SVIZZERA — Un pompiere veterano ha rilasciato tre video inediti, registrati con la telecamera montata sul casco durante l’intervento nel bar Le Constellation di Crans-Montana, la notte di Capodanno 2026, quando un incendio devastante causò la morte di 40 persone e ferì gravemente altre 116, perlopiù giovani.
Queste riprese, ciascuna della durata di circa 15 minuti, offrono uno sguardo sobrio e riflessivo sulle condizioni estreme affrontate dai soccorritori in un ambiente diventato rapidamente letale, immerso in fumo denso e calore insopportabile.

Le autorità cantonali del Vallese hanno confermato di essere a conoscenza del materiale video e hanno annunciato che le immagini sono sotto esame per verificare se possano fornire elementi utili all’inchiesta in corso, coordinata dalla procuratrice generale Béatrice Pilloud.
Gli ufficiali hanno sottolineato con chiarezza che i filmati non contengono contenuti grafici o raccapriccianti: non mostrano corpi o scene cruente, ma documentano la realtà operativa vissuta dai vigili del fuoco, con l’obiettivo di testimoniare l’intervento senza sensationalizzare la tragedia.

Tra i tre video, il primo colpisce in modo particolare chi li ha visionati.
Non per immagini disturbanti, ma per l’atmosfera opprimente che trasmettono: fumo nero e impenetrabile che riduce la visibilità a pochi centimetri, comandi secchi e coordinati via radio, respiri affannosi attraverso le maschere autoprotettive, il crepitio lontano delle fiamme che divorano materiali infiammabili.
Tutto ciò illustra con crudele precisione quanto rapidamente la situazione sia degenerata da un principio di incendio — innescato da fontane pirotecniche su bottiglie di champagne troppo vicine al soffitto rivestito di schiuma fonoassorbente — a un flashover catastrofico.
“Si percepiscono confusione, urgenza estrema e un lavoro di squadra straordinario”, ha confidato una fonte interna ai servizi di emergenza. “Quelle immagini fanno capire quanto siano stati drammatici e intensi quei minuti per chi era dentro.”

L’autore delle riprese, un pompiere con oltre vent’anni di servizio, ha riflettuto a lungo prima di decidere di pubblicarle.
In una dichiarazione concisa ma toccante, ha spiegato le motivazioni che lo hanno spinto: onorare la memoria delle vittime, riconoscere il coraggio e la dedizione dei colleghi intervenuti quella notte, e contribuire a una maggiore consapevolezza collettiva sulla sicurezza antincendio, sulla prevenzione e sulla preparazione alle emergenze in locali pubblici.
“Non voglio scioccare nessuno”, ha precisato. “Voglio che le persone comprendano quanto velocemente un momento di festa possa trasformarsi in pericolo mortale, e quanto sia cruciale rispettare le norme di sicurezza.”

Le autorità antincendio hanno ricordato che l’uso di telecamere sui caschi è una pratica standard, sia per la formazione post-evento sia per l’analisi tecnica degli interventi.
Hanno però invitato il pubblico a non trarre conclusioni affrettate da frammenti isolati: un’indagine seria si basa sul confronto di molteplici fonti, incluse perizie forensi, analisi dei materiali, testimonianze dirette, valutazioni strutturali e rapporti di esperti indipendenti.
Solo così si può ricostruire con precisione la dinamica dei fatti, dalle cause scatenanti alle responsabilità eventuali.
I rappresentanti legali delle famiglie delle vittime hanno espresso la necessità che la diffusione di queste immagini avvenga con il massimo rispetto e senso di responsabilità, evitando qualsiasi forma di sfruttamento o spettacolarizzazione del dolore altrui.
La tragedia ha già provocato un’onda di cordoglio internazionale, con commemorazioni in Svizzera, Italia, Francia e altri Paesi, e appelli affinché si faccia piena luce su eventuali negligenze.
La pubblicazione ha riacceso in tutta la Svizzera un dibattito acceso su temi cruciali: standard di sicurezza nei locali pubblici, adeguatezza delle uscite di emergenza, sistemi di rilevamento e spegnimento incendi, gestione della folla in spazi affollati, controlli preventivi e sanzioni per violazioni.
Il bar Le Constellation, situato nel seminterrato di un edificio a Crans-Montana, poteva ospitare fino a 300 persone, ma presentava criticità emerse nelle indagini: una scala di fuga principale stretta — ridotta a circa 1,37 metri di larghezza durante lavori di ristrutturazione intorno al 2015 —, assenza di sprinkler automatici, rilevatori di fumo insufficienti e materiali infiammabili sul soffitto.
Molti dei decessi, secondo fonti investigative, si verificarono proprio sulla scala, dove si creò un imbuto mortale con persone accatastate, schiacciate o soffocate dal fumo e dal panico.
Molti cittadini che hanno visto i video hanno manifestato apprezzamento per la trasparenza e per il coraggio di chi ha scelto di condividere un documento così intimo e crudo dell’intervento dei soccorritori.
Allo stesso tempo, non sono mancate voci che chiedono sensibilità verso chi ha perso familiari — spesso giovanissimi — e verso i vigili del fuoco che portano ancora il peso psicologico di quella notte infernale.
L’incendio trasformò un luogo di ritrovo abituale — musica, luci, risate per salutare il nuovo anno — in una scena di caos improvviso. Le fiamme si propagarono con velocità impressionante, favorite da schiuma acustica sul soffitto, arredi densi e ventilazione inadeguata.
Sebbene le cause precise siano ancora oggetto di indagine approfondita, emergono interrogativi su normative applicate, controlli periodici mancati dal 2020 e piani di evacuazione inefficaci.
Il pompiere che ha diffuso le riprese non è un operatore qualunque: la sua lunga carriera lo ha portato a confrontarsi con innumerevoli emergenze, ma questo evento ha lasciato un’impronta indelebile.
La scelta di pubblicare non è stata impulsiva: è frutto di una riflessione profonda, probabilmente condivisa con colleghi, superiori e figure di supporto psicologico.
In un’epoca in cui le immagini di tragedie circolano spesso senza contesto, egli ha voluto offrire una prospettiva diversa: quella di chi era immerso nel fumo, concentrato sul dovere, cercando di salvare vite in condizioni estreme.
Nei tre video, per un totale di circa 45 minuti, si segue l’ingresso dei vigili del fuoco nel locale avvolto dalle tenebre e dal calore. Si percepisce la tensione palpabile: il rumore dei respiratori, le comunicazioni radio frammentate ma essenziali, i movimenti cauti per evitare crolli o trappole nascoste.
Non c’è eroismo cinematografico, non ci sono urla drammatiche: c’è la routine professionale che si scontra con l’imprevedibilità del fuoco. Proprio questa sobrietà rende le immagini così potenti: mostrano il coraggio silenzioso, la disciplina sotto pressione, la solidarietà tra colleghi.
La Svizzera, Paese noto per rigore e alti standard di sicurezza, si trova ora a fare i conti con una ferita profonda. In diverse località sono partite campagne di verifica straordinaria nei locali pubblici; associazioni di categoria e enti locali promuovono incontri e corsi per rafforzare la prevenzione.
La tragedia ha ricordato a tutti che anche in un contesto generalmente sicuro possono verificarsi eventi devastanti se non si mantiene costante attenzione.
Mentre l’inchiesta giudiziaria prosegue con metodo, incrociando prove e testimonianze, le tre registrazioni restano un documento misurato, privo di sensazionalismo, ma carico di verità. Non gridano accuse, non cercano colpevoli frettolosi: semplicemente testimoniano. E in questa testimonianza sobria sta forse il loro valore più grande.
Perché ricordare non significa solo commemorare chi non c’è più, ma imparare collettivamente affinché simili drammi non si ripetano.
Il tempo chiarirà se questi video porteranno contributi concreti alla comprensione dei fatti e al miglioramento delle pratiche di sicurezza. Per ora rappresentano un ponte tra chi ha vissuto l’orrore in prima linea e chi, da fuori, cerca di avvicinarsi alla realtà di quei momenti.
Un ponte fragile, immerso nel fumo e nel rumore, ma profondamente umano. I soccorritori che erano lì quella notte dicono che non dimenticheranno mai: le immagini aiutano anche il resto del Paese a non dimenticare.