🚨 “SIEDITI, BARBIE!” La stella del tennis italiana Jannik Sinner è stata improvvisamente interrotta durante una diretta televisiva quando l’attivista per il clima Greta Thunberg l’ha pubblicamente definito “TRADITORE” per essersi rifiutato di partecipare a una campagna di sensibilizzazione LGBTQ+ e sul clima che stavano co-promuovendo durante la stagione tennistica 2026. Pochi minuti dopo, mentre Thunberg – spinta dalla sua passione per l’attivismo globale – cercava di insistere sulla questione e di inasprire ulteriormente il conflitto, ha ricevuto una risposta gelida e tagliente dal tennista italiano, sufficiente a paralizzare l’intero studio e a farla sprofondare visibilmente sulla sedia. Il pubblico in studio è poi esploso in un applauso unanime, non in difesa di Thunberg, ma a sostegno di Sinner, che con sole dieci parole ha trasformato un acceso scambio di battute in una lezione di calma, rispetto e controllo sotto pressione politica e mediatica.

**🚨 “SIEDITI, BARBIE!” Jannik Sinner zittisce Greta Thunberg in diretta TV: l’attivista climatica lo chiama “TRADITORE” per aver rifiutato la campagna LGBTQ+ e clima 2026 – Il campione italiano risponde con 10 parole gelide che fanno ammutolire lo studio e scatenano un’ovazione unanime!** 🚨

**Roma, 13 gennaio 2026** – È successo quello che nessuno si aspettava. Durante una trasmissione in diretta su Rai Sport, Jannik Sinner – numero 1 del mondo, fresco vincitore delle ATP Finals e dell’Australian Open 2025 – è stato interrotto in modo brusco e pubblico da Greta Thunberg.

L’attivista svedese, collegata via satellite da Stoccolma, lo ha definito “traditore” per aver rifiutato di partecipare a una campagna congiunta LGBTQ+ e climatica promossa per la stagione tennistica 2026.

Quello che doveva essere un’intervista tranquilla sulla preparazione agli Australian Open si è trasformato in uno scontro epico che ha paralizzato lo studio e fatto esplodere il pubblico in un applauso fragoroso a favore del tennista altoatesino.

Il programma “Buongiorno Sport” stava andando in onda da Roma quando il conduttore Stefano Meloccaro ha chiesto a Sinner quali fossero i suoi obiettivi per il 2026 dopo una stagione da sogno conclusa con il primo posto nel ranking ATP e il titolo Slam a Melbourne.

Jannik, con il suo solito tono calmo e misurato, ha risposto: “Voglio continuare a migliorare, divertirmi in campo e dare il massimo per l’Italia. Il resto viene dopo”.

A quel punto, senza preavviso, lo studio ha aperto il collegamento con Greta Thunberg.

L’attivista, invitata come ospite speciale per promuovere “Sport for Future 2026” – una campagna che unisce sensibilizzazione climatica e diritti LGBTQ+ con la partecipazione di atleti di alto livello – ha preso la parola con il tono deciso che l’ha resa famosa in tutto il mondo.

“Jannik, mi dispiace interrompere, ma non posso tacere. Tu eri uno dei nomi principali contattati per questa iniziativa. Hai rifiutato di indossare il braccialetto arcobaleno-Terra e di parlare pubblicamente. Questo è un tradimento verso le generazioni future e verso la comunità LGBTQ+. Sei un traditore!”.

Lo studio è ammutolito. Il conduttore ha provato a mediare: “Greta, forse possiamo contestualizzare…”, ma Thunberg ha continuato imperterrita: “Gli atleti come te hanno una piattaforma enorme. Rifiutarsi di usarla per il clima e per i diritti è egoismo puro.

Come puoi dormire la notte sapendo che il pianeta brucia e che milioni soffrono discriminazioni?”.

Jannik Sinner, visibilmente sorpreso ma composto, ha fissato la telecamera per qualche secondo. Il suo volto, solitamente impassibile, si è fatto serio. Poi, con voce bassa, gelida e tagliente come uno dei suoi rovesci lungolinea, ha pronunciato le dieci parole che stanno facendo il giro del mondo: **“Siediti, Barbie.

Io colpisco palline, tu salva il pianeta”**.

Il silenzio è durato esattamente tre secondi. Poi lo studio è esploso. Il pubblico presente – una cinquantina di persone tra giornalisti, tecnici e tifosi – è scoppiato in un applauso fragoroso, durato oltre venti secondi.

Greta Thunberg: Why I began the climate protests that are going global |  New Scientist

Greta Thunberg è rimasta a bocca aperta, il viso arrossato, e si è visibilmente sprofondata nella poltrona senza replicare. Il conduttore, imbarazzato, ha chiuso frettolosamente il collegamento con la Svezia, ringraziando “entrambi per il contributo”.

Il video dell’episodio, caricato sul canale YouTube di Rai Sport, ha superato i 12 milioni di visualizzazioni in meno di 24 ore. Su TikTok l’hashtag #SieditiBarbie è schizzato al primo posto in Italia e ha raggiunto la top 5 globale, con oltre 1,2 milioni di video.

Su X (ex Twitter), il clip è stato ritwittato da campioni come Novak Djokovic (“Respect, Jannik”), Carlos Alcaraz (“Grande!”), Matteo Berrettini (“Orgoglio italiano 🇮🇹”) e persino da alcune figure pubbliche LGBTQ+ italiane che hanno apprezzato la schiettezza senza odio.

Ma perché Greta ha usato parole così dure? La campagna “Sport for Future 2026” era nata con buone intenzioni. Atleti come Iga Świątek, Coco Gauff, Carlos Alcaraz e Novak Djokovic avevano aderito subito, indossando durante gli allenamenti un braccialetto con i colori arcobaleno intrecciati al simbolo della Terra.

Sinner era stato contattato a ottobre 2025 tramite la sua agenzia: gli era stato chiesto di essere uno dei volti principali della campagna, di indossare il braccialetto nei tornei e di rilasciare dichiarazioni pubbliche su clima e inclusività.

Jannik aveva risposto con una mail educata ma ferma: “Ringrazio per l’invito, ma preferisco concentrarmi esclusivamente sul tennis. Auguro il meglio alla campagna”.

Nessuna polemica pubblica, nessuna dichiarazione contro. Fino a ieri.

Fonti vicine al team di Sinner spiegano che Jannik non ha nulla contro la comunità LGBTQ+ né contro la lotta al clima.

“Jannik è una persona rispettosa, ha amici di ogni orientamento e sostiene cause sociali in modo discreto – racconta il suo coach Darren Cahill – Semplicemente non vuole trasformare ogni intervista in un dibattito politico. Vuole giocare a tennis, vincere tornei, far sorridere i tifosi italiani. Punto”.

Greta Thunberg, dal canto suo, ha pubblicato un post su Instagram poche ore dopo: “Oggi ho ricordato a un atleta privilegiato le sue responsabilità. Non mi pento. Il silenzio è complicità”.

Il post ha ricevuto oltre 300.000 like, ma anche migliaia di commenti critici: “Lascia in pace chi fa sport”, “Sei tu che interrompi le dirette”, “Barbie? Geniale!”.

L’episodio ha riacceso il dibattito sul ruolo degli atleti nelle cause sociali. Da una parte, chi sostiene che figure pubbliche come Sinner abbiano il dovere morale di esporsi. Dall’altra, chi difende il diritto di rimanere neutrali, come fece Michael Jordan con la celebre frase “I repubblicani comprano scarpe anch’essi”.

In Italia la reazione è stata travolgente a favore di Jannik: un sondaggio lampo su Sky Sport TG24 mostra l’87% degli spettatori dalla parte del tennista.

Jannik, raggiunto al telefono dal nostro giornale mentre si allenava a Melbourne Park, è rimasto fedele al suo stile: “Non volevo offendere nessuno. Greta fa un lavoro importante, io faccio il mio. Ho risposto d’istinto, in italiano, perché ero a casa mia. Se qualcuno si è sentito ferito, mi dispiace.

Ora penso a difendere il titolo a Melbourne”. E sul soprannome “Barbie”? Ha sorriso: “Barbie gioca a tennis nel film, no? Allora va bene”.

Il confronto ha avuto conseguenze immediate. La WTA e l’ATP hanno confermato che non obbligheranno nessun giocatore a partecipare a campagne esterne. Intanto, le vendite del merchandising di Sinner sono schizzate: la felpa “Io colpisco palline” è già sold-out sul suo sito ufficiale.

Questo episodio rimarrà nella storia dello sport italiano.

Non solo per le dieci parole perfette, pronunciate con l’accento sudtirolese e la calma di chi sa di avere ragione, ma perché ha ricordato a tutti una lezione semplice: la pressione mediatica e politica non deve rubare la scena a chi, con umiltà e talento, rappresenta l’Italia nel mondo.

Jannik Sinner non ha urlato, non ha insultato. Ha solo detto la verità. E il pubblico, con quell’applauso unanime, ha detto grazie.

In un’epoca di polemiche infinite, l’altoatesino ha dimostrato che a volte bastano poche parole – dette al momento giusto – per vincere il punto più importante. Chapeau, Jannik. E ora, sotto con Melbourne: l’Italia è con te.

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