verso il palco.
La conduttrice ha tentato di riprendere il controllo, ma il momento era già diventato virale. Telecamere e smartphone hanno immortalato la scena, diffondendola immediatamente su Instagram, TikTok e X.
Berrettini non ha aggiunto altro. Ha mantenuto lo sguardo fisso per qualche istante, poi si è voltato verso il moderatore come a dire “ho finito”. La sua espressione era quella di chi ha detto ciò che doveva senza rimpianti.
Schlein ha recuperato compostezza dopo qualche secondo. Ha sorriso forzatamente, commentando che “il maschilismo si manifesta in modi diversi”. Ha accusato Berrettini di usare un linguaggio sessista per sminuire una donna politica.

Il tennista non ha replicato. Si è limitato a scuotere la testa, quasi a sottolineare che non intendeva proseguire lo scontro verbale. La trasmissione è proseguita tra interventi agitati degli altri ospiti.
Il video del momento ha superato i dieci milioni di visualizzazioni in poche ore. Sui social la frase “SIEDITI, BARBIE!” è diventata trend topic in Italia e ha iniziato a circolare anche all’estero, spesso tradotta come “Sit down, Barbie!”.
Molti utenti hanno lodato Berrettini per il coraggio di non piegarsi alla pressione politica. “Finalmente qualcuno che dice basta alle imposizioni ideologiche”, scrivevano in migliaia. Altri lo hanno difeso sostenendo che lo sport debba rimanere neutrale.
Critici invece hanno attaccato duramente il tennista. Lo hanno accusato di sessismo, definendo “Barbie” un insulto misogino che riduce una leader politica a un’icona superficiale. Gruppi femministi e attivisti LGBT+ hanno lanciato petizioni online chiedendo scuse pubbliche.
Elly Schlein ha commentato la vicenda il giorno successivo tramite un post su Instagram. Ha scritto: “Le parole di Berrettini dicono più di lui che di me. Continuerò a lottare per i diritti di tutti, senza farmi intimidire da certi atteggiamenti”.
Berrettini, solitamente riservato sui social, ha pubblicato una story con una semplice immagine della racchetta e la scritta “Focus on the game”. Non ha menzionato direttamente l’episodio, ma il messaggio era chiaro: voleva tornare al tennis.
Il suo entourage ha confermato che il tennista non si aspettava una reazione così forte. “Matteo ha solo difeso il suo diritto di scegliere”, ha detto una fonte vicina. “Non voleva offendere nessuno, ma non accetta di essere etichettato come traditore per una scelta personale”.
L’episodio ha riacceso il dibattito su atleti e attivismo. In Italia, dove lo sport è spesso intrecciato alla politica, casi simili non sono nuovi. Tuttavia, la durezza della frase ha colpito per la sua immediatezza e per l’impatto visivo.
Psicologi interpellati da vari media hanno analizzato la dinamica. “È un classico meccanismo di difesa maschile quando si sente attaccato sul piano identitario”, ha spiegato uno esperto. “Il soprannome ‘Barbie’ evoca stereotipi di fragilità femminile, usato per sminuire l’avversaria”.
Il pubblico femminile si è diviso. Alcune hanno riso della battuta definendola “azzeccata”, altre l’hanno giudicata offensiva e fuori luogo in un contesto politico serio.
La trasmissione ha registrato ascolti record quella sera. Il conduttore ha ammesso che il momento ha “cambiato la serata”, trasformando un dibattito programmato in un evento mediatico imprevedibile.
Nei giorni successivi, meme e remix della frase hanno invaso la rete. Frasi come “SIEDITI, BARBIE!” sono apparse su magliette vendute online e persino su striscioni durante partite di tennis.
Berrettini è tornato in campo poco dopo per un torneo minore. Il pubblico lo ha accolto con cori e applausi extra, segno che l’episodio ha rafforzato la sua popolarità tra certi tifosi.
Schlein ha continuato la sua attività politica senza arretrare. Ha partecipato a eventi per i diritti LGBT+, ribadendo l’importanza di coinvolgere figure pubbliche.
L’incidente ha dimostrato quanto sia sottile il confine tra dibattito civile e scontro personale. Dieci parole pronunciate con decisione hanno creato un caso nazionale, ricordando che in televisione ogni sillaba può diventare storia.
Il tennis italiano, reduce dai successi di Sinner e altri, ha trovato in Berrettini un simbolo controverso. Per alcuni è l’eroe che non si piega, per altri un esempio di arroganza maschile.
Qualunque sia il giudizio, quel “SIEDITI, BARBIE!” rimarrà impresso nella memoria collettiva. Un momento breve, ma carico di tensione, applausi e divisioni, che ha trasformato una serata TV in leggenda mediatica.
Mentre Berrettini colpisce ace sui campi, e Schlein porta avanti le sue battaglie, l’Italia continua a discutere. Perché in fondo, quel comando ha toccato corde profonde: libertà di scelta, rispetto reciproco e il peso delle parole in diretta nazionale.