“È solo una donna che sa tenere la racchetta, basta con questa farsa…” Il politico Antonio Tajani ha suscitato scalpore attaccando direttamente la tennista Paolini dopo la sua sconfitta agli Australian Open.

Quella che doveva essere una normale serata televisiva di commento sportivo si è trasformata, nel giro di pochi minuti, in uno dei momenti mediatici più discussi dell’anno in Italia. Le parole attribuite ad Antonio Tajani, pronunciate durante una trasmissione in diretta, hanno acceso una miccia che nessuno sembrava pronto a spegnere. Secondo la ricostruzione emersa subito dopo la messa in onda, il politico avrebbe commentato la recente eliminazione di Jasmine Paolini agli Australian Open con toni sprezzanti, mettendo in dubbio non solo il valore sportivo dell’atleta, ma anche la legittimità delle sue precedenti vittorie.

L’affermazione secondo cui Paolini sarebbe “solo una donna che sa tenere la racchetta” ha immediatamente provocato un gelo nello studio. Non pago, Tajani avrebbe poi aggiunto che i successi della tennista italiana erano stati frutto della fortuna e non del talento, concludendo che “non merita di essere celebrata in Italia”. Una frase che, nel giro di pochi secondi, ha iniziato a circolare sui social, scatenando indignazione, rabbia e incredulità.

Paolini, presente in collegamento per commentare il torneo e parlare del suo percorso sportivo, è rimasta inizialmente in silenzio. Le telecamere l’hanno inquadrata mentre ascoltava, con lo sguardo fermo e le labbra serrate. In studio si percepiva una tensione crescente, come se tutti sapessero che qualcosa stava per accadere. Poi, in un gesto che ha sorpreso anche i tecnici, la tennista ha afferrato il microfono.

Non ha alzato la voce. Non ha insultato. Non ha cercato lo scontro diretto. Con un’espressione calma ma tagliente, ha pronunciato una frase di sole sette parole che ha lasciato Antonio Tajani completamente senza parole:“I risultati parlano, il resto è rumore.”
Sette parole. Nessuna di più. Eppure, sufficienti a ribaltare l’atmosfera in studio. Per alcuni interminabili secondi, nessuno ha parlato. Tajani è rimasto immobile, visibilmente spiazzato, mentre il conduttore cercava di riprendere il controllo della trasmissione. Ma era troppo tardi. La regia ha deciso di interrompere bruscamente il programma, mandando in onda la pubblicità.
Da quel momento, l’Italia è esplosa. In pochi minuti, il video della risposta di Paolini ha invaso X, Instagram e TikTok. Atleti, ex campioni, giornalisti e semplici tifosi hanno espresso solidarietà alla tennista, lodandone la lucidità e la forza. Molti hanno sottolineato come quella frase non fosse solo una difesa personale, ma una risposta simbolica a un modo di sminuire lo sport femminile ancora troppo diffuso.
Nel frattempo, il nome di Paolini è balzato in cima alle tendenze nazionali. Commentatori sportivi hanno ricordato il suo percorso, fatto di sacrifici, allenamenti e risultati concreti ottenuti sui campi più importanti del mondo. “I risultati parlano” è diventato uno slogan, stampato su grafiche, magliette virtuali e titoli di editoriali.
Anche il mondo politico è stato costretto a reagire. Alcuni esponenti hanno preso le distanze dalle parole attribuite a Tajani, parlando di dichiarazioni inaccettabili e fuori luogo. Altri hanno cercato di minimizzare, sostenendo che si trattasse di una polemica esasperata dai social. Ma il danno mediatico era ormai fatto.
Paolini, dal canto suo, non ha aggiunto altro. Nessun post polemico, nessuna conferenza stampa infuocata. Solo una breve storia sui social, pubblicata ore dopo, con una foto di un campo da tennis vuoto e una didascalia essenziale: “Domani si torna ad allenarsi.” Un messaggio coerente con la frase che aveva già detto tutto.
In molti hanno visto in questo episodio un punto di svolta. Non tanto per lo scontro in sé, quanto per il modo in cui Paolini ha scelto di rispondere: con i fatti, con la misura, con la consapevolezza del proprio valore. In un’epoca in cui le polemiche spesso degenerano in urla e insulti, quelle sette parole hanno dimostrato che a volte la risposta più potente è anche la più semplice.
Che si tratti di una ferita aperta o di una lezione collettiva, una cosa è certa: da quella sera, il nome di Jasmine Paolini non è stato associato a una sconfitta agli Australian Open, ma a una frase che molti italiani ricordano già a memoria. I risultati parlano. E, per il resto, davvero, è solo rumore.
In molti hanno visto in questo episodio un punto di svolta. Non tanto per lo scontro in sé, quanto per il modo in cui Paolini ha scelto di rispondere: con i fatti, con la misura, con la consapevolezza del proprio valore. In un’epoca in cui le polemiche spesso degenerano in urla e insulti, quelle sette parole hanno dimostrato che a volte la risposta più potente è anche la più semplice.
Che si tratti di una ferita aperta o di una lezione collettiva, una cosa è certa: da quella sera, il nome di Jasmine Paolini non è stato associato a una sconfitta agli Australian Open, ma a una frase che molti italiani ricordano già a memoria. I risultati parlano. E, per il resto, davvero, è solo rumore.