Riccardo Patrese, la leggenda italiana della Formula 1, ha sconvolto il mondo della F1 parlando di Emma Raducanu: «Ciò che sta passando Kimi Antonelli è un insulto allo spirito della Formula 1. Come si può essere così spietati da abbandonare e criticare una ragazzina di 19 anni che sta portando sulle sue giovani spalle le aspettative di un’intera nazione?

Quando Riccardo Patrese parla, il mondo della Formula 1 si ferma ad ascoltare. Con 256 Gran Premi disputati, 6 vittorie e oltre 280 punti conquistati nella sua lunga carriera, l’ex pilota padovano è una delle voci più autorevoli e rispettate dello sport motoristico italiano. Ma nessuno si aspettava che il 72enne campione veneto decidesse di intervenire in modo così deciso e appassionato su una vicenda che, apparentemente, riguarda il tennis.

E invece, in una lunga intervista rilasciata a un’emittente italiana, Patrese ha lasciato tutti senza parole. Il suo bersaglio non è stato un pilota rivale né un team principal, ma il trattamento riservato a Kimi Antonelli, il giovanissimo talento italiano chiamato a sostituire Lewis Hamilton in Mercedes, e indirettamente a Emma Raducanu, la stella britannica del tennis spesso citata come esempio di giovane atleta schiacciata dalle pressioni mediatiche.

«Ciò che Kimi Antonelli sta passando è un insulto allo spirito della Formula 1», ha esordito Patrese con tono grave. «Come si può essere così spietati da abbandonare e criticare una ragazzina di 19 anni che sta portando sulle sue giovani spalle le aspettative di un’intera nazione? Lui ha vinto 3 volte proprio per portare gloria all’Italia».

La frase ha fatto immediatamente il giro dei social e dei siti specializzati. Ma è stato il monito successivo di tredici parole a far esplodere davvero il dibattito:

«Non si umilia un talento di 19 anni per salvare la reputazione di una scuderia».

Tredici parole secche, chirurgiche, pesanti come macigni. In meno di due ore il video dell’intervista ha superato i tre milioni di visualizzazioni solo su X (ex Twitter). Ex piloti, giornalisti, tifosi e persino personaggi del mondo dello spettacolo si sono schierati. Da una parte chi accusa Patrese di populismo e di “ingerenza in questioni interne di squadra”, dall’altra chi lo ringrazia per aver finalmente detto ciò che molti pensavano ma nessuno osava esprimere.

Kimi Antonelli, nato nel 2006 a Bologna, è considerato il più grande talento italiano dopo la generazione di Schumacher e Alonso. Dopo aver dominato la Formula 2 con Prema, è stato catapultato direttamente in Mercedes per il 2026 al fianco di George Russell. Un salto enorme, forse troppo repentino. Le prime gare della stagione sono state difficili: errori di gioventù, qualifiche deludenti, un incidente a Melbourne e un ritiro a Imola sotto la pioggia.

I media tedeschi e britannici non gli hanno risparmiato critiche feroci. Titoli come “Il flop Antonelli”, “Mercedes ha scelto il ragazzo sbagliato” e “Addio al sogno italiano” si sono susseguiti per settimane. Alcuni opinionisti hanno addirittura chiesto il suo “esilio” in Formula 2 per il resto della stagione.

È proprio in questo clima che Patrese ha deciso di intervenire, paragonando esplicitamente la situazione di Antonelli a quella vissuta da Emma Raducanu dopo la sua incredibile vittoria agli US Open 2021. La tennista britannica, anche lei appena diciannovenne all’epoca, è stata sommersa da aspettative, sponsor, contratti milionari e attenzioni mediatiche sproporzionate. Risultato: infortuni, cambi di coach continui, prestazioni altalenanti e un crollo psicologico che l’ha tenuta lontana dalle posizioni di vertice per anni.

«Ho visto Emma distrutta dalle critiche dopo ogni sconfitta», ha ricordato Patrese. «La gente dimentica che dietro il casco o la racchetta c’è un essere umano. Kimi ha solo 19 anni. Ha tutta la vita davanti. Invece di proteggerlo e di dargli il tempo di maturare, lo stiamo gettando nella fossa dei leoni. Questo non è sport, è cannibalismo mediatico».

Pochi minuti dopo la pubblicazione dell’intervista, il giovane bolognese ha pubblicato una storia su Instagram con una semplice foto di lui e Patrese insieme al paddock di Monza dell’anno precedente. Nella caption, solo tre parole: “Grazie Riccardo ❤️”.

Successivamente, durante la conferenza stampa del giovedì a Imola, Antonelli ha avuto un momento di commozione. Con gli occhi lucidi ha detto: «Leggere le parole di Riccardo mi ha toccato profondamente. So di avere tanto da imparare, ma sapere che una leggenda come lui mi difende… mi dà la forza per continuare. Non voglio deludere l’Italia».

Le lacrime del ragazzo hanno commosso il pubblico presente e molti telespettatori. Persino Toto Wolff, team principal Mercedes, ha dovuto commentare: «Rispettiamo Riccardo e la sua opinione. Stiamo lavorando per proteggere Kimi, ma anche per ottenere risultati. La pressione fa parte della Formula 1».

La presa di posizione di Patrese ha riaperto una ferita mai del tutto rimarginata: quella del rapporto tra giovani talenti, pressione mediatica e salute mentale nello sport di alto livello.

Nico Rosberg, campione del mondo 2016, ha scritto su LinkedIn: «Riccardo ha ragione. Io stesso ho rischiato di bruciarmi a 20 anni. Dobbiamo cambiare cultura».

Jenson Button ha invece preso una posizione più cauta: «Capisco l’emozione, ma nella F1 moderna o cresci velocemente o muori. Non è più lo sport romantico degli anni ’80».

Dall’Italia, Felipe Massa e Jarno Trulli hanno espresso pieno sostegno a Patrese, mentre Gian Carlo Minardi ha ricordato come già negli anni ’90 si parlava di “proteggere i giovani piloti italiani”.

Anche dal mondo del tennis è arrivata una reazione inaspettata. Emma Raducanu ha repostato un estratto dell’intervista di Patrese con la didascalia: “Grazie per aver detto ciò che molti tacciono. Forza Kimi 💪”.

La storia di un campione italiano

Riccardo Patrese non è nuovo a battaglie del genere. Nella sua carriera ha vissuto in prima persona la crudeltà del circus: incidenti gravi, polemiche, la morte di amici come Senna e Ratzenberger. Proprio per questo la sua voce ha un peso diverso.

«Ho corso contro Prost, Senna, Mansell, Piquet», ha ricordato. «Erano altri tempi, ma la sostanza è la stessa: un pilota di 19 anni ha bisogno di protezione, non di esecuzione pubblica. Io ho vinto 6 Gran Premi e ho portato sul podio la bandiera italiana decine di volte. Oggi tocca a Kimi. Lasciamolo respirare».

Le tredici parole di Patrese (“Non si umilia un talento di 19 anni per salvare la reputazione di una scuderia”) rischiano di diventare un manifesto per una generazione di sportivi sempre più giovani e sempre più esposti.

La Formula 1 si trova davanti a un bivio: continuare a bruciare talenti sull’altare dello spettacolo e degli sponsor, oppure costruire un ecosistema che permetta ai ragazzi di sbagliare, imparare e diventare campioni senza perdere pezzi di sé lungo la strada.

Intanto, a Imola, Kimi Antonelli scenderà in pista con un casco speciale: sulla parte posteriore campeggia la scritta “Grazie Riccardo” in piccolo, visibile solo alle telecamere onboard.

Un piccolo gesto che dice tanto.

Il dibattito è appena iniziato. E, come spesso accade quando parla Riccardo Patrese, difficilmente si spegnerà presto.

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